Estate: anche la “dieta” va in vacanza?

È luogo comune che arrivata l’estate, si sospende la “dieta” e a settembre si ricomincia ma, con qualche difficoltà…

Capiamo insieme questo comportamento e pensieri che ne seguono cosa hanno di giusto e/o sbagliato.

L’estate si sa, è caratterizzata da più feste, da più uscite, dalle vacanze che prevedono una pausa dalla routine lavorativa e quotidiana. In questo contesto è facile mangiare qualcosa in più e con più frequenza e, in alcuni casi, questo può portare al pensiero: ” ieri ho mangiato di più, oggi anche, la settimana prossima avrò un matrimonio, poi devo andare in vacanza, quasi sospendo la dieta

La “dieta” intesa come un momento limitato di tempo in cui si cambiano le proprie abitudini alimentari comporta questo atteggiamento.

Al contrario la ” dieta” intesa come stile di vita, volto alla salvaguardia e al mantenimento di uno stato di salute ottimale, è duratura nel tempo poiché prevede un graduale cambiamento delle proprie abitudini alimentari tali da diventare parte della quotidianità.

Tutto questo è possibile grazie ad un costante aumento della propria consapevolezza alimentare e di quanto questa possa recarci benefici fisici, emotivi e salutari.

Pertanto qualsiasi azione esterna possa minare l’equilibrio quotidiano ( la vacanza, il matrimonio, il Natale, il pranzo in famiglia) la consapevolezza maturata e l’educazione alimentare acquisita fino a quel momento saranno capaci di guidare le nostre scelte alimentari senza rinunce, senza sensi di colpa e senza la teoria “abbandono e poi riprendo

Rendere “la dieta” un’abitudine richiede sicuramente tempo, impegno e motivazione ma una volta conquistati siete voi ad avere le redini delle scelte alimentari, cosa che non accade nella dieta “abbandono e poi riprendo a settembre” , in questo caso è l’alimentazione a gestire le vostre scelte, non voi. Pertanto è utile chiedersi: perché accade? Cosa c’è da migliorare nelle propria gestione alimentare? e farsi supportare di conseguenza da un professionista.

Ogni mattina indossate una maglia, vi lavate, mettete le scarpe e questo ogni settimana e ogni mese dell’anno perché è una vostra abitudine, lo stesso meccanismo deve avvenire, nel tempo con le scelte e l’organizzazione alimentare.

In questo tempo, in queste abitudini e in questa consapevolezza si impareranno anche a gestire determinati alimenti e momenti di convivialità.

Sì, perché il cibo oltre a garantire nutrimento è anche convivialità e questo ruolo non gli va tolto.

E quindi cosa devo fare?

Rifletti, quale delle due modalità senti a te più vicina?

“Lascio e poi riprendo a settembre?” bisogna lavorare ancora un po’ sulla motivazione che ti spinge ad intraprendere un cambiamento delle tue abitudini alimentari, su quanto hai lavorato sulla consapevolezza alimentare fino ad ora e sopratutto quanto ti senti padrona delle scelte alimentari che quotidianamente fai?

“La dieta è il mio stile di vita” sei tu a gestire le tue scelte alimentari pertanto nulla ti spaventa, la vacanza, il pranzo in famiglia, la gita al lago, il matrimonio del fratello, le uscite con gli amici, qualsiasi sia il contesto, le sane abitudini alimentari fanno parte della tua quotidianità e sei pienamente capace di gestirle in qualsiasi contesto.

L’alimentazione è in grado di influenzare diversi aspetti dallo stato di salute allo stato emotivo, dall’accettazione del corpo alla piena spensieratezza nelle scelte, è pertanto fondamentale instaurare nei suoi confronti un comportamento sano, sereno e consapevole.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Bambini in spiaggia: ecco 6 idee spuntini da portare con voi!

Si avvicina il periodo più atteso dell’anno, le vacanze estive!

Come tutte le famiglie, dopo un anno di corse e orari da rispettare tra lavoro, scuola, piscina, calcio e danza, il tanto atteso relax dei genitori, in alcuni casi, può essere minato dal pensiero “cosa devo preparare per i miei figli?”.

Questo pensiero accade soprattutto quando si va in spiaggia e ci si rimane tutta la giornata dove si alterneranno richieste, seguite da pianti, se non accontentate, ‘’mamma ho fame’’, ‘’mamma voglio il gelato’’, ‘’papà mi compri le patatine’’, ‘’nonna ho sete, voglio la coca-cola’’… e alle volte, pur di evitare lamenti, si cederà all’acquisto.

Un gelato o un tè sicuramente faranno parte di questi giorni, ma l’educazione alimentare ci insegna che l’alimetazione in età pediatrica, soprattutto fino ai due anni, fa da impronta a quello che sarà il comportamento alimentare in età adulta pertanto è importante fin da ora educare se stessi e di conseguenza i propri figli che grazie a piccoli accorgimenti e attenzioni, collaborazione e pazienza è possibile portare in spiaggia delle merende sane, nutrienti e gustose, perché ricordiamo: le sane abitudini alimentari non vanno mai in vacanza!  

Tutto questo è possibile!  Basta affidarsi ad una sola cosa: L’ORGANIZZAZIONE.

I bimbi hanno un metabolismo molto veloce, ancora di più d’estate tra bagni, giochi sulla spiaggia e passeggiate, per questo è importante fornire loro tutti i macronutrienti e micronutrienti necessari. Lo spuntino della mattina, così come la merenda del pomeriggio sono fondamentali affinché i bimbi possano fare il pieno di energia.

Particolare attenzione merita la varietà degli alimenti proposti; è bene alternare merende salate a quelle dolci, in quanto le prime saranno più ricche di proteine e fibre, mentre le seconde (non eccessivamente ricche di zuccheri semplici) apporteranno carboidrati complessi, vitamine, minerali e fibre.

Per evitare stress, scegliete snack semplici e veloci, che non prevedano l’utilizzo di posate e che non sporchino. Importante: munitevi di una bella borsa frigo e di contentitori colorati, ognuno per ogni bambino!

Un aspetto importante è quello di renderli partecipi sia nella scelta che nella preparazione chiedendo loro al mattino cosa preferiscono per lo spuntino/merenda tra una varietà di idee e invitandoli a scegliere quale frutta, in quale contenitore ecc. In questo modo il bambino comincerà a capire che anche le sue decisioni hanno un peso.

Condividete tutti insieme il momento degli spuntini o quantomeno, voi genitori cercate di essere partecipi: ” è buono?”, ” ne faresti assaggiare un pò anche a me?” , ” domani lo riportiamo o preferisci cambiare?”. In questo modo si rafforzano ancora di più le decisioni e il peso delle scelte effettuate.

Ecco per voi 5 idee simpatiche di spuntini da portare con voi:

  1. Spiedini di frutta. Potete arricchirli anche aggiungendo, oltre alla frutta, pezzetti di formaggio o prosciutto crudo
  2. Ghiaccioli di frutta: vi basterà frullare dello yogurt bianco intero con la frutta fresca che più preferite
  3. Stick di verdure o frutta con frutta secca: (tagliate a julienne carote e mela con noci, pera e finocchi con mandorle, melone e zucchine con anacardi)
  4. Muffin (dolci o salati) preparati in casa: (vedi link ricetta)
  5. Snack di parmigiano con olive
  6. Barrette di cereali, cioccolato fondente e frutta secca (preparate a casa): vi basterò sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente e aggiungere cereali e granella di frutta secca
  7. Ovviamente, ogni tanto un bel gelato o snack del bar!

Alternandoli nella settimana, tra mattino e pomeriggio è possibile garantire varietà ed equilibrio

Idea di muffin da preparare: MUFFIN AI FRUTTI ROSSI

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Estate: tra gelati, aperitivi e salto dei pasti

Siamo in piena estate, e come per altri periodi feriali ( pasqua, natale ecc) aumentano le occasioni conviviali, una giornata al mare e un gelato, una passeggiata e un aperitivo, pasti fuori, pasti in albergo e così via.

Sorgono quindi le prime domande:

“Come mi comporto in vacanza se sto seguendo la dieta?

La risposta dipende da due fattori:

Da quanto tempo avete cambiato le vostre abitudini alimentari e dalla motivazione che avete nel condurre il vostro percorso nutrizionale.

Più è lungo il tempo entro cui avete lavorato sulle nuove abitudini alimentari più consapevolezza avrete maturato nella loro gestione, fanno parte della vostra quotidianità e tranquillamente riuscite a gestire i pasti fuori senza troppe ansie. Questo ha alimentato la vostra motivazione giorno dopo giorno tale da avervi fatto acquisire consapevolezza e sicurezza nelle scelte quotidiane.

Se il tempo è limitato ( 1-2 mesi ) non fatevi prendere dalla cultura malata dello “sgarro” ossia “sono in vacanza ho mangiato male ” ho sgarrato” per due giorni ormai continuo così , addio tutto!”. Su questo argomento vi farò un articolo dedicato. In 1-2 mesi non è possibile instaurare al 100% delle nuove abitudini pertanto è normale che ci sarà qualche giornata più carica di altre e qualche giornata organizzata in maniera differente.

Dovete sempre avere ben chiaro il vostro obiettivo, il perché di quello che state facendo, quali sono i benefici che vi può apportare nel lungo tempo e a fine giornata concedetevi 5 minuti di gratitudine, come ad esempio essere felici della gestione giornaliera del pasto ( scelte alimentari, orari, qualità ecc ) . Vedrete che il giorno dopo comincerà con una marcia in più !

” Se mangio un gelato devo saltare la cena? “

Il gelato, così come altri alimenti del suo genere, i “fear food”, è in grado di generare meccanismi di compensazione perché ritenuto calorico, grasso e ricco di zuccheri e pertanto ci meritiamo un bel digiuno dopo averlo mangiato?

No, non è una saggia scelta, sicuramente il gelato apporta principalmente zuccheri semplici, grassi saturi e una minima quota proteica risultando nutrizionalmente sbilanciato e questo comporta la necessità o il bisogno di dover continuamente piluccare cibo durante la giornata. A parità di calorie è preferibile consumare un pasto vero, ricco di nutrienti essenziali, che non ci darà la continua sensazione di fame discussa prima e successivamente consumare il gelato nel pomeriggio al posto della merenda classica. Se a cena c’è la sensazione di fame, è un segnale va ascoltata.

“Posso mangiare un gelato? Se sì quale? ”

Non esiste il gelato da mangiare e uno da non mangiare, tutti i gelati possono essere consumati, tranne nei casi di grave allergia ad uno dei componenti e tenendo conto delle frequenze settimanali in relazione ai vostri singoli fabbisogni ed eventuali patologie presenti.

Scegliete il gusto che più vi soddisfa in quel momento, sedetevi e gustatelo con amore verso voi stessi. Non ci sará una colpa, non ci sarà una punizione dopo ma solo una grande soddisfazione nell’essere stati in grado e capaci di gestire un alimento nutrizionalmente non bilanciato, capace di generare meccanismi di compensazione come visto prima.

” Come posso gestire gli aperitivi?”

L’aperitivo così come il gelato può essere, in alcuni casi, non bilanciato nutrizionalmente, avremo sicuramente una quota alcolica, una quota di grassi e una quota di carboidrati. La domanda che possiamo fare a noi stessi è: “quante volte nella settimana ho consumato un aperitivo o altri pasti simili?”

Se la risposta è 1-2 nelle quali ho gustato con serenità e consapevolezza l’aperitivo e nei restanti pasti e giorni non ho attuato meccanismi di compensazione posso guastarmi l’aperitivo, ho consapevolezza delle mie scelte.

Se la risposta è 3-4 dove ho mangiato tutto quello che c’era perché ” vabbè ormai ho sgarrato, continuo a farlo” è necessario lavorare sulla comprensione del momento e sui comportamenti che adottate in quel contesto.

Per concludere, l’obiettivo di un percorso nutrizionale, che comprenda o meno una fase di dimagrimento/ mantenimento, è quello di educare ognuno di voi verso una corretta gestione del cibo , senza troppi se e troppi ma , guidati dalla motivazione, sarete in grado di condurre con eccellenza e conquistare in tutta serenità il vostro percorso di consapevolezza alimentare!

Ora che dite? Lo mangiamo un bel gelato? Quante volte a settimana consumi gelati e/o aperitivi?

Ti aspetto nei commenti in basso se hai necessità di chiarimenti!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Svezzamento e prima infanzia, cosa mettere nel carrello della spesa?

Eccolo finalmente un articolo dedicato alla vostra spesa, all’inizio dello svezzamento in particolare ma anche dopo resta sempre il problema “cosa compro?” a cui seguono tante domande “sarà giusto questo prodotto?” “Sarà sufficiente?” ” Chissà quale acqua potrò dare a mio figlio?”

In questo articolo vi darò alcune indicazioni di base ma vi invito a seguire il webinar online o richiedere la registrazione per avere tutte le informazioni complete. È stato un lungo lavoro di ricerca per semplificare al meglio le vostre scelte quotidiane.

Pertanto questa volta potrebbe essere utile seguire il nostro incontro munite di carta e penna, non perdete nessuna delle tante preziose informazioni!

Cominciamo:

Pasta e pappette: il vostro bambino potrà mangiare tranquillamente la vostra pasta, se preparata senza sale e offerta nella giusta modalità ( basterà prestare attenzione ad alcune tipologie di pasta) oppure potete proporre le pappette, farine di cereali pronte all’uso da condire, comprate solo una confezione, fate provare e poi comprate il resto non è detto che sia di gradimento per il vostro bambino.

Legumi, sì fin dall’inizio dello svezzamento potete già offrire in piccole quantità i legumi ai vostri bambini purché siano decorticati ovvero privi di buccia, contentente anti – nutrienti. In commercio troverete, piselli, ceci e fave, sarà vostra premura offrirli al bambino, in relazione alla sua età nella modalità a lui più comoda da gestire (crema, vellutata, schiacciati con la forchetta)

Frutta fresca, è uno tra i primi alimenti consigliati! Molte volte mi chiedono ” ho iniziato lo svezzamento con l’omogeneizzato di mela, a luglio” , ecco se a luglio abbiamo la possibilità di avere tantissima frutta fresca di stagione perché offrire un alimento fuori stagione? In casa se avete la possibilità di avere frutta fresca preferitela e utilizzate gli omogeneizzati per uno spuntino fuori casa!

Verdure fresche, in questo caso piuttosto che l’omogenizzato di verdure preferite a gonfie vele le verdure fresche e di stagione, iniziate con quelle a basso contenuto di fibra per non riempire velocemente lo stomaco del vostro bambino. Con le verdure potete realizzare tantissime preparazione: brodi, creme, vellutate, dadi, sughi pronti e alcune preparazione possono esservi utili in casi di emergenza!

Olio EVO, questo non può e non deve mancare per i condimenti delle pappe e se avete la possibilità di acquistare un olio a Km 0, concedetevi questo acquisto, conservatelo come l’oro e approfittate per nutrire il vostro bambino con nutrienti preziosi.

Queste e tante altre informazioni verranno fornite nel webinar in diretta, se non sei riuscita a seguire richiedi la registrazione inviando una mail dalla sezione contatti.

Non perdete questa occasione, l’ho pensata e realizzata per semplificare le tue scelte e permetterti di approcciarti allo svezzamento con una consapevolezza diversa e corretta in relazione all’utilizzo di determinati alimenti!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Alimenti: nomi e surrogati , e il marketing?

Per scrivere questo post ho attinto da Enciclopedia Treccani ® e parto da un termine utilizzato nel titolo: SURROGATI.

Treccani scrive: “Ciò che sostituisce un’altra cosa, spesso in modo incompleto o imperfetto.

Mi soffermo su una frase ” sostituire un’altra cosa” , vi faccio una domanda e spero possiate trovare risposta alla fine del testo, perché c’è la necessità di dover sostituire le cose per dei surrogati?

Quante volte è capitato di vedere o sentire ricette con nomi del tipo:

Cacio e pepe a basso contenuto di grassi e alto contenuto in fibre, data l’aggiunta di una crema di cavolfiore, che non è più una cacio e pepe! O sbaglio ?

Formaggio di anacardi, Treccani ® dice: “prodotto che si ricava dal latte intero, parzialmente o totalmente scremato, mediante coagulazione che può essere acida o presamica”. Un “formaggio” di anacardi non penso derivi dal latte.

– Latte di mandorla, Treccani® dice: liquido denso, bianco opaco, prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie, contente lattosio, grassi e sostanze nutritive tali da essere il principale nutriente dei primi mesi di vita. Il latte di mandorla sarà solamente un liquido bianco ma da un punto di vista nutrizionale è completamente differente dal latte. Sarebbe più giusto chiamarla “bevanda”.

Frittata di ceci, Treccani dice: “Pietanza a base di uova frullate o sbattute, gettate in padella con olio o burro bollente finché acquistano determinata consistenza” nella frittata di ceci dove tutto esiste tranne le uova che generano la frittata.

Parmigiana fit, realizzata con due fette di melanzane tondo, un cucchiaino di pomodoro e una fetta di mozzarella cotte al forno.

Besciamella senza latte, pizza di cavolfiore e si potrebbe continuare all’infinito…

La domanda è perché farsi ingannare?

Sicuramente ognuno può effettuare le proprie scelte e portare in tavola quello che preferisce, ma è necessario portare il piatto o il prodotto creato con il suo vero nome, senza inganni e senza false credenze o aspettative.

Non uso il termine formaggio di anacardi solo per far credere a qualcuno che esiste un formaggio vegano, non uso il termine frittata di ceci se non uso uova, non uso il temine cacio e pepe se la ricetta ha trasformato un piatto della tradizione in tutt’altro.

È più giusto chiamare il formaggio di anacardi ” crema di anacardi salata” o “panetto di anacardi macinati”

È più giusto chiamare la frittata di ceci, “spianata di verdure con farina di ceci”

È più giusto chiamare la cacio e pepe con la crema di cavolo, “spaghetti con formaggio, pepe e crema di cavolo”.

O qualsiasi altro nome vogliate utilizzare purché non venga utilizzato un nome già associato ad un piatto della tradizione, ad un alimento o una preparazione con una sua storia e una sua modalità di produzione.

Ma cosa fa più gola e appeal “cacio e pepe light” o ” spaghetti con formaggio pepe e crema di cavolo” ?

La risposta è chiara. Il messaggio di questo articolo vuole essere quello di educarvi alla comprensione di ciò che mangiate, all’approccio con cui consumate quel piatto e alle aspettative che associate, un conto è assumere la bevanda di mandorla perché diagnosticamente ho confermato un’intolleranza al lattosio, differente è assumerlo perché meno calorico, meno ricco di grassi ( ma altamente zuccherato) e quindi alimento wow.

Si può anche un assumere un prodotto “alla moda” “fit” ma sostanzialmente cosa assumo? Vengono apportati gli stessi nutrienti? Sono bilanciati? O sto solamente rispondendo al gioco del marketing?

Pertanto se volete mangiare una bella cacio e pepe mangiatela come ogni buon romano vorrebbe, ovviamente nelle sue frequenze e quantità da vostri fabbisogni, stesso discorso vale per una frittata di uova, per il latte e tutti quegli altri alimenti spesso bistrattati, eliminati e surrogati ingiustamente. Anche il formaggio di anacardi avrà un suo quantitativo di grassi ( non a caso gli anacardi apportano principalmente grassi),che non sarà inferiore ad un normale formaggio, il latte di mandorla non apporterà la stessa quota proteica del latte in senso tale e avrà tutta una serie di micronutrienti aggiunti.

Non esistono alimenti si e alimenti no, tutto deve essere presente in una corretta alimentazione se consumato nelle giuste quantità e frequenze sulla base dei propri fabbisogni.

Sulla pagina Instagram troverete il post specifico con le “ricette” di ogni alimento/ piatto sopraindicati per prendere nota di quanto affermato.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Toxoplasma e gravidanza: capiamone di più insieme!

La gravidanza è sicuramente uno tra i momenti più bella della vita di una donna, ma come ogni percorso, anche questo ha bisogno di conoscenze e attenzioni.


Tra le diverse le frasi che ci si sente dire sicuramente non manca: ‘’mi raccomando non mangiare cibi crudi’’, oppure ‘’hai il gatto in casa? Devi mandarlo via!’’.

Ma sapete il perché di queste affermazioni?

Capiamone di più insieme!

Il gatto è sede della replicazione del protozoo Toxoplasma gondii, capace di infettare animali, uccelli e uomo. Dopo l’infezione crea nell’ospite delle cisti con conseguente insorgenza della malattia, la Toxoplasmosi, i cui sintomi sono simili all’ influenza: febbre, stanchezza, dolori muscolari e sensazione di spossatezza.

Oltre al contatto con i gatti o con i suoi escrementi è possibile contrarre la malattia anche mangiando carni crude di animali infetti (sempre poiché nella loro carne sono presenti le cisti di toxoplasma) oppure consumando verdure crude che potrebbero essere state a contatto con feci in cui è presente il parassita. Vedremo successivamente quali attenzioni prendere in merito.

Cosa succede al corpo quando si contrae il toxoplasma?


Solitamente, il sistema immunitario dell’uomo è in grado di evitare la malattia, ma se il soggetto si trova in particolari condizioni in cui il sistema immunitario è poco funzionale oppure c’è un cambiamento della sua gestione (ricordiamo che durante la gravidanza il sistema immunitario è gestito in maniera completamente differente per poter accettare un “corpo”, il feto, con DNA estraneo al 50%, il DNA paterno) come appunto la gravidanza, l’organismo potrebbe non riuscire a contrastare il protozoo.

All’inizio della gravidanza è bene effettuare il toxo-test, un grado di fornire diverse informazioni: il test fornisce la quantificazione anticorpale sia delle IgG (anticorpi della memoria) che delle IgM (presenza attuale degli anticorpi e quindi infezione in corso) :

– Test negativo (assenza di IgM e IgG) significa che la malattia non è in corso e non è mai stata contratta, di conseguenza bisogna fare attenzione durante la gravidanza e ripetere l’esame ogni mese e mezzo per monitorare la situazione.

– Test positivo per le IgM, l’infezione è in corso! Grazie ad una terapia antibiotica mirata è possibile liberarsi dal patogeno.

– Test positivo per le IgG, l’infezione è stata contratta in passato, si è pertanto immuni!

Come varia la pericolosità durante i 9 mesi?

La pericolosità nel contrarre questa malattia in gravidanza deriva dall’assunto che il parassita, attraverso la placenta, potrebbe arrivare al feto provocando diversi tipi di danni, a livello cerebrale, viscerale e visivo. La gravità del danno dipende dalla settimana di gravidanza alla quale la mamma contrae l’infezione:

Nel primo trimestre è molto meno probabile contrarre l’infezione, ma nel caso in cui avvenga è molto pericolosa per il feto, bisogna prestare molta attenzione!

Nel terzo trimestre è più facile contagiarsi ma le conseguenze sul feto sono molto meno gravi.

Quali sono le norme igienico – alimentari da seguire?


Per quanto riguarda l’alimentazione bisogna adottare le seguenti attenzioni:


Evitare carne cruda o poco cotta e salumi ed insaccati crudi in cui il parassita potrebbe annidarsi. La cottura superiore a 67° è in grado di uccidere le cisti di toxoplasma pertanto è possibile consumare carne ben cotta e salumi cotti ( fesa di tacchino e prosciutto cotto) nelle giuste frequenze settimanali sulla base dei propri fabbisogni.

Lavare bene frutta e verdura che possono avere avuto contatto con il terreno, dove potrebbero esserci feci di gatto contenti il toxoplasma.

Evitare di consumare uova crude e latte crudo

Ho toccato carne cruda o qualcosa che penso possa essere infetto, come mi comporto?

– Evitare di toccarsi il viso e le mucose e lavarsi immediatamente le mani


– Lavare bene la verdura e la frutta

– Lavare bene tutti gli utensili e le superfici che hanno avuto contatto con carne cruda. Questo per evitare le cross-contaminazioni, ovvero il contatto di altri alimenti, innocui, con alimenti potenzialmente dannosi, ad esempio farsi affettare il prosciutto cotto dalla stessa affettatrice dove è stato tagliato il salame. Per questo è consigliabile acquistare i preconfezionati oppure chiedere al salumiere di fiducia di pulire le lame.

E per chi ha un gatto in casa?
Non è necessario allontanare l’animale dall’abitazione, ma è importante avere questi accorgimenti:
– Utilizzare cibi cotti o in scatola per l’alimentazione del gatto
– Evitare il contatto con le feci
– Evitare il contatto con gatti randagi, soprattutto se cuccioli perché hanno una più alta probabilità di contrarre il parassita
– Non pulire la lettiera personalmente
– Far pulire la lettiera cambiando la sabbia ogni giorno (per evitare lo sviluppo delle oocisti eventualmente presenti nelle feci)
– Far pulire ed igienizzare la lettiera con acqua bollente per almeno 5 minuti.

I 9 mesi di gravidanza segnano un futuro, piccole attenzioni sono sufficienti a prevenirne il contagio e garantire la salute della mamma e del bambino.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Latte di crescita o latte vaccino? Come scegliere?

Tante volte abbiamo detto quanto la nutrizione nei primi mille giorni di vita sia fondamentale, poiché condiziona la crescita, lo sviluppo, la composizione del microbioma intestinale e le performance neuro-cognitive.

Considerato ciò risulta anche un periodo fondamentale per intraprendere comportamenti alimentari per il bambino, e per la famiglia stessa, volti alla prevenzione di quelle che sono le patologie dismetaboliche in età adulta, patologie cardiovascolari, neoplasie e diabete e obesità.

I primi mille giorni cominciano dal giorno 1 del concepimento fino ai due anni vita e in questo lasso temporale un genitore si ritrova a dover affrontare diverse scelte alimentari, il suo grado di consapevolezza alimentare potrà permettergli di effettuare le giuste scelte.

Tra queste annovera il dubbio latte vaccino vs latte di crescita o latte in formula, quando assumere l’uno, quando l’altro, e in che quantità.

Partiamo con la premessa che ogni latte è specie-speficico, ovvero volto a garantire la crescita e lo sviluppo della sua stessa specie ( asina, capra, pecora, mucca, uomo), tra le diverse specie solo l’uomo ad oggi ha modificato il suo sostentamento, con la commercializzazione di latte non specie specifico.

Poichè in grado di garantire una protezione da infezioni e allergie, l’ OMS, altre istituzioni e ricerche scientifiche condividono e promuovono l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e il proseguimento almeno fino ai due anni di vita del bambino, essendo appunto specie – specifico e garantendo tutti i fabbisogni nutrizionali, gradualmente accompagnato dall’introduzione di alimenti solidi per soddisfare i fabbisogni di crescita del bambino,

Quando non c’è il latte materno cosa si fa?

Esiste il latte in formula (o di crescita), altro non è che un latte vaccino modificato, proprio per venire incontro ai reali fabbisogni di un bambino ( e non di un vitello). Pertanto il latte di crescita prevede una ricetta specifica (una formula appunto) contenente tutti i macro e micro nutrienti nelle giuste quantità atte a soddisfare i fabbisogni del bambino.

Essendo una formula ha i dosaggi “giusti” di micro e macro nutrienti per ogni età di riferimento.

I nutrienti a cui prestare massima attenzione in questa prima fase di crescita, che come abbiamo precedentemente detto è plastica, tale da segnare un futuro, sono i seguenti:

  • Proteine
  • Carboidrati
  • Acidi grassi saturi
  • Acidi grassi insaturi: DHA e ALA
  • Ferro, Zinco, Calcio e Iodio
  • Vitamina D, Vitamina A, Vitamina B12 e Folati

Pongo l’attenzione sulle proteine e sul ferro:

Diversi studi hanno evidenziato che un eccesso proteico è causa dell’aumento del numero di adipociti (cellule adipose), con conseguente, squilibri dietetici nelle fasi successive favorirebbero il “riempimento” di queste cellule con conseguente manifestazione di obesità con relative conseguenze.

Il ferro è invece indispensabile per la maturazione post-natale del sistema nervoso centrale, ed è pertanto fondamentale garantirne il corretto apporto.

Perchè non si può assumere il latte vaccino comune?

Il latte vaccino, comunemente venduto al supermercato, mantenendo la sua formulazione originale (crescita di un vitello), prevede un apporto proteico notevolmente maggiorato e una completa assenza di ferro, nutrienti che abbiamo visto essere di fondamentale importanza.

E’ vivamente sconsigliata l’assunzione di latte vaccino comune prima dei 12 mesi ed è consigliato l’assunzione di latte in formula (tipo 1 – 6mesi, tipo 2 – 6-12 mesi o tipo 3- oltre i 12 mesi) in relazione al periodo di crescita.

E dopo i 12 mesi?

Dipende.

Da come cresce il bambino, dal sua attività fisica, dalla sua varietà alimentare, dalla composizione dei pasti sia quantitative che qualitativa e dalle abitudini in famiglia.

E’ possibile utilizzare il latte vaccino, preferibilmente fresco pastorizzato, così come continuare con il latte in formula di tipo 3, previa valutazione dei suoi effettivi fabbisogni.

es. Latte Formula Tipo 3: un bambino (+12mesi) con scarsa varietà alimentare e assunzione di piccole quantità

Latte vaccino: un bambino (+12m) con elevata varietà alimentare (che consente di assumere ferro) e moderate quantità (bisogna tener conto della quota proteica giornaliera.

Nulla va demonizzato, ogni alimento va contestualizzato nel singolo bambino, nella sua attuale fase di crescita, nella sua routine quotidinana e i genitori dovrebbero solamente avere più consapevolezza del loro ruolo di educatori in questa fase della vita tanto straordinaria quanto vulnerabile.

Vuoi ricevere lo schema relativo alla successione del latte in formula / vaccino specifica per il tuo bambino?

Commenta l’articolo indicando età e peso del tuo bambino e riceverai una mail con la richiesta di alcune informazioni per la realizzazione dello schema!

Ti aspetto!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

S.O.S Pressione Bassa e Alimentazione

A tutti sarà capitato in questi giorni di sentire da amici o parenti “soffro di pressione bassa” , ” ho la pressione bassa”, ” mi sento senza forze”.

Vediamo insieme cosa s’intende con pressione bassa e quali possono essere i suggerimenti e le strategie nutrizionali da adottare.

La pressione arteriosa è l’intensità con cui il sangue scorre nei vasi per ossigenare correttamente i tessuti e dipende dalla quantità di sangue che il cuore spinge ad ogni contrazione (fase di sistole) in cui il cuore si riempie di sangue, seguita da una fase di rilascio o svuotamento ( fase di diastole).

La pressione arteriosa viene espressa in millimetri di mercurio (mmHg). In condizioni normali la pressione del sangue deve rimanere entro un intervallo di valori per garantire a tutti i tessuti il giusto apporto di ossigeno.

I valori ottimali della pressione sono i seguenti:

  • fase di sistole, pressione massima devono restare nell’intervallo di 115-120mmHg
  • fase di diastole, pressione minima nell’intervallo di 75-80mmHg.

Studi effettuati hanno dimostrato che valori superiori, causa di ipertensione, sono un fattore di rischio per problematiche cardiovascolari quali ictus e infarti.

Quando invece i valori scendono al di sotto di 90mmHg per la pressione massima e 60mmHg per la pressione minima si parla di IPOTENSIONE, con conseguenze riduzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti.

Quali sono le cause?

  • Anemia
  • Ipoglicemia
  • Elevete temperature ambientali
  • Disidratazione
  • Carenza di minerali
  • Predisposizione individuale, soprattutto nel senso femminile.

Quali sono i sintomi ?

Molte volte possono essere confusi con cali di zuccheri, come ad esempio capogiri, vertigini, spossatezza ma in realtà l’ipoglicemia come abbiamo visto è causa di ipotensione, è pertanto necessario avere sempre un corretto apporto di carboidrati.

Tra gli altri sintomi sono presenti difficoltà di concentrazione, a seguito dello scarso apporto di ossigeno, sensazione di batticuore, per aumentare la quantità di sangue da spingere, e in casi gravi svenimenti.

Come può esserci di supporto l’alimentazione?

  • Aumentare l’apporto di potassio, mediante l’incremento di alimenti quali: zucchine, banane, patate, albicocche, frutta secca, fagioli, fagiolini, cacao, zucca, girasole e sesamo.
  • Masticare bastoncini di liquizia naturale: la glicirizzina presente stimola l’aumento della pressione sanguigna
  • Bere acqua oligominerale e mantenere un corretto apporto idrico, soprattutto nelle giornate più calde o a seguito di grandi perdite di acqua (sport, sudorazione, ecc). Questo aiuterà a prevenire la disidratazione.
  • Consumare carboidrati, per evitare le ipoglicemie che potrebbero peggiorare e aggravare la sintomatologia
  • Evitare alcolici, poichè causano vasodilazione e potrebbero peggiorare l’abbassamento della presisone
  • Effettuare pasti poco abbondanti e poveri di grassi, la digestione è un processo che richiede un importante flusso sanguigno e questo potrebbe limitare gli altri tessuti a ricevere il giusto apporto, se possibile sdraiarsi o sedersi 15-20 minuti dopo i pasti principali.
  • Mantenere dei livelli ottimali di emoglobina, una carenza genera anemia, patologia che aggrava l’ipotensione.

Un regalo per te:

Nei giorni più caldi e afosi, prepara questo integratore casalingo per reintegrare i liquidi, i sali e zuccheri dopo lo sport o a seguito di un’eccessiva sudorazione, ti basterà mescolare:

  • mezzo litro di acqua
  • 1 cucchiaino di sal e
  • 1 cucchiaino di miele
  • spremere mezzo succo di limone

Conservalo fresco e gustalo al momento del bisogno !

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Da qualche settimana mio figlio non mangia più come prima !

La maggior parte dei genitori ha provato questo momento e comincio con il dirvi che è un momento fisiologico, niente paura!

Se fino a quel momento sembrava che mangiasse di ogni di punto in bianco arriva quel giorno in cui vostro figlio cominciare a non gradire determinati alimenti, consistenze e sapori.

Questa fase di neofobia comporta un irrigidimento del bambino nelle sue scelte alimentari e di conseguenza limita la varietà e la quantità di cibo consumato, portando qualsiasi genitore in allarme per probabile carenza di nutrienti o diminuzione della crescita.

La parola magica è PAZIENZA.

Si, come abbiamo detto è una fase fisiologica e l’uscita da questa è garantita dall’inizio di un graduale percorso di conoscenza del cibo da parte del bambino.

COSA FARE?

– Iniziate con la fase conoscitiva ed esplorativa dell’alimento in ogni suo aspetto dalla forma, al colore, alla consistenza e voi genitori rendetevi partecipi nell’esprimere il vostro parere in merito e poi coinvolgete il bambino con la sua opinione, in modo da essere tutti sullo stesso livello. Il bambino si sentirà partecipe e piano piano maturerà l’esperienza e la conoscenza giusta di approcciarsi all’alimento.

– In giornata o dopo qualche giorno, passate alla Fase attiva, la fase dell’azione, e ricordate che ci vogliono anche 15 contatti con l’alimento per farlo apprezzare e farlo diventare parte della propria alimentazione, quindi non arrendetevi ai primi no, ai primi rifiuti anzi rendetelo partecipe dell’utilizzo e funzione dell’alimento stesso.

Come renderlo partecipe?

In relazione all’età fatevi aiutare ad esempio e prendere la frutta, a pulire le verdure, a fare travasi, ad utilizzare utensili della cucina, in modo da permettergli di imparare a maneggiare gli alimenti e tutto ciò che li contorna.

COSA NON FARE?

Evitare assolutamente ricatti/ premi / consolazioni e le frasi tipiche: ” Mangia così dopo prendiamo il gelato”, ” Prova così dopo giochiamo” . Sono frasi diseducative e non fanno altro che instaurare un cattivo comportamento alimentare poiché questo viene associato ad una cosa spiacevole per ottenere poi la gratificazione. Deve essere tutt’altro il cibo deve essere apprezzato in quanto tale e non deve essere associato ad altre situazioni e contesti.

Nascondere o occultare il cibo che non conosce nelle preparazioni di suo gradimento, questo comporta due reazioni spiacevoli: in primo luogo con il tempo non apprezzerà nemmeno più gli alimenti di suo piacere poiché perderà la fiducia in chi gli propone e prepara il cibo.

Sicuramente alcuni alimenti, più evitati come le verdure, possono essere poco desiderati per via della loro consistenza morbida oppure per il loro sapore amarognolo, cosa fare? Ovviamente una crema di zucchine con un filo d’olio sarà più piacevole rispetto alle zucchine bollite, quindi curate il piatto, sia nel gusto che nella presentazione ma senza occultare gli alimenti.

– Altra cosa da evitare è evitare di proporre alternative, perché questo comporterà l’idea che “c’è qualcosa di migliore”, o meglio se mamma propone petto di pollo con la crema di zucchine e non gradisco il piatto, rifiutando o non gradendo, vedo il piatto di pasta e pesto capirò che il pollo non è gustoso ed è possibile ricevere un’alternativa più gustosa.

Questi ovviamente sono alcuni consigli generici , ogni bambino ha una sua storia e una sua motivazione e un suo tempo quando entra nel momento della neofobia, ed è pertanto necessario conoscere ogni singola tappa evolutiva fino a quel momento per comprendere cosa è accaduto! Ma niente paura, il bambino ha la sua sensazione di fame e sazietà e sicuramente non resterà digiuno !

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Il cambiamento delle abitudini alimentari


Quale è l’errore comune quando si intraprende un percorso nutrizionale?

Prima di iniziare ti ricordo che nella sezione Corsi online ed ebook puoi ottenere il video corso:  “L’approccio al percorso nutrizionale: motivazione, cambiamenti e consapevolezza”

Ritornando a noi l’errore comune è quello di pensare che sarà un attenzione all’alimentazione, alle scelte, alla riduzione delle quantità, alla privazione per un periodo limitato di tempo che generalmente coincide con il raggiungimento di un peso stabilito o di obiettivo salutistico.

E dopo ?

Qui si cade in errore ritornando a quelle che erano le abitudini alimentari iniziali che, se fino a quel momento si erano seguite delle indicazioni e ottenuti dei risultati, piano piano faranno capolino una dopo l’altra e piano piano rivedremo l’incremento di peso e la perdita anche dei benefici ottenuti.

Perché questo?


Se le abitudini iniziali, ci hanno portato in quella condizione mentre abitudini differenti hanno generato miglioramenti, viene da sé che le prime abitudini saranno da modificare a favore delle second

Come avviene questa modifica?


È necessario prendere in considerazione la ruota del cambiamento.
Una serie di passaggi che prevedono una graduale acquisizione di una consapevolezza alimentare nuova e una presa di coscienza di quelli che possono essere i pro e i contro dell’abitudine attuale verso quelli che possono essere i pro e i contro della nuova abitudine.

Cambiare non è semplice.
Cambiare è dispendioso, l’abitudine consolidata ci porta nella nostra comfort zone, non è necessario pensare, agire, riflettere, ma viene da sé, è automatica.
La nuova abitudine richiede al contrario impegno, costanza, riflessione, non è automatica ed è dispendiosa.

Ma in virtù del cambiamento verso cui siamo diretti, che sia una perdita di peso, che sia un miglioramento dello stato di salute, che sia un miglior rapporto e gestione del cibo, che sia un lavoro sul proprio corpo, 3 sono i fattori che possono guidarci e scandire al meglio ogni passo del nostro percorso:


1) La presa di coscienza dei pro e contro della situazione attuale vs quella desiderata
2) La capacità che pensiamo di avere, quando ci crediamo abili e quanta fiducia abbiamo in noi stessi
3) La leva motivazionale, la quale è come una piantina va sempre nutrita e coltivata nel tempo, e bisogna imparare a farlo.

Tutti questi argomenti verranno trattati nei prossimi articoli.

Contattami se vuoi ricevere ulteriori informazioni o hai dubbi e commenti in merito!

Non perdere i prossimi articoli!

Grazie per la lettura 🙂

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello