Zucchero, miele e dolcificanti: sono la stessa cosa?

Quante volte capita di sentire “ho sostituito il miele con lo zucchero“, ” non uso lo zucchero ma il dolcificante” , ecco siamo sicuri siano scelte corrette e benefiche per il nostro corpo? Scopriamolo insieme:

Lo zucchero, meglio chiamarlo saccarosio è un disaccaride con le seguenti caratteristiche:

– è formato da una molecola di glucosio e una di fruttosio

– è un solido cristallino insapore

– non contiene acqua

– non contiene nutrienti

– 100g apportano 387 kcal

Per il miele si potrebbe dire l’esatto opposto:

– è anche lui un disaccaride formato da glucosio e fruttosio ma presenta un quantitativo molto più alto di fruttosio. Questa caratteristiche pone uno svantaggio e un vantaggio: il vantaggio è che avrà un potere più dolcificante dello zucchero pertanto è necessaria una quantità inferiore ma, in caso di patologie ( diabete, colesterolo, steatosi) l’eccessiva assunzione di fruttosio non è suggerita poiché altera molto l’equilibrio glicemico con conseguente sovraccarico epatico.

– può essere liquido o cristallino in relazione alla quantità di acqua presente

contiene micronutrienti sicuramente benefici per il nostro corpo, con azione antibatterica, lenitiva e antiinfiammatoria: enzimi, vitamine, minerali e proteine.

– Ha proprietà organolettiche in base alle diverse tipologie ed essere quindi associato ad alimenti differenti.

– 100g contengono 304 kcal.

Come possiamo notare da un punto di vista nutrizionale potrebbe risultare meglio il miele in quanto contiene nutrienti, da un punto di vista calorico sono quasi simili.

E da un punto di vista culinario? Si può sostituire il miele nelle ricette?

Vi chiedo se avete mai messo il miele nel caffè? O se avete mai sostituito la quota di zucchero con il miele in un dolce? O ancora se avete messo un cucchiaino di zucchero sul formaggio stagionato?

Gusti a parte, penso di no! Perché ogni ricetta va effettuata con i suoi ingredienti, un dolce con il miele al posto dello zucchero non verrà allo stesso modo perché il miele cambia completamente le proprietà organolettiche.

È quindi cosa fare? Usate lo zucchero dove vi pare nella quantità di riferimento per i vostri fabbisogni e lo stesso per il miele, senza pensare di mangiare qualcosa di più sano, sicuramente sarà qualcosa di più nutriente ma per la quantità da consumare quotidianamente l’apporto dei benefici è minimo.

È quindi via a miele e formaggi, yogurt con miele, pane con miele, con lo zucchero fate i dolci e se non volete apportare le quantità indicate dimezzate le dosi.

E i dolcificanti?

Ne esistono di chimici e naturali, tra i più conosciuti oltre all’aspartame, è possibile trovare Stevia ed eritrolo, di origine naturale, hanno un elevato potere dolcificante quasi 5 volte maggior rispetto allo zucchero, pertanto se ne può usare una minima parte, ma lasciano un retrogusto particolare.

I dolcificanti sono spesso privi di calorie ma contengono molti prodotti chimici che potrebbero gravemente influire sulla salute intestinale ( meteorismo, gonfiore, diarrea) soprattutto se di questi, se ne abusa.

Quindi come comportarci? Il giusto sta sempre nel mezzo, non dovete eccedere con il consumo di zucchero né di miele, poiché hanno lo stesso impatto calorico, gestirli in relazione a cosa mangiamo e sceglieerli in base a quale dei due si presta meglio !

Il professionista della nutrizione saprà indicarvi le giuste quantità da inserire e come gestirli in settimana.

Per i dolcificanti è consigliabile ridurne il consumo per evitare accumulo di conservanti e altro nemici della salute intestinale.

Quello che suggerisco sempre è questo: una volta compresi i propri fabbisogni e l’apporto di zuccheri giornalieri scegliete come gestirli, quale alimento più gradite, quale meno ad esempio:

Se il caffè lo gradisco con lo zucchero, è meglio usare un cucchiaino di zucchero e godersi il momento del caffè piuttosto che usare un dolcificante per ridurne l’apporto calorico e inficiarne anche il gusto. Nel corso della giornata anziché prendere uno yogurt alla frutta lo consumeremo bianco, in modo da bilanciare al meglio l’apporto di zuccheri giornalieri.

Al contrario se il caffè lo gradisco amaro, posso scegliere nella giornata di mangiare uno yogurt alla frutta perché lo yogurt bianco non è di mio gradimento.

In entrambi i modi ho assecondato i miei gusti e non mi sono privata del piacere e ho gestito correttamente la quota di zuccheri giornaliera.

E tu sei tipo da miele, zucchero o dolcificante?

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Quali sono gli alimenti da non somministrare durante lo svezzamento?

L’inizio dello svezzamento spesso è un momento dalle mille domande, quali alimenti utilizzare, come, quando e in che modalità ma è anche importante sapere quali sono gli alimenti da evitare assolutamente, sia per i valori nutrizionali non idonei e sia per la pericolosità che possono avere nell’ingestione.

I bambini hanno una conformazione della trachea incuneata rispetto agli adulti, dove appare come un vero e proprio cilindro, per questo è importante proporre alimenti giusti nella forma e consistenza per evitare che possano fermarsi e creare problemi.

Tra gli alimenti da evitare per durante lo svezzamento e fino ai due anni ritroviamo:

POP CORN: poiché posso restare attaccati al palato e causare difficoltà nella deglutizione, ma anche perchè il cuore centrale è duro e tondo e non può essere masticata da un bimbo in sezzamento.;

CARAMELLE GOMMOSE: anche queste per la loro consistenza scivolosa e forma tondeggiante risultano difficili da deglutire e possono essere causa di soffocamento;

CREME DI FRUTTA SECCA: risultando pastose e cremose restano attaccate al palato e creano l’effetto tappo, pertanto non è consigliabile offrirle con il cucchiaino ma si possono offrire spalmate sul pane oppure polverizzate completamente, in modo garantire anche un miglior assorbimento intestinale;

FUNGHI: I funghi contengono micotossine che possono risultare difficili da digerire. Considerando che lo stomaco del bambino si sta approcciando al consumo di nuovi alimenti è preferibile iniziare con alimenti semplici e di facile digestione;

MIELE: Il miele, così come altre conserve fatte in casa, se non conservato e trasformato correttamente può contenere traccia di botulino e quindi essere potenzialmente pericoloso;

MOLLUSCHI E CROSTACEI: Sono animali filtratori e di fondo pertanto i loro tessuti risultano intrisi di sostanza di rifiuto e di scarto con potenziale altamente infiammatorio;

ZUCCHERO E SALE: Come sempre e da anni indicato dalle linee guida di sana alimentazione, lo zucchero non dovrebbe essere introdotto prima dei due anni di età. Sresso vale per il sale poiché gli alimenti offerti durante lo svezzamento hanno già un quantitativo di sale idoneo ai loro fabbisogni;

LATTE: Il latte vaccino non va somministrato prima dei 12 mesi per l’elevato apporto proteico rispetto ai fabbisogni del bambino, puoi leggere questo articolo per approfondire meglio l’argomento: “Latte di crescita o latte vaccino, come scegliere?”

Se vuoi conoscere ulteriori informazioni sulle scelte alimentari da effettuare durante lo svezzamento e la prima infanzia puoi acquistare e richiedere le registrazioni del corso online: Svezzamento e prima infanzia, cosa mettere nel carrello della spesa ( parte 1 e parte 2).

Clicca qui per essere indirizzato alla sezione dei corsi online.

E ricorda che le scelte alimentari adottate in questo periodo della vita hanno un impatto notevole sia sulla costruzione del comportamento alimentare del bambino e sia sulle sue scelte in età adolescenziale.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Il Meal Prep: L’arte di organizzare i pasti

L’inizio di un percorso nutrizionale è spesso caratterizzato dall‘introduzione di nuove abitudini alimentari, sicuramente diverse da quelle precedenti e per far sì che il percorso abbia successo è necessario far sì che l‘alimentazione ricopra un ruolo leggermente maggiore, nella gestione della vita quotidiana. Un valido punto di partenza può essere il Meal Prep, ovvero l’organizzazione dei pasti settimali, che siano essi siano o personali, vediamo insieme come.

Lista della spesa: fissa e variabile

Come prima cosa stilare una lista della spesa, organizzandola per pasti (cosa serve per la colazione?, cosa serve per pranzo e cena?) e inserendo gli alimenti fissi che non dovranno mai mancare (yogurt, latte, cereali, carne, pesce, legumi ecc) . In relazione poi alla stagionalità andremo poi ad acquistare frutta e verdure fresche. Se la spesa viene fatta per tutta la famiglia è utile chiedere il parere di tutti i membri per assecondare tutti i gusti. Compilata la lista è utile anche stabilire un giorno della settimana dedicato alla spesa e il momento della giornata (all’uscita dal lavoro, prima di andare in palestra, prima azione del mattino, prima di prendere i bambini a scuola ecc)

Ordine nella dispensa

Di ritorno a casa, è importante avere una dispensa ordinata, in modo da reperire facilmente ogni singolo alimento e rendersi subito conto di quando qualcosa sta per terminare (l’annoteremo subito nella lista della spesa). Per avere una dispensa ordinata è utile trasferire gli alimenti in specifici contenitori, riportando un etichetta con la data di scadenza. Gli alimenti possono essere conservati in specifici contentori per alimenti (cereali per la prima colazione, riso, pasta) o in barattoli di vetro/ermetici (semi oleaginosi, frutta secca, cioccolato ecc). Tutto questo ci permetterà di avere sott’occhio la situazione degli alimenti in dispensa, senza il disordine e la confusione che possono creare scatole, buste e confezioni mezze aperte, oltre a proteggere gli alimenti da qualsiasi contaminazione di insetti.

Organizzazione menu settimanale

Una volta assicurata la presenza degli alimenti è necessario costruire il proprio menu settimanale, questo sarà diverso in relazione alla tipologia di vita che ognuno conduce (gestione della famiglia, pranzi fuori, pranzi a lavoro, pranzi in mensa e cena a casa) per questo è necessario osservare la quotidianità di ogni giorno per poter capire cosa è più comodo (es. lunedì pranzo a lavoro: cosa è utile portare? martedì pranzo a casa con i bambini: cosa possiamo mangiare tutti insieme?)

Nell’elaborazione di questo menu ognuno mangerà in relazione ai propri fabbisogni calorici, ed esigenze fisio-patologiche (celiachia, malattie autoimmuni, intolleranze ecc), adattando quando possibile le scelte comuni. L’importante è prestare attenzione alla giusta frequenza e rotazione delle fonti proteiche tra adulti e bambini. In questo caso il supporto del professionista è necessario per ricevere le specifiche indicazioni di base su come impostare il menu e imparare di conseguenza a gestirlo in autonomia. Nel webinar dedicato verrà spiegato come costruire il menu settimanale.

Prepazione pasti

Nella preparazione dei pasti, l’obiettivo è quello di anticipare la cottura di alcune pietanze, in modo da trovarle già disponibili del tutto o in parte al momento dell’utilizzo. E’ possibile pertanto preparare alimenti base: sughi, pesto di basilico o di rucola, verdure sbollentate, riso o cereali, conservando correttamente gli alimenti già preparati sarà poi necessario solamente assemblare il piatto desiderato (riso con con pesto e grana, cereali con sugo di carne, riso con verdure e legumi dalla dispensa). In alternativa è possibile preparare pasti completi e già assemblati come ad esempio polpette di verdure e tonno, sformati di verdure con formaggio e patate o torte salte con ricotta e spinaci. Anche in questo caso è utile stabilire un giorno in cui si anticipa la cottura degli alimenti, per la preparazione di un numero definito di pasti (3-4) in relazione all’esigenza manifesta.

E’ importante assicurarsi la presenza della giusta attrezzatura, quali mixer, coltelli, tagliere e vaporiera e di assicurarsi la corretta conservazione degli alimenti in contenitori, frigo o altro.

Quesi argomenti verranno trattati nel prossimo articolo e per darti idee e iniziare a gestire la tua organizzazione dei pasti ho pensato di lasciarti un ricettario basato sul Meal Prep:

Nel mese corrente è in programma un webinar online dedicato al Meal Prep dove verrano approfonditi gli argomenti trattati:

Clicca qui per effettare l’iscrizione o ricevere, dopo la data prevista, la registrazione del webinar.

A cura della dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Il primo trimestre di gravidanza: quali attenzioni nutrizionali sono fondamentali?

La gravidanza è un periodo molto importante per la vita di una donna e l’aspetto nutrizionale gioca un ruolo fondamentale, non solo nell’attenzione all’incremento di peso ma anche alle scelte e alla qualità nutrizionale.


Per praticità si divide la gravidanza in tre trimestri ognuno dei quali porta con sé specifiche richieste nutrizionali e fabbisogni crescenti.


In questo articolo ci occuperemo delle necessità legate ai macro e micronutrienti necessari nel primo trimestre.

Per quanto riguarda il fabbisogno calorico, durante i primi mesi, non vi è necessità di aumentarle; poiché l’apporto fornito è sufficiente per gestire i processi in corso. L’incremento ponderale di peso nel primo trimestre è dovuto principalmente alla crescita dell’utero e all’aumento del volume di sangue. Insieme questi due fattori rappresentano circa 2 chili di aumento ponderale.

In termini nutrizionali invece il primo trimestre è di fondamentale importanza.

La quota proteica giornaliera va adattata in ogni trimestre in relazione anche alla composizione corporea di ogni futura mamma, a differenza della quota di carboidrati e lipidi ( soprattutto per i carboidrati bisogna garantirne un apporto minimo) che restano invariati durante il corso della gravidanza, salvo casi patologici (diabete gestazionale, ipoglicemia reattiva) dove è necessario apportare modifiche. Infatti, la necessità di proteine da parte del feto serve a garantire le continue replicazioni cellulari che avvengono di giorno in giorno.

Fondamentale, più di ogni altro micronutriente, in questa prima fase è l’assunzione di acido folico. I folati contribuiscono proprio alla sintesi e alla riparazione del DNA, oltre ad aiutare il corpo a produrre globuli rossi sani. Infatti, la sua assunzione serve a ridurre il rischio dell’insorgenza di difetti nella chiusura del tubo neurale ( spina bifida o palatoschisi).
In realtà, lo sviluppo delle strutture embrionali che poi porteranno alla formazione di midollo spinale e cervello si completa circa 28 giorni dopo il concepimento, periodo in cui spesso la donna non è neanche a conoscenza della gravidanza. Per questo motivo la supplementazione di acido folico è consigliata preventivamente a tutte le donne che cercano una gravidanza o che si trovano in età fertile.

A questa vanno aggiunte tutte le vitamine del gruppo B in particolare la B12 sempre implicata nelle replicazioni cellulari, la vitamina A, ecc

Altri nutrienti fondamentali da garantire sono gli acidi grassi della serie omega-3, fondamentali per garantire la corretta maturazione cerebrale e della retina e ridurre il rischio di depressione post-partum in gravidanza.

Tutte queste attenzioni sono fondamentali poiché nel primo trimestre avviene il FETAL PROGRAMMING, ovvero il feto programma la formazione dei suoi organi e tessuti, il loro funzionamento ed il suo metabolismo in base alle informazioni che riceve dalla placenta e quindi dall’alimentazione materna, essendo la placenta l’organo deputato al trasferimento dei nutrienti dalla mamma al feto.
Nel momento in cui la mamma non ha una corretta alimentazione, secondo l’ipotesi di Barker, il feto riceve un ridotto apporto di nutrienti e tende a deviarli a favore del cervello (in quanto organo più importante) a scapito di altri organi e del cuore. Questo difetto di nutrienti può causare effetti a lungo termine su una funzione o struttura dell’organismo poichè ogni singola cellula del nascituro porterà memoria dell’insulto vissuto.

Il fetal programming e la crescita fetale continuano anche nel secondo e terzo trimestre per questo motivo è fondamentale valutare le proprie abitudini alimentari e nel caso in cui non siano tali da supportare tutti i meccanismi di crescita sarebbe utile rivolgersi ad un professionista per costruire insieme un percorso nutrizionale specifico alle proprie esigenze e adattabile al proprio stile vita per ogni trimestre.

Nella sezione Cuore di mamma, trovi le specifiche di ogni servizio che puoi richiedere.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con la dott.ssa Sara Falcone.

Quanto hai “sgarrato” in questa estate?

Aperitivi, amici, uscite, gelati, sorrisi…

Quanto costano ora quei sorrisi? Io li vedo nella foto, come segno di spensieratezza, di libertà, di gioia e quei sorrisi altro non sono che il motore di ogni percorso nutrizionale di successo.

Quel sorriso deve essere la consapevolezza che sei tu a gestire il tuo percorso nutrizionale e non il contrario. Siamo nati liberi, non schiavi del cibo. Il cibo deve essere libertà.

Ecco, se prendo il dizionario alla voce sgarro compare: errore, mancanza, sbaglio.

Di cosa mancheremo? Di quale errore parliamo? Di quale mancanza?

Continuo a leggere alla voce sgarro: “trascuratezza nell’osservanza di un dovere

Mmmm… dovere vs libertà. Mi sembra un ossimoro. All’alimentazione non può essere associata la parola dovere o quantomeno è nostro dovere preoccuparci di mantenere un corretto stato di salute ma non è un dovere seguire pedissequamente un’indicazione nutrizionale.

Infatti, è dimostrato che la flessibilità nelle scelte alimentari (dove siamo noi a scegliere e decidere quando e cosa mangiare) è associata ad un alto tasso di successo, al contrario, ingabbiarsi in regole rigide per settimane, limitandosi la qualunque per potersi concedere la giornata di sgarro è associata al fallimento.

Sì, è proprio così. La “giornata sgarro” è un concetto ampiamente superato, poichè racchiude il percorso nutrizionale nel raggiungimento, senza consapevolezza di quel momento, a cui seguirà, dal giorno seguente, il senso di colpa, e la rigidità nelle proprie scelte alimentari. E così, fino allo stremo.

Pizze, patatine, dolci, gelati, aperitivi, snack, merendine, sushi ecc, sono loro i “protagonisti dello sgarro“, alcune volte identificati come fear food, altre come comfort food, in relazione al soggetto e al suo utilizzo e gestione. Ma, se invece di considerarli “proibitivi”, “desiderosi”, “da paura”, li consideriamo come alimenti o ad alta densità calorica o nutrizionalmente sbilanciati, per cui non è consigliabile consumarli tutti i giorni ma 1-2 volte a settimana non sarebbe una visione più libera?

Se ho voglia di mangiare la pizza il giovedì, perchè dovrei attendere il sabato “giornata di sgarro”? , essere liberi di scegliere quando consumare un alimento, garantisce una serenità mentale al contrario dell’obbligo della scelta o della programmazione di quando e come consumare un alimento.

Sicuramente l’estate non pemette di consumare questi alimenti 1-2 volte, potranno essere state 4-5-6 volte, ma che sapore avevano quei sorrisi? Tra 10 anni cosa ricorderai? Che il giorno X hai sgarrato o che il giorno X insieme ai tuoi amici o famigliari eri felice e pieno di sorrisi?

Ricorda che nella settimana effettuiamo circa 28 pasti, hai due opzioni:

  • se hai effettuato 4-5-6 pasti non perfettamente bilanciati e nei restanti giorni hai gestito la tua alimentazione in relazione alle sane abitudini alimentari, la sensazione che potrai ora sentire è quella di gonfiore o pensantezza, ma non ti preoccupare. Ritorna, gradualmente a consumare questi alimenti nelle loro frequenze indicate, consuma frutta e verdura ( per l’apporto di potassio), bevi acqua e muoviti! Vedrai che in poco tempo tutto ritornerà come prima.
  • se hai effettuato 4-5-6- pasti non perfettamente bilanciati e al 5° hai pensato “ho già sgarrato 5 volte che senso ha continuare, lascio perdere tutte le indicazioni nutrizionali e torno alle mie abitudini” , ecco hai commesso un errore. Sì, perchè non avevi nulla a tuo supporto, ricorda che non è un pasto o quattro pasti a mandare in aria dei risultati ma ben altro! E anche se in minima parte, supportare con alcune indicazioni (es, solo la colazione, solo la cena) una giornata alimentare, nonostante i 4-5-6 pasti sbilanciati, è un gran ben lavoro!

Ma non preoccuparti, il momento della presa di consapevolezza, prima o poi, arriva per tutti. Potevi ritrovarti in un momento poco ideale, potevi non aver ancora maturato la vera motivazione per gestire il cambiamento delle abitudini alimentari e potresti aver nel frattempo compreso la necessità di migliorarle e il perchè non solo per tutti i benefici da un punto di vista nutrizionale a supporto dello stato di salute, ma anche emotivamente, considerando adesso non la cultura dello sgarro ma quella dei sorrisi !

A cura della dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Allattamento in corso: come gestire l’alimentazione?

È vero che bisogna prestare attenzione alla propria alimentazione durante l’allattamento?

È vero che alcuni alimenti non possono essere consumati?

E con i cibi definiti allergizzanti come ci si deve comportare?

Queste sono solo alcune delle domande più frequenti che vengono fatte dalle mamme in corso di allattamento e nel corso di questo articolo cercheremo di rispondere.

Iniziamo dal tipo di alimentazione. Non c’è nessuna dieta particolare da dover seguire, è fondamentale garantirsi un’alimentazione sana, varia ed equilibrata, ricca di alimenti di origine vegetale come legumi, frutta e verdura e fonti proteiche sia vegetali che animali.

Particolare attenzione va posta al fabbisogno energetico, di omega-3 e di acqua.

La nutrice in questa fase richiede un incremento di circa 500Kcal rispetto al suo fabbisogno abituale, la maggior parte di queste calorie verranno date dalle riserve energetiche messe da parte durante la gravidanza. Pertanto insieme al professionista è necessario valutare la corretta ripartizione dei pasti giornalieri, anche in relazione al numero e alla tipologia di poppate effettuate dal neonato (soprattutto in caso di capogiri al termine) per poter costruire un piano nutrizionale specifico ai propri fabbisogni. La quota di omega-3 è da garantirsi, poiché sostiene la mamma a livello emotivo, riducendo il rischio di depressione post-partum e garantisce al bambino il continuum della maturazione del sistema nervoso. Tra i principali alimenti è bene consumare, sgombro, salmone, alici, tonno, olio EVO, noci, mandorle e semi oleaginosi.

Per quanto riguarda l’acqua è opportuno incrementare, rispetto al normale apporto, circa 700 ml per garantire il corretto sostentamento del corpo materno al processo fisiologico dell’allattamento.

Per quanto riguarda, invece, i cibi sconsigliati, non esistono. Possiamo, però, parlare di cibo con sapori molto forti (broccoli, cavoli, aglio, cipolla, spezie, verza, asparagi) che possono interferire con il sapore del latte. In questo caso non bisogna eliminarli totalmente dalla propria alimentazione, è possibile assumerli singolarmente e valutare la risposta del bambino, qualora dovesse manifestare dissensi o condurre le poppate diversamente (lamenti, insoddisfaizone ecc), ridurre o eliminare l’alimento dalla propria alimentazione.

Questo processo, al contrario di quanto si pensa, è molto importante perché aiuta il bambino ad entrare a contatto con nuovi sapori, verso i quali comincia ad abituarsi e gli permetteranno di riconoscerli durante la fase dello svezzamento. Al contrario, nel momento in cui sia durante la gravidanza che durante l’allattamento il bambino non è mai stato esposto a determinati sapori, è alta la probabilità del rifiuto durante lo svezzamento.

E per i cibi allergizzanti? In questo caso parliamo di uova, frutta secca, latte, pesce… anche in questo caso non ci sono evidenze scientifiche per eliminarli dall’alimentazione della mamma; anzi, è raccomandato assumerli in modo da aiutare il bambino a sviluppare una tolleranza verso quell’alimento.

Gli unici NO, da cui non si transige sono l’abuso di caffeina e di alcol. L’alcol è capace di passare completamente dal sangue della madre al latte, e il neonato non avendo ancora completato a pieno la maturazione della funzionalità epatica, andrà in contro a seri danni, dunque è bene evitare. Per quanto riguarda il caffè sono consigliate non più di due tazzine al giorno e possibilmente lontano dalle poppate.

Per avere un quadro completo, in relazione al proprio stato nutrizionale e fisiologico e alle richieste del bambino, è bene rivolgersi al nutrizionista per costruire insieme un piano nutrizionale ideale, in modo da poter aver il pieno controllo della gestione alimentare tale da non aggravarsi sulla gestione di un momento tanto bello ma tanto faticoso e dispendioso, dove il supporto nella gestione familiare è di fondamentale importanza.

A cura della dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con la dott.ssa Sara Falcone

Estate: anche la “dieta” va in vacanza?

È luogo comune che arrivata l’estate, si sospende la “dieta” e a settembre si ricomincia ma, con qualche difficoltà…

Capiamo insieme questo comportamento e pensieri che ne seguono cosa hanno di giusto e/o sbagliato.

L’estate si sa, è caratterizzata da più feste, da più uscite, dalle vacanze che prevedono una pausa dalla routine lavorativa e quotidiana. In questo contesto è facile mangiare qualcosa in più e con più frequenza e, in alcuni casi, questo può portare al pensiero: ” ieri ho mangiato di più, oggi anche, la settimana prossima avrò un matrimonio, poi devo andare in vacanza, quasi sospendo la dieta

La “dieta” intesa come un momento limitato di tempo in cui si cambiano le proprie abitudini alimentari comporta questo atteggiamento.

Al contrario la ” dieta” intesa come stile di vita, volto alla salvaguardia e al mantenimento di uno stato di salute ottimale, è duratura nel tempo poiché prevede un graduale cambiamento delle proprie abitudini alimentari tali da diventare parte della quotidianità.

Tutto questo è possibile grazie ad un costante aumento della propria consapevolezza alimentare e di quanto questa possa recarci benefici fisici, emotivi e salutari.

Pertanto qualsiasi azione esterna possa minare l’equilibrio quotidiano ( la vacanza, il matrimonio, il Natale, il pranzo in famiglia) la consapevolezza maturata e l’educazione alimentare acquisita fino a quel momento saranno capaci di guidare le nostre scelte alimentari senza rinunce, senza sensi di colpa e senza la teoria “abbandono e poi riprendo

Rendere “la dieta” un’abitudine richiede sicuramente tempo, impegno e motivazione ma una volta conquistati siete voi ad avere le redini delle scelte alimentari, cosa che non accade nella dieta “abbandono e poi riprendo a settembre” , in questo caso è l’alimentazione a gestire le vostre scelte, non voi. Pertanto è utile chiedersi: perché accade? Cosa c’è da migliorare nelle propria gestione alimentare? e farsi supportare di conseguenza da un professionista.

Ogni mattina indossate una maglia, vi lavate, mettete le scarpe e questo ogni settimana e ogni mese dell’anno perché è una vostra abitudine, lo stesso meccanismo deve avvenire, nel tempo con le scelte e l’organizzazione alimentare.

In questo tempo, in queste abitudini e in questa consapevolezza si impareranno anche a gestire determinati alimenti e momenti di convivialità.

Sì, perché il cibo oltre a garantire nutrimento è anche convivialità e questo ruolo non gli va tolto.

E quindi cosa devo fare?

Rifletti, quale delle due modalità senti a te più vicina?

“Lascio e poi riprendo a settembre?” bisogna lavorare ancora un po’ sulla motivazione che ti spinge ad intraprendere un cambiamento delle tue abitudini alimentari, su quanto hai lavorato sulla consapevolezza alimentare fino ad ora e sopratutto quanto ti senti padrona delle scelte alimentari che quotidianamente fai?

“La dieta è il mio stile di vita” sei tu a gestire le tue scelte alimentari pertanto nulla ti spaventa, la vacanza, il pranzo in famiglia, la gita al lago, il matrimonio del fratello, le uscite con gli amici, qualsiasi sia il contesto, le sane abitudini alimentari fanno parte della tua quotidianità e sei pienamente capace di gestirle in qualsiasi contesto.

L’alimentazione è in grado di influenzare diversi aspetti dallo stato di salute allo stato emotivo, dall’accettazione del corpo alla piena spensieratezza nelle scelte, è pertanto fondamentale instaurare nei suoi confronti un comportamento sano, sereno e consapevole.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Bambini in spiaggia: ecco 6 idee spuntini da portare con voi!

Si avvicina il periodo più atteso dell’anno, le vacanze estive!

Come tutte le famiglie, dopo un anno di corse e orari da rispettare tra lavoro, scuola, piscina, calcio e danza, il tanto atteso relax dei genitori, in alcuni casi, può essere minato dal pensiero “cosa devo preparare per i miei figli?”.

Questo pensiero accade soprattutto quando si va in spiaggia e ci si rimane tutta la giornata dove si alterneranno richieste, seguite da pianti, se non accontentate, ‘’mamma ho fame’’, ‘’mamma voglio il gelato’’, ‘’papà mi compri le patatine’’, ‘’nonna ho sete, voglio la coca-cola’’… e alle volte, pur di evitare lamenti, si cederà all’acquisto.

Un gelato o un tè sicuramente faranno parte di questi giorni, ma l’educazione alimentare ci insegna che l’alimetazione in età pediatrica, soprattutto fino ai due anni, fa da impronta a quello che sarà il comportamento alimentare in età adulta pertanto è importante fin da ora educare se stessi e di conseguenza i propri figli che grazie a piccoli accorgimenti e attenzioni, collaborazione e pazienza è possibile portare in spiaggia delle merende sane, nutrienti e gustose, perché ricordiamo: le sane abitudini alimentari non vanno mai in vacanza!  

Tutto questo è possibile!  Basta affidarsi ad una sola cosa: L’ORGANIZZAZIONE.

I bimbi hanno un metabolismo molto veloce, ancora di più d’estate tra bagni, giochi sulla spiaggia e passeggiate, per questo è importante fornire loro tutti i macronutrienti e micronutrienti necessari. Lo spuntino della mattina, così come la merenda del pomeriggio sono fondamentali affinché i bimbi possano fare il pieno di energia.

Particolare attenzione merita la varietà degli alimenti proposti; è bene alternare merende salate a quelle dolci, in quanto le prime saranno più ricche di proteine e fibre, mentre le seconde (non eccessivamente ricche di zuccheri semplici) apporteranno carboidrati complessi, vitamine, minerali e fibre.

Per evitare stress, scegliete snack semplici e veloci, che non prevedano l’utilizzo di posate e che non sporchino. Importante: munitevi di una bella borsa frigo e di contentitori colorati, ognuno per ogni bambino!

Un aspetto importante è quello di renderli partecipi sia nella scelta che nella preparazione chiedendo loro al mattino cosa preferiscono per lo spuntino/merenda tra una varietà di idee e invitandoli a scegliere quale frutta, in quale contenitore ecc. In questo modo il bambino comincerà a capire che anche le sue decisioni hanno un peso.

Condividete tutti insieme il momento degli spuntini o quantomeno, voi genitori cercate di essere partecipi: ” è buono?”, ” ne faresti assaggiare un pò anche a me?” , ” domani lo riportiamo o preferisci cambiare?”. In questo modo si rafforzano ancora di più le decisioni e il peso delle scelte effettuate.

Ecco per voi 5 idee simpatiche di spuntini da portare con voi:

  1. Spiedini di frutta. Potete arricchirli anche aggiungendo, oltre alla frutta, pezzetti di formaggio o prosciutto crudo
  2. Ghiaccioli di frutta: vi basterà frullare dello yogurt bianco intero con la frutta fresca che più preferite
  3. Stick di verdure o frutta con frutta secca: (tagliate a julienne carote e mela con noci, pera e finocchi con mandorle, melone e zucchine con anacardi)
  4. Muffin (dolci o salati) preparati in casa: (vedi link ricetta)
  5. Snack di parmigiano con olive
  6. Barrette di cereali, cioccolato fondente e frutta secca (preparate a casa): vi basterò sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente e aggiungere cereali e granella di frutta secca
  7. Ovviamente, ogni tanto un bel gelato o snack del bar!

Alternandoli nella settimana, tra mattino e pomeriggio è possibile garantire varietà ed equilibrio

Idea di muffin da preparare: MUFFIN AI FRUTTI ROSSI

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Estate: tra gelati, aperitivi e salto dei pasti

Siamo in piena estate, e come per altri periodi feriali ( pasqua, natale ecc) aumentano le occasioni conviviali, una giornata al mare e un gelato, una passeggiata e un aperitivo, pasti fuori, pasti in albergo e così via.

Sorgono quindi le prime domande:

“Come mi comporto in vacanza se sto seguendo la dieta?

La risposta dipende da due fattori:

Da quanto tempo avete cambiato le vostre abitudini alimentari e dalla motivazione che avete nel condurre il vostro percorso nutrizionale.

Più è lungo il tempo entro cui avete lavorato sulle nuove abitudini alimentari più consapevolezza avrete maturato nella loro gestione, fanno parte della vostra quotidianità e tranquillamente riuscite a gestire i pasti fuori senza troppe ansie. Questo ha alimentato la vostra motivazione giorno dopo giorno tale da avervi fatto acquisire consapevolezza e sicurezza nelle scelte quotidiane.

Se il tempo è limitato ( 1-2 mesi ) non fatevi prendere dalla cultura malata dello “sgarro” ossia “sono in vacanza ho mangiato male ” ho sgarrato” per due giorni ormai continuo così , addio tutto!”. Su questo argomento vi farò un articolo dedicato. In 1-2 mesi non è possibile instaurare al 100% delle nuove abitudini pertanto è normale che ci sarà qualche giornata più carica di altre e qualche giornata organizzata in maniera differente.

Dovete sempre avere ben chiaro il vostro obiettivo, il perché di quello che state facendo, quali sono i benefici che vi può apportare nel lungo tempo e a fine giornata concedetevi 5 minuti di gratitudine, come ad esempio essere felici della gestione giornaliera del pasto ( scelte alimentari, orari, qualità ecc ) . Vedrete che il giorno dopo comincerà con una marcia in più !

” Se mangio un gelato devo saltare la cena? “

Il gelato, così come altri alimenti del suo genere, i “fear food”, è in grado di generare meccanismi di compensazione perché ritenuto calorico, grasso e ricco di zuccheri e pertanto ci meritiamo un bel digiuno dopo averlo mangiato?

No, non è una saggia scelta, sicuramente il gelato apporta principalmente zuccheri semplici, grassi saturi e una minima quota proteica risultando nutrizionalmente sbilanciato e questo comporta la necessità o il bisogno di dover continuamente piluccare cibo durante la giornata. A parità di calorie è preferibile consumare un pasto vero, ricco di nutrienti essenziali, che non ci darà la continua sensazione di fame discussa prima e successivamente consumare il gelato nel pomeriggio al posto della merenda classica. Se a cena c’è la sensazione di fame, è un segnale va ascoltata.

“Posso mangiare un gelato? Se sì quale? ”

Non esiste il gelato da mangiare e uno da non mangiare, tutti i gelati possono essere consumati, tranne nei casi di grave allergia ad uno dei componenti e tenendo conto delle frequenze settimanali in relazione ai vostri singoli fabbisogni ed eventuali patologie presenti.

Scegliete il gusto che più vi soddisfa in quel momento, sedetevi e gustatelo con amore verso voi stessi. Non ci sará una colpa, non ci sarà una punizione dopo ma solo una grande soddisfazione nell’essere stati in grado e capaci di gestire un alimento nutrizionalmente non bilanciato, capace di generare meccanismi di compensazione come visto prima.

” Come posso gestire gli aperitivi?”

L’aperitivo così come il gelato può essere, in alcuni casi, non bilanciato nutrizionalmente, avremo sicuramente una quota alcolica, una quota di grassi e una quota di carboidrati. La domanda che possiamo fare a noi stessi è: “quante volte nella settimana ho consumato un aperitivo o altri pasti simili?”

Se la risposta è 1-2 nelle quali ho gustato con serenità e consapevolezza l’aperitivo e nei restanti pasti e giorni non ho attuato meccanismi di compensazione posso guastarmi l’aperitivo, ho consapevolezza delle mie scelte.

Se la risposta è 3-4 dove ho mangiato tutto quello che c’era perché ” vabbè ormai ho sgarrato, continuo a farlo” è necessario lavorare sulla comprensione del momento e sui comportamenti che adottate in quel contesto.

Per concludere, l’obiettivo di un percorso nutrizionale, che comprenda o meno una fase di dimagrimento/ mantenimento, è quello di educare ognuno di voi verso una corretta gestione del cibo , senza troppi se e troppi ma , guidati dalla motivazione, sarete in grado di condurre con eccellenza e conquistare in tutta serenità il vostro percorso di consapevolezza alimentare!

Ora che dite? Lo mangiamo un bel gelato? Quante volte a settimana consumi gelati e/o aperitivi?

Ti aspetto nei commenti in basso se hai necessità di chiarimenti!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Svezzamento e prima infanzia, cosa mettere nel carrello della spesa?

Eccolo finalmente un articolo dedicato alla vostra spesa, all’inizio dello svezzamento in particolare ma anche dopo resta sempre il problema “cosa compro?” a cui seguono tante domande “sarà giusto questo prodotto?” “Sarà sufficiente?” ” Chissà quale acqua potrò dare a mio figlio?”

In questo articolo vi darò alcune indicazioni di base ma vi invito a seguire il webinar online o richiedere la registrazione per avere tutte le informazioni complete. È stato un lungo lavoro di ricerca per semplificare al meglio le vostre scelte quotidiane.

Pertanto questa volta potrebbe essere utile seguire il nostro incontro munite di carta e penna, non perdete nessuna delle tante preziose informazioni!

Cominciamo:

Pasta e pappette: il vostro bambino potrà mangiare tranquillamente la vostra pasta, se preparata senza sale e offerta nella giusta modalità ( basterà prestare attenzione ad alcune tipologie di pasta) oppure potete proporre le pappette, farine di cereali pronte all’uso da condire, comprate solo una confezione, fate provare e poi comprate il resto non è detto che sia di gradimento per il vostro bambino.

Legumi, sì fin dall’inizio dello svezzamento potete già offrire in piccole quantità i legumi ai vostri bambini purché siano decorticati ovvero privi di buccia, contentente anti – nutrienti. In commercio troverete, piselli, ceci e fave, sarà vostra premura offrirli al bambino, in relazione alla sua età nella modalità a lui più comoda da gestire (crema, vellutata, schiacciati con la forchetta)

Frutta fresca, è uno tra i primi alimenti consigliati! Molte volte mi chiedono ” ho iniziato lo svezzamento con l’omogeneizzato di mela, a luglio” , ecco se a luglio abbiamo la possibilità di avere tantissima frutta fresca di stagione perché offrire un alimento fuori stagione? In casa se avete la possibilità di avere frutta fresca preferitela e utilizzate gli omogeneizzati per uno spuntino fuori casa!

Verdure fresche, in questo caso piuttosto che l’omogenizzato di verdure preferite a gonfie vele le verdure fresche e di stagione, iniziate con quelle a basso contenuto di fibra per non riempire velocemente lo stomaco del vostro bambino. Con le verdure potete realizzare tantissime preparazione: brodi, creme, vellutate, dadi, sughi pronti e alcune preparazione possono esservi utili in casi di emergenza!

Olio EVO, questo non può e non deve mancare per i condimenti delle pappe e se avete la possibilità di acquistare un olio a Km 0, concedetevi questo acquisto, conservatelo come l’oro e approfittate per nutrire il vostro bambino con nutrienti preziosi.

Queste e tante altre informazioni verranno fornite nel webinar in diretta, se non sei riuscita a seguire richiedi la registrazione inviando una mail dalla sezione contatti.

Non perdete questa occasione, l’ho pensata e realizzata per semplificare le tue scelte e permetterti di approcciarti allo svezzamento con una consapevolezza diversa e corretta in relazione all’utilizzo di determinati alimenti!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello