Svezzamento o autosvezzamento? Facciamo chiarezza!


Questa forse è la domanda più gettonata tra le neomamme, alla quale tutti si divertono a rispondere secondo le credenze personali e a quelle tramandate.
Ma è sempre vero tutto ciò che sentiamo?

Poiché le storie che circondano lo svezzamento sono tante abbiamo deciso attraverso questo articolo di fare un po’ di chiarezza.


Iniziamo proprio dal significato della parola SVEZZAMENTO: è un processo che prevede un graduale incremento di alimenti solidi in accompagnamento alla latte, il quale, con la crescita del bambino non è più capace di fornire tutti i nutrienti necessari.

Pian piano, con consistenze sempre più solide, verranno introdotti tutti gli alimenti.


È possibile approcciarsi in due modalità due modalità:


Classico o tradizionale: si basa sull’utilizzo di uno schemino a base di pappe e omogenizzati che seguono l’introduzione graduale dei vari alimenti ad orari stabiliti.
Il tutto è guidato completamente dal genitore.

Complementare o autosvezzamento: è un processo del tutto naturale in cui il bambino è il vero protagonista che mangia in maniera attiva, sviluppando i propri gusti e il proprio comportamento alimentare.
Il compito del genitore è quello di fornire i cibi più indicati secondo le modalità dei tagli sicuri.


La domanda che vi starete facendo è sicuramente: ma quale è giusto seguire?

Non c’è una strada giusta o sbagliata da seguire, c’è semplicemente la strada giusta per voi, quella che vi fa stare più sereni e tranquilli e di conseguenza anche il tuo bimbo.


Ma continuiamo a fare chiarezza.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di continuare l’allattamento fino ai 6 mesi.

Quello che succede è che, per quanto riguarda lo svezzamento classico, essendo questo composto da pappe ed omogeneizzati, viene anche intrapreso intorno ai 4/5 mesi, ed è altamente sconsigliato iniziare così precocemente.


Invece, per l’autosvezzamento, essendoci più “attenzioni” e attività del bambino, si aspettano i 6 mesi per poter valutare l’interesse del bambino verso il cibo e la sua capacità di stare seduto, mantenere il collo eretto e la perdita del riflesso di estroflessione.


I bimbi non sono tutti uguali, ci sarà chi inizierà a 5 mesi e mezzo, chi a 7, chi a 8 e mezzo; nessuna paura ogni bimbo ha i suoi tempi e vanno rispettati.


E qui già immagino la seconda domanda che, cari genitori, vi state ponendo…

Come capisco se il mio bimbo è pronto per lo svezzamento?
– Sta seduto da solo (o con un minimo di appoggio)
– Perde il riflesso di estrusione
– Con il palmo della mano afferra cibo/oggetti e li porta alla bocca
– È incuriosito dal cibo
– Non è necessario che siano spuntati già i dentini.

Valuta insieme ad un pediatra se questi criteri sono soddisfatti.


Altro punto sul quale dobbiamo fare chiarezza per sfatare i mille falsi miti:  ci sono alimenti da evitare?

Gli unici alimenti davvero vietati sono:
Funghi (potrebbero contenere sostanze nocive che il sistema enzimatico immaturo dei bimbi non riesce a smaltire)
Miele (per il rischio botulino)
Zucchero, preferisci lo zucchero naturale della frutta
Sale, da evitare in qualsiasi pietanza
Alcol
Alimenti ricchi grassi (fritti, merendine, confezionati)


E per gli alimenti allergizzanti?
Inutile eliminare alimenti se in famiglia non ci sono allergie di questo tipo e se il bimbo non ha avuto nessun episodio, ritardare l’introduzione del possibile alimento allergizzante non eliminerà l’allergia, semplicemente ritarderà la sua comparsa più avanti quando proporrete l’alimento. Valutate la risposta del bambino ad ogni nuovo alimento introdotto.


Il segreto per affrontare tutto questo?
Vivete questo momento come un periodo di crescita e di unione: una famiglia a tavola, cibo sano e un bambino che lo assaggia, diventando protagonista a tutti gli effetti del rituale del pasto famigliare come un nuovo commensale.
Niente pesi e misure, niente grammature, niente ansia ma, un’occasione per migliorare e rendere sane le abitudini a tavola di tutti.

Scrivici per qualsiasi dubbio o domanda in merito o visita la sezione “Cuore di mamma” per scoprire tutti i servizi dedicati.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

L’importanza di integrare i semi oleaginosi nella propria alimentazione

Semi, dí la verità anche se tu hai pensato che fossero cibo per uccelli?

Beh, è ora di ripensarci! I semi oleaginosi, noti anche come semi oleosi , sono alimenti ricchi di nutrienti essenziali e rappresentano un aggiunta preziosa ad una dieta equilibrata.

Questi semi tra cui si annoverano, quelli di lino, di chia, di zucca, di girasole e di sesamo, non sono solo per i nostri amici pennuti, ma sono un vero e proprio superfood che può rivoluzionare la tua alimentazione e migliorare la tua salute.

Valori e Potenzialità Nutrizionali dei Semi Oleaginosi

Semi di Lino: I semi di lino sono una fonte eccellente di acidi grassi omega-3, fibre e lignani.Questi semi aiutano a migliorare la salute cardiovascolare, ridurre l’infiammazione e migliorare la digestione grazie all’alto contenuto di fibre.

Semi di Chia: I semi di chia sono noti per il loro alto contenuto di fibre, proteine e acidi grassi omega-3. Questi semi aiutano a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue, migliorare la salute del cuore e fornire una fonte di energia duratura.

Semi di Zucca: I semi di zucca sono ricchi di magnesio, zinco e grassi sani.Questi semi supportano la salute della prostata, migliorano la qualità del sonno grazie al contenuto di triptofano e rafforzano il sistema immunitario grazie allo zinco.

Semi di Girasole: I semi di girasole sono ricchi di vitamina E, magnesio e selenio. La vitamina E nei semi di girasole agisce come un potente antiossidante, contribuendo a proteggere le cellule dai danni ossidativi, mentre il magnesio aiuta a rilassare i muscoli e i nervi.

Semi di Sesamo:I semi di sesamo sono una buona fonte di calcio, ferro e grassi sani. Questi semi contribuiscono alla salute delle ossa grazie all’alto contenuto di calcio e possono migliorare la salute della pelle e dei capelli grazie agli antiossidanti presenti.

Idee di Utilizzo nei Diversi Pasti

Colazione:

Smoothie: Aggiungi un cucchiaio di semi di chia o di lino a uno smoothie per una carica di fibre e omega-3.

Yogurt: Mescola semi di girasole o semi di zucca nello yogurt per aggiungere croccantezza e nutrienti essenziali.

Insalate: Cospargi semi di sesamo o di zucca sulle insalate per un tocco croccante e nutriente.

Panini: Aggiungi semi di lino o di girasole alle farciture dei panini per un apporto extra di proteine e grassi sani.

Zuppe: Guarnisci le zuppe con semi di sesamo o di girasole per arricchirle di sapore e nutrienti.

Piatti di verdure: Aggiungi semi di chia o di lino ai piatti a base di verdure per incrementare il contenuto di fibre e omega-3.

Barrette energetiche: Prepara barrette energetiche fatte in casa con una miscela di semi di zucca, girasole e sesamo.

Mix di semi: Crea un mix di semi di zucca, girasole e chia da sgranocchiare durante la giornata.

Integrare i semi oleaginosi nella alimentazione quotidiana è semplice e offre numerosi benefici per la salute. Sperimentare con diversi tipi di semi nei pasti può non solo migliorare il valore nutrizionale dei tuoi pasti, ma anche aggiungere varietà e sapore alla tua dieta.

Come li proverai?

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Celiachia: Non è una Moda, ma una Patologia!

Negli ultimi anni, eliminare il glutine dalla propria dieta è diventato un trend popolare.

Molte persone scelgono di evitare il glutine nella speranza di dimagrire o di migliorare il proprio benessere generale.

Tuttavia, mentre per alcuni può essere una scelta di vita, per altri è una necessità medica. Stiamo parlando della celiachia, una condizione autoimmune che richiede una rigorosa dieta senza glutine.

La Celiachia: Una Patologia da Non Sottovalutare

La celiachia non è una moda passeggera. È una patologia cronica che colpisce circa l’1% della popolazione mondiale. Chi ne soffre deve evitare rigorosamente il glutine, una proteina presente nel grano, nell’orzo e nella segale. Quando una persona celiaca ingerisce glutine, il suo sistema immunitario reagisce attaccando l’intestino tenue, causando infiammazione e danni alla mucosa intestinale con conseguente atrofizzazione dei villi intestinali e ridotto assorbimento dei micronutrienti.

Sintomi e Diagnosi

I sintomi della celiachia possono variare ampiamente da persona a persona. Alcuni dei sintomi più comuni includono:

Diarrea cronica o stipsi

Dolori addominali e gonfiore

Perdita di peso inspiegabile

Affaticamento

Anemia

Tuttavia, ci sono anche sintomi meno comuni, come problemi neurologici, dolori articolari, osteoporosi e persino infertilità.

Diagnosticare la celiachia può essere complesso e richiede test specifici.

Il primo passo di solito è un esame del sangue per rilevare la presenza di anticorpi specifici. Se il test è positivo, una biopsia dell’intestino tenue viene spesso effettuata per confermare la diagnosi.

La Dieta Senza Glutine: Un’Esigenza, non una Scelta

Per chi è celiaco, seguire una dieta senza glutine non è una questione di scelta, ma una necessità per evitare gravi complicazioni di salute. Eliminare il glutine dalla dieta permette di ridurre i sintomi, favorire la guarigione della mucosa intestinale e prevenire le complicanze a lungo termine, come malnutrizione, osteoporosi, e aumento del rischio di altre malattie autoimmuni.

Consigli per Gestire la Celiachia

Adottare una dieta senza glutine può sembrare scoraggiante all’inizio, ma con il giusto supporto e informazioni, è possibile vivere una vita sana e completa.

Ecco alcuni consigli utili:

Leggere le etichette: Imparare a leggere le etichette degli alimenti è fondamentale. Molti prodotti contengono glutine nascosto.

Cucinare a casa: Preparare i pasti a casa permette di avere il controllo totale sugli ingredienti.

Consultare un nutrizionista: Un nutrizionista specializzato può aiutare a pianificare una dieta bilanciata e senza glutine, scoprirai che ci sono tantissimi alimenti naturalmente senza glutine, senza dover ricorrere ad alimenti industriali.

Partecipare a gruppi di supporto: Connettersi con altre persone celiache può offrire supporto emotivo e pratico.

Eliminare il glutine per moda può essere una scelta personale, ma per chi è celiaco, è una necessità medica. La celiachia è una patologia seria che richiede una diagnosi accurata e una gestione nutrizionale rigorosa.

Se sospetti di avere la celiachia, è importante consultare un medico per una diagnosi corretta e per ricevere il giusto supporto nutrizionale.

Per ulteriori informazioni e consigli su come gestire la celiachia, continua seguire il blog e i canali social, puoi scaricare un eBook, con idee di colazioni e pasti gluten-free!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Menù settimanale in famiglia

“Questo piatto sarà bilanciato?”
” Ci saranno tutti i nutrienti?”
“Piacerà a tutti?”
“Speriamo che mangino tutte le verdure, ci sono mettendo un sacco a preparare tutto”

Quante volte, ad ogni preparazione dei pasti, ti sei ripetut* queste frasi?
Sei alla ricerca di idee e consigli su come organizzare il menù settimanale per la tua famiglia?
Ti preoccupi di offrire ai tuoi bambini dai 2 ai 10 anni un alimentazione varia ed equilibrata, senza stressarti ogni giorno su cosa cucinare?

Ho realizzato per te una guida specifica che ti permetterá di comprendere come effettuare una corretta compilazione ed utilizzo:

L’organizzazione del menù settimanale è la tua svolta ma prima devi sapere i suoi numerosi vantaggi e nella diretta di Lunedì 24/06 li approfondiremo tutti:

– Ti permetterà inoltre di risparmiare tempo, di ottimizzare la gestione del budget e la riduzione dello stress quotidiano, sia per la possibilità delle varie scelte alimentari e sia poiché una volta elaborato è possibile fare una spesa mirata!

– Ti permetterà di portare in tavola i principi di una dieta equilibrata per bambini: conoscere tutti i gruppi alimentari essenziali, le porzioni adatte e l’importanza della varietà.

Come si pianifica un menù:
Nella guida al menù settimanale troverai consigli pratici su come strutturare un menù settimanale, con esempi concreti e facili da seguire.

Imparerete a fare una lista della spesa efficace, preparare i pasti in anticipo e riutilizzare gli avanzi in modo creativo.

La guida, inoltre ti permetterà di gestire le preferenze alimentari e le allergie: troverai le strategie utili per affrontare le preferenze dei bambini e adattare il menù in caso di allergie o intolleranze alimentari.

Perché partecipare alla diretta?

Nella diretta oltre a darvi indicazioni, illustreremo, insieme alla collega Sara Falcone, alcune parti della guida al menù settimanale:
Imparare ad organizzarlo non solo facilita la vita quotidiana, ma aiuta anche a garantire che i vostri bambini ricevano tutti i nutrienti di cui hanno bisogno per crescere sani e forti.

Durante la diretta, avrete l’opportunità di fare domande, ricevere risposte personalizzate e condividere esperienze con altri genitori e ricevere la guida in offerta lancio!

Non puoi mancare !
Questo evento è pensato per aiutare tutti i genitori a pianificare pasti sani, gustosi e adatti alle esigenze dei più piccoli e sarà a che un’occasione preziosa per imparare, condividere e crescere insieme come famiglia.

Attiva il reminder della diretta!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Il mio bambino non mangia: cosa posso fare?

Nei primi anni di vita il rifiuto del cibo, soprattutto quello nuovo, è un momento normale poiché il bambino si approccia per la prima volta a gusti e consistenze differenti.

Ciò che fa la differenza è l’approccio genitoriale, infatti è fondamentale evitare una serie di azioni che possono influire il comportamento alimentare del bambino, ora ma anche e soprattutto in età adulta.

Ti svelo un segreto è un momento transitorio e seguendo alcuni consigli vedrai un atteggiamento nei confronti del cibo sempre in miglioramento ma se trascuri questo momento potrebbe diventare un abitudine.

Vediamo insieme alcune azioni importanti da fare:

1) essere attivi: ogni nuova azione affinché possa essere ben compresa necessita la pratica, la conoscenza, la fiducia, piuttosto che proporre ogni giorno un piatto in maniera passiva rendilo partecipe nella preparazione e nell’ organizzazione dei pasti, tieni conto dei suoi gusti, delle sue richieste e a fine pasto chiedi: cosa non va? Cosa non ti è piaciuto? Il sapore, il gusto , la consistenza e pianificate insieme un nuova modalità di preparazione.

2) il tuo parere conta: alla fine di ogni pasto è importante esprimere anche il tuo parere “queste polpette erano davvero buone e morbide, sei d’accordo?” Cosa risponde il vostro bimbo? È d’accordo? Disapprova? Indaga le sue sensazioni in relazione a quel cibo.

3) Perseveranza: eh sì non devi arrenderti al primo no, ma devi continuare!  Non eliminare gli alimenti meno graditi ma riproponili con regolarità durante la settimana sulla base delle indicazioni che hai ricevute nei precedenti punti. (Polpetta di zucchine non è stata gradita? Riprova con le zucchine al forno, con la crema di zucchine, con le zucchine gratinate)

4) Relax:  Lascia vivere il momento del pasto con serenità e senza ansia. Se tu genitore in prima persona ti approcci con ansia e agitazione al momento del pasto il bambino percepisce questa attenzione, devi essere partecipe, osservare e fare le tue valutazioni non dandoo eccessivo peso alle quantità, ma piuttosto chiedere se è sazio, se gradisce altri alimenti, ecc questo sposterà l’attenzione su quel cibo ma ti permetterà sempre di capire se il pasto è stato di gradimento o meno.

5) Fidati del tuo bambino: Non essere tu a decidere le quantità, lascia agire la sua capacità di auto regolazione! Sì, i bambini sanno quando è tempo di mangiare e quando sono sazi, chiedi per conferma ma se il bambino non gradisce cibo non forzarlo. Questo aumenterà ancora di più il suo disappunto.

Queste sono solo alcune delle buone indicazioni che potresti mettere in pratica nel momento in cui il bambino mangia meno e rifiuta alcuni alimenti.

L’alleanza con il tuo bambino e la presenza maggiore e attiva nel momento del pasto renderà questo momento più vitale e per quanto possa sembrarti senza fine vedrai che ogni giorno ci sarà una nuova conquista alimentare!

Per esporre i tuoi dubbi, raccontare la tua  esperienza e/o difficoltà, puoi scrivere all’indirizzo mail cuoredimamma.nutrizione@gmail.com 

Sarà un piacere ascoltare le tue necessità.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Benessere: un viaggio o una destinazione?

Le festività sono trascorse, e tra un “mi sento gonfia/o” “ho mangiato tanto” “avrei voluto assaggiare qualcosa di più” ci sono anche pensieri quali “dovrei mangiare meglio” “da domani inizio” “devo farlo per la mia salute”

Ecco la salute, questa destinazione tanto ambita e ricercata che spesso si fatica a raggiungere perché?

Nella frenesia della vita moderna, spesso ci troviamo a chiederci se il benessere, inteso come stato ottimale di salute fisica, mentale ed emotiva, se sia qualcosa da raggiungere o piuttosto un percorso in continuo divenire?

La verità è che il concetto di benessere è intrinsecamente legato sia alla meta da raggiungere che al viaggio che ci porta ad essa.

In questo articolo esploreremo il significato del benessere come viaggio e destinazione, e vedremo come la consapevolezza può fungere da bussola nel nostro cammino verso una vita più sana e appagante.

Benessere come destinazione

Molti di noi immaginano il benessere come una sorta di traguardo finale, una condizione stabile di felicità, soddisfazione e realizzazione. Desideriamo raggiungere uno stato di benessere ottimale, in cui ci sentiamo pienamente realizzati e in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Tuttavia, è importante ricordare che il benessere non è una condizione statica da raggiungere una volta per tutte. È piuttosto un obiettivo in evoluzione che richiede impegno costante e adattamento. Il benessere come destinazione può essere un faro che ci guida nel nostro percorso, ma è importante essere consapevoli che il viaggio stesso è parte integrante dell’esperienza.

Benessere come viaggio

Il viaggio verso il benessere è caratterizzato da una serie di tappe, sfide e momenti di crescita personale. Durante questo percorso, impariamo a conoscere meglio noi stessi, a identificare ciò che ci rende veramente felici e soddisfatti, e ad apportare cambiamenti positivi nella nostra vita. Questo viaggio non ha una destinazione finale definita, ma piuttosto è un cammino continuo di auto-esplorazione e miglioramento. È un viaggio che ci accompagna per tutta la vita, offrendoci l’opportunità di crescere, imparare e trasformarci nel corso del tempo.

La consapevolezza: la bussola di questo viaggio

Nel nostro cammino verso il benessere, la consapevolezza agisce come una bussola che ci guida attraverso le sfide e le opportunità che incontriamo lungo il percorso. La consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente circostante ci aiuta a prendere decisioni più consapevoli e a vivere una vita più autentica e soddisfacente. Essere consapevoli delle nostre azioni, pensieri ed emozioni ci permette di adottare un approccio più equilibrato alla vita e di affrontare le sfide con resilienza e compassione.

Il ruolo dell’alimentazione

Un aspetto fondamentale del nostro viaggio verso il benessere è l’alimentazione. Ciò che mangiamo ha un impatto significativo sulla nostra salute fisica, mentale ed emotiva. Una dieta equilibrata e nutritiva fornisce al nostro corpo i nutrienti di cui ha bisogno per funzionare al meglio e sostiene il nostro benessere complessivo.

Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre e grassi sani fornisce al nostro corpo le sostanze nutritive necessarie per mantenere un peso sano, sostenere il sistema immunitario e ridurre il rischio di malattie croniche.

Alcuni alimenti, inoltre, sono noti per il loro impatto sul benessere mentale ed emotivo. Ad esempio, cibi ricchi di omega-3, come il pesce, le noci e i semi, possono contribuire a migliorare l’umore e ridurre lo stress e l’ansia.

Essere consapevoli di ciò che mangiamo è essenziale per il benessere complessivo. La consapevolezza alimentare ci aiuta a prestare attenzione ai segnali di fame e sazietà del nostro corpo, a mangiare in modo intuitivo e a sviluppare una relazione più sana con il cibo e imparare a conoscerci un po’ di più in questo viaggio chiamato vita, per viverlo al massimo delle nostre potenzialità.

Se vuoi approfondire questi argomenti partecipa alla diretta Instagram in programma Mercoledì 10 Aprile alle ore 21:00 in collaborazione con la dottoressa Anna Calcaterra, psicologa clinica.

Una fantastica sorpresa ti aspetta per iniziare il tuo viaggio verso il benessere!

Non mancare!

Attiva il reminder della diretta

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Quanta cura hai del tuo endometrio? Conosci tutte le attenzioni nutrizionali?

Parlando di fertilità e di gravidanza, sia quando questa arriva nel breve tempo che quando fatica ad arrivare, è doveroso porre l’attenzione all’endometrio, il tessuto che in primis dovrà accogliere l’embrione.

Cos’è l’endometrio e perché è così importante?

Durante il processo di fecondanzione l’embrione termina il suo viaggio appoggiandosi all’endometrio e successivamente produrrà dei prolungamenti che gli permetteranno di addentrarsi nel tessuto endometriale e da questo trarre nutrimento per la sua crescita.

Capite bene che è processo altamente importante poiché alterazioni strutturali e funzionali dell’endometrio possono comportare il distacco dell’embrione e quindi un aborto.

Quali sono le attenzioni nutrizionali?

L’alimentazione gioca sempre la sua parte nell’equilibrio metabolico e quindi nelle risposte organiche che si vengono a stabilire, è fondamentale tenere conto di questi aspetti:

Evitare un BMI eccessivo: il BMI (indice di massa corporea) indica se la donna è in normopeso, sovrappeso o obesità. Il sovrappeso / obesità, essendo caratterizzati da un eccesso di massa grassa comportano un aumento dello stato infiammatorio, situazione poco favorevole in qualsiasi contesto si voglia garantire un processo fisiologico. Pertanto se sei alla ricerca di una gravidanza ridurre il valore del tuo BMI potrebbe essere un indice a tuo favore.

Ridurre lo stato infiammatorio: oltre all’eccesso di massa grassa lo stato infiammatorio può essere conseguenza di un’ alimentazione poco bilanciata e di abitudini alimentari poco sane soprattutto se caratterizzate dall’eccesso di grassi saturi e zuccheri semplici (merendine, snack, fritti, bevande dolci, cioccolatini, dolci, prodotti da forno, grassi animali ecc). Migliora le tue abitudini alimentari per ridurre il carico infiammatorio causato dalle scelte alimentari.

Equilibrio degli zuccheri: alterazioni della gestione glicemica ai singoli pasti, nelle giornate, nelle settimane e nei mesi non sono un fattore favorevole per l’inizio di una gravidanza, soprattutto se questa ha difficoltà ad arrivare. Evita pasti abbondanti a base di soli carboidrati, sia a colazione che nei pasti principali ma garantisci un equilibrio aggiungendo una piccola quota di carne, pesce, legumi, latticini, uova e verdure in modo da garantire al tempo stesso varietà nutrizionale e apporto di nutrienti.

Detossificazione epatica: anche il fegato partecipa in questa danza, ti chiederai perché? Il fegato è tra gli organi deputati ai processi di detossificazione sia da tossine e scarti metabolici ma anche ormonali. Infatti sia gli estrogeni che il progesterone vengono eliminati a livello epatico. Alterazioni della funzionalità epatica possono non garantire il corretto equilibrio ormonale e quindi un disequilibrio tra estrogeni e progesterone può limitare l’instaurarsi di una gravidanza. Presta attenzione alle tue abitudini alimentari per inserire un maggior numero di alimenti funzionali al fine di ottimizzare tutti i processi naturali di detossificazione epatica.

L’equilibrio tra tutti questi fattori è alla base di un ottimale stato di salute dell’endometrio. Valutali singolarmente, hai cura di ognuno di loro?

Chiedi consiglio al nutrizionista per valutare sia mediante analisi del sangue che tramite le tue abitudini alimentari ogni singolo aspetto sopra citato e costruire un piano nutrizionale specifico per le tue esigenze.

Leggi questo articolo per conoscere anche come garantire una corretta crescita dell’ovulo e una corretta vitalità dello spermatozoo!

Usa la sezione contatti per richiedere maggiori informazioni.

Grazie per la lettura

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Sí all’autosvezzamento, ma imparando i tagli sicuri

C’è stato un momento in cui lo svezzamento dei bambini era associato solo ed unicamente alle pappe pronte.

Complice la pubblicità, le industrie e il poco tempo, sulle tavole dei bimbi erano presenti solo omogeneizzati di tutti i tipi e per tutti i gusti. Si è perso così, sempre di più, il piacere della scoperta delle consistenze, la conoscenza degli alimenti, il provare nuovi sapori.

Per fortuna oggi, invece, sta ritornando il concetto di autosvezzamento. Si vedono sempre più bimbi alle prese con pezzetti di cibo tra le mani con la voglia di scoprire il piacere del cibo ed essere attivi in un momento così importante!

Cosa c’è di più bello?

Il tuo bimbo sta imparando a conoscere il cibo, ma anche sé stesso, perché ti ricordo che l’autosvezzamento non è mangiare dal piatto di mamma e papà ma è una vera scoperta del cibo, in ogni suo aspetto.

Cosa ti blocca dall’intraprendere questo tipo di percorso?

Parlando e confrontandoci con le nostre mamme, che hanno richiesto una consulenza o seguito un corso, ci siamo rese conto che oltre al risparmio di tempo per la velocità di preparazione, una delle cose che blocca i genitori dal seguire l’autosvezzamento è la paura del soffocamento.

È proprio su questa paura che le industrie hanno giocato creando baby food a prova di soffocamento: pappe cremose, vellutate, minestrine così sottili da sciogliersi in bocca. Nei primi mesi questo ti sembrerà fantastico, semplicemente una paura in meno!

Ma più il bimbo cresce, più ti renderai conto che oltre agli omogenizzati il tuo bimbo non mangia nulla, se trova un pezzetto nel suo piatto lo sputa e non mangia più nulla.

Qui ti troverai ad affrontare un’altra paura: il mio bimbo non vuole mangiare!

E allora, perché non evitare tutto questo imparando semplicemente quale è il giusto modo di offrire gli alimenti ad un bimbo che si sta approcciando allo svezzamento?

Lo scopo di questo articolo è proprio questo: cercare di rendere questo momento il più sereno possibile dandoti tutti gli strumenti. Fatta questa doverosa parentesi, devi sapere che ci sono 3 criteri per valutare quanto pericoloso potrebbe essere un alimento:

FORMA: gli alimenti tondi o cilindrici non possono essere offerti così come sono, ma devono essere tagliati, in relazione all’etá, poiché se aspirati possono ostruire completamente il passaggio dell’aria.

DIMENSIONI: gli alimenti non devono essere né troppo piccoli né troppo grandi, infatti, i primi potrebbero essere ingeriti senza che il bimbo riesca a masticarli finendo nelle vie respiratorie, i secondi potrebbero essere ancora troppo difficili da gestire non avendo completa capacità di masticazione.

CONSISTENZA: se l’alimento messo tra pollice e indice si spappola è un alimento idoneo!

Lo che però questo non ti basta e se sei arrivata fino a qui non fermarti, continua nella lettura, perché ti stiamo per fare un elenco di cibi che possono trarre in inganno e alla quale devi stare molto attenta.

ALIMENTI MOLLI O SCIVOLOSI: il bimbo potrebbe non essere pronto nella gestione di questi alimenti poiché, senza che lui se ne accorga, potrebbero scivolare nelle vie aeree:

Uva (rimuovere i semi e tagliarla nel senso della lunghezza,

Ciliegia (rimuovere il nocciolo e tagliare in quattro parti),

Mozzarella (tagliare in piccoli pezzi. EVITARE di aggiungerla a piatti caldi perché potrebbe creare un effetto ‘’colla’’)

–  Pomodorini e olive (tagliare in quattro parti e se necessario, poi, in pezzetti più piccoli)

Kiwi (tagliare nel senso della lunghezza e poi in pezzi più piccoli. NO al taglio a rondelle)

ALIMENTI SOLIDI E SEMISOLIDI:

Gnocchi (prenderli singolarmente e tagliarli in 4 o 6 parti, offrendo al bimbo un pezzettino alla volta. EVITA di abbinarli a formaggi che potrebbero dare l’effetto ‘’colla’’),

Pasta, evita le penne, potrebbero generare effetto cannuccia, preferisci i fusilli!

ALIMENTI DURI E SECCHI: Avendo una dentizione incompleta faranno più fatica con questi alimenti:

Carote (tagliate nel senso della lunghezza e poi in pezzi più piccoli. NO taglio a rondella).

Finocchi/sedano (Cuocerli prima. Eliminare i filamenti. Tritarli)

–  Insalata (tagliarla a striscioline)

–  Arachidi/noci/frutta a guscio (sminuzzare in piccoli pezzi o tritare finemente)

ALIMENTI APPICCICOSI O COLLOSI: La loro consistenza fa si che aderiscano alle vie aeree rendendo difficile la loro rimozione quando inalati:

Carne o pezzi di formaggio (tagliare in piccoli pezzi), Prosciutto crudo (rimuovere il grasso e ridurre in piccoli pezzi),

Burro/formaggi densi (spalmare sul pane. EVITARE di darlo con il cucchiaino)

Pesca/prugna/susina (rimuovere il nocciolo e tagliare in piccoli pezzi. Nel primo anno meglio darli frullati o sotto forma di omogeneizzati),

Banana (sorvegliare il bimbo evitando che faccia pezzi troppo grandi. NO a rondelle o tagliata a metà, SI a striscioline)

ALIMENTI COMPRIMIBILI E GOMMOSI: Possono scivolare nelle vie aeree prima di essere opportunamente masticati ed inoltre sono tutti alimenti fortemente sconsigliati dal Ministero della Salute fino all’età di 4/5 anni:

–  Caramelle dure e gommose

Gelatine, Marshmallow, Gomme da masticare

Popcorn.

Sperimentate questi tagli e provate ad offrirli ai vostri figli e ricordate che se voi siete sereni e tranquilli lo saranno anche i vostri bimbi, al contrario una vostra sensazione di insicurezza verrà percepita dal bambino e potrebbe rifiutare il cibo, non perché non è di suo gradimento ma perché non ha percepito sicurezza da chi per lui in quel momento è l’ancora di ogni azione e scoperta.

Scopri sul sito tutti i servizi dedicati ai genitori e al loro ruolo nell’educazione alimentare dei propri figli e della famiglia che verrà, oppure nella sezione contatti scrivici per ricevere tutte le informazioni necessarie.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Conosci i benefici dell’allattamento? Eccone 3 per la mamma e 3 per il bambino!

“Vorrei allattare però … il lavoro”

“Chissà se riuscirò ad allattare!”

Nella società di oggi mamma e bambino trovano sempre meno spazio nell’affrontare i cambiamenti che apportano i primi mesi dopo la nascita.
Il periodo dell’allattamento, soprattutto nei primi tempi, richiede calma, tranquillità, pazienza; bisogna accettare e comprendere i bisogni e i tempi del bambino.
Invece, oggi sono richiesti tempi veloci, organizzazione rapida e indipendenza; non viene dato il tempo necessario alla mamma e al proprio bambino di conoscersi e questo si trasforma in ansie, frustrazione e incertezze.


È da qui che le donne hanno iniziato ad allontanare sempre prima i loro bambini dal seno perché questo permette di essere più ‘’libere’’, tanto qualsiasi latte prende basta che mangia e cresce.


Ma è davvero così?
Ci sono, ovviamente, alcune condizioni che impediscono alla mamma di allattare e in questo caso il latte in formula può essere un’alternativa adeguata, se pur non presenterà mai completamente tutte le caratteristiche del latte materno.


La caratteristica più bella ed affascinante data al latte materno è che è ‘’VIVO’’.
Si hai capito bene.
È vivo perché cambia la sua composizione rispetto alla necessità del bimbo, al momento della giornata e della poppata, garantendo il corretto apporto di fabbisogni e benefici.


Tra i benefici che il latte materno vanta nei confronti del bambino i 3 che vogliamo portare alla vostra attenzione sono:
1) Riduzione del rischio di infezione e infiammazione : funge da protezione immunitaria, infatti contiene anticorpi e globuli bianchi che lo rendono capace di contrastare gli agenti patogeni. Inoltre, la presenza di lattoferrina e lisozima favorisce la proliferazione dei batteri intestinali che eliminano i virus causa di gastroenteriti)

2) Migliore equilibrio nutrizionale: Contiene tutti i nutrienti necessari lipidi, proteine, Sali minerali, vitamine, acqua, zuccheri in proporzione e quantità giusti rispetto alle necessità e al momento di crescita del bambino.

3) Riduzione dello sviluppo di sindrome metabolica in età adulta
(ha un ruolo preventivo nell’insorgenza di queste patologie in quanto l’apporto di grassi segue i bisogni del bambino, infatti i grassi compaiono al suo interno verso la fine poppata. La presenza di omega 3, inoltre, aiuta a prevenire la risposta autoimmune associata al diabete di tipo 1.


Ma i benefici dell’allattamento riguardano solo il bambino?
Assolutamente no!
Si è soliti concentrare l’attenzione solo sul bambino e su ciò che fa bene a lui, ma in realtà l’allattamento ha numerosi benefici anche per la mamma.


I 3 che abbiamo scelto sono:
1) Riduzione per la predisposizione del tumore alle ovaie e al seno, alcuni studi hanno dimostrato che la mammella durante la gravidanza subisce delle trasformazioni che solo durante l’allattamento portano alla sua maturazione; in questo modo la cellula diventa più resistente e meno incline a subire mutazioni che possono portare al tumore. Inoltre, l’allattamento blocca del tutto o in parte la formazione degli ormoni ovarici, quindi le ovaie sono a riposo, i livelli di estrogeni più bassi e questo può essere sinonimo di protezione contro entrambi i tipi di carcinomi)

2) Riduzione della predisposizione alla depressione post-partum, è stato visto che nelle mamme che allattano i propri bimbi il rischio di insorgenza di depressione diminuisce del 50%. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che durante la produzione del latte materno si ha una maggiore produzione di endorfine, anche definite ‘’ormoni del buon umore’’ e come conseguenza si ha una diminuzione dei livelli di stress.


3)L’assenza del ciclo, inoltre, permette un rapido recupero e quindi una giusta quantità di macro e micronutrienti
(il ritorno del ciclo mestruale successivamente al parto è soggettivo e può variare da donna a donna. Si è visto, però, che nelle donne in allattamento il ciclo mestruale ritorna in tempi più lunghi rispetto alle donne che non allattano e questo permette loro un recupero maggiore)


Nel momento in cui non ci sono controindicazioni, guardate all’allattamento come un momento vostro, che aiuta a rafforzare la diade mamma – bambino  e al contempo è un investimento di salute per entrambi.

E tu cosa ne pensi a riguardo

Ti aspetto nei commentia

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello Biologa Nutrizionista e Sara Falcone Biologa nutrizionista.

Difficoltà al concepimento: quanto sostieni l’equilibrio nutrizionale dell’ovulo e dello spermatozoo?

Stimolazioni, pick up, analisi, test, PMA, dopo prove su prove e tentativi vari, quest’ultima arriva nella tua vita come un’ esplosione. Diversi possono essere i motivi che ostacolano il concepimento (infertilità genetica, infertilità immunologica, ostruzione delle tube, patologie dell’utero, cicli anovolutari) e questi sono sempre i primi fattori ad essere analizzati ed esclusi.

Ma quando tutto procede bene quali sono i fattori da tenere in considerazione per supportare correttamente la fertilità?

Faccio un salto indietro:

I protagonisti di questo scenario sono diversi, lo spermatozoo, l’ovulo e l’endometrio in questo articolo parleremo dell’ovulo e dello spermatozoo perché è necessario partire dalle cellule primordiali affinché siano “in forma” e capaci di supportare tutti i cambiamenti cui andranno incontro in un ambiente al quanto confortevole (l’endometrio) capace di accoglierli e custodirli, di quest’ultimo ne parleremo nel prossimo articolo.

LA SALUTE DELLO SPERMATOZOO:

Lo spermatozoo deve avere un unico prerequisito, la motilità e questa viene garantita integrando nella propria alimentazione:

alimenti ricchi di zinco (mandorle, semi di zucca, quinoa, funghi, uova ecc)

vitamina D (pesce, latticini, avocado, uova ecc).

– è importante assicurarsi la presenza di anti – ossidanti quali vitamina C ed E, poiché eliminano i radicali liberi e garantiscono una produzione ottimale di energia necessaria al movimento.

– un alimentazione ricca di grassi saturi e zuccheri non garantisce la corretta motilità

– il sovrappeso, il fumo, l’alcol e la sedentarietà, sono tutti fattori dello stile di vita su cui è importante agire in senso positivo.

LA SALUTE DELL’OVULO

Dall’altra parte è presente la cellula uovo che necessita di altrettanti nutrienti in particolare:

grassi buoni della serie Omega-3 ( salmone, sgombro, noci, mandorle, olio e semi oleaginosi, avocado)

vitamine del gruppo B e ferro ( verdure a foglia verde, cereali, legumi, frutta secca) poiché garantiscono il corretto metabolismo cellulare e le future replicazioni cellulari

zinco e vitamina D, assicurano supporto al sistema immunitario ma anche …

stile di vita attivo, effettua ogni giorno almeno 10000 passi, questo garantisce un lavoro costante sulla gestione metabolica e sul controllo del sistema cardiovascolare, importante soprattutto durante le fasi di annidamento dell’embrione nell’endometrio.

– riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi ad alto potere infiammatorio (merendine, snack, salati, pizze, dolci, fritti ecc)

COSA FARE?

Assicuratevi che la vostra alimentazione contenga a sufficienza questi nutrienti e che ci sia una varietà tale da ruotarli in maniera corretta durante la settimana.

Chiedi sostegni ad un professionista della nutrizione per costruire insieme un piano nutrizionale dedicato, specifico per le tue o vostre esigenze nutrizionali.

Nel prossimo articolo valuteremo l’ambiente, ovvero l’endometrio, la casa che accudirà l’ovulo fecondato, quali caratteristiche deve avere e come arrivare al momento della fecondazione con un endometrio in salute.

Quali sono i suggerimenti nutrizionali?

Come l’alimentazione può essere di supporto?

Vi aspetto nel prossimo articolo!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello