Legumi: li conosci abbastanza?

I legumi rappresentano una delle categorie alimentari più complete e versatili, sia dal punto di vista nutrizionale che culinario.

Piselli, fagioli, lenticchie, ceci, fave e soia, tra gli altri, sono consumati da millenni in tutto il mondo e costituiscono una base fondamentale di molte diete tradizionali. Negli ultimi anni, l’attenzione verso questi alimenti è aumentata grazie alla crescente consapevolezza dei loro benefici per la salute e del loro ruolo cruciale nella sostenibilità ambientale.

COSA CONTENGONO:
Proteine: I legumi forniscono un elevato contenuto proteico, che li rende un’alternativa ideale alla carne per le diete vegetariane e vegane. Le proteine dei legumi sono ricche di aminoacidi essenziali come la lisina, benché sia necessario abbinarli a cereali per ottenere un profilo aminoacidico completo.

Fibre: Questi alimenti sono una delle principali fonti di fibre solubili e insolubili. Le fibre migliorano la salute intestinale, favoriscono il senso di sazietà e contribuiscono al controllo dei livelli di colesterolo e glicemia.

Carboidrati Complessi: I legumi contengono carboidrati a lenta digestione, che forniscono energia stabile e prolungata. L’indice glicemico relativamente basso li rende adatti anche per chi soffre di diabete.

Micronutrienti: Sono ricchi di vitamine del gruppo B (come folati) e minerali quali ferro, potassio, magnesio e zinco. Il ferro dei legumi, sebbene non-eme e meno biodisponibile rispetto a quello della carne, può essere assorbito meglio se associato a fonti di vitamina C.

Basso Contenuto di Grassi: Tranne la soia, la maggior parte dei legumi ha un contenuto di grassi molto ridotto, con una predominanza di grassi insaturi, contribuendo a una dieta equilibrata e salutare per il cuore.

NON FARLI MAI MANCARE NELLA TUA ALIMENTAZIONE
Il consumo regolare di legumi è associato a numerosi benefici per la salute:

Prevenzione delle malattie cardiovascolari: Grazie al loro contenuto di fibre e fitonutrienti, i legumi aiutano a ridurre il colesterolo LDL e migliorare la salute del cuore.


Controllo del peso: L’alto potere saziante, combinato con un apporto calorico moderato, li rende ideali per gestire il peso corporeo.


Riduzione del rischio di diabete: Il basso indice glicemico e l’effetto positivo sulla sensibilità all’insulina ne fanno un alimento strategico per la prevenzione e la gestione del diabete.


Salute intestinale: Le fibre favoriscono il transito intestinale e nutrono il microbiota, con effetti positivi su tutto l’organismo.

E LA VERSATILITÀ?
I legumi sono estremamente versatili e si prestano a molteplici preparazioni culinarie:

Zuppe e Minestre: Fagioli, lenticchie e ceci sono protagonisti di piatti tradizionali come minestroni e vellutate, spesso arricchiti con erbe aromatiche e verdure.

Piatti Principali: In molte culture, i legumi costituiscono la base di piatti principali, come il dhal indiano (lenticchie speziate) o i falafel mediorientali (polpette di ceci fritte).

Insalate: Ceci e fagioli sono perfetti per insalate fredde, combinati con verdure fresche, cereali integrali e semi oleosi.

Burger e Polpette Vegetali: Con legumi cotti e frullati si possono preparare burger e polpette ricchi di proteine, ideali per chi segue una dieta plant-based.

Farine di Legumi: La farina di ceci o di lenticchie è utilizzata per preparare piatti come la farinata, pancake salati o come addensante per salse e zuppe.

Snack e Hummus: L’hummus, una crema di ceci e tahina, è un’ottima scelta per uno snack salutare. Inoltre, i legumi tostati, come i ceci croccanti, rappresentano un’alternativa gustosa e nutriente agli snack confezionati.

Includi regolarmente i legumi nella tua alimentazione, sarà una scelta salutare e sostenibile. Non solo apporterai una vasta gamma di nutrienti essenziali, ma favorirai anche la salute generale e contribuirai alla riduzione dell’impatto ambientale.

Grazie alla loro versatilità in cucina, hai anche tante modalità di preparazione, garantendoti una dieta varia ed equilibrata.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Nausea in gravidanza: consigli nutrizionali

“Anche tu  hai sofferto di nausea in dolce attesa?”

Per quanto tempo ne hai sofferto?’”

Cosa riuscivi a mangiare?”

“Preparati alla nausea e a non mangiare nulla”


Queste sono tra le domande più gettonate non appena una donna scopre di attendere un bimbo, si stima che la maggior parte di esse, circa il 50-80%, si trova a dover fronteggiare nausea e vomito.

Proviamo, con questo articolo, a rispondere ad alcune domande e curiosità in merito.

QUANDO INIZIA E QUANTO DURA?
Solitamente insorge tra la 6° e la 12° settimana e inizia ad attenuarsi intorno alla 20°, alcune condizioni, come ad esempio un pregresso di reflusso o disturbi gastrointestinali possono prolungarne la durata.

IN QUALE MOMENTO DELLA GIORNATA PUO’ COMPARIRE?
Spesso si fa riferimento alla nausea serale e a quella  mattutina, non è proprio così poiché è un disturbo molto soggettivo che può insorgere ed essere presente anche nel resto della giornata o più volte nell’arco della stessa. Addirittura, una donna potrebbe anche soffrirne durante una gravidanza e per niente in una seconda.

PERCHÉ SI MANIFESTA?
Il meccanismo non è ancora chiaro, anche perché è un disturbo soggettivo. Potrebbe essere collegata a cambiamenti ormonali, anatomici ed immunologici che avvengono durante questo periodo, vediamo quali:


Aumento dei livelli di ormonali: Estrogeni e progesterone portano al rilassamento della muscolatura e di conseguenza anche dello sfintere tra l’esofago e lo stomaco, impedendo la risalita di acido.


Beta-HCG, che vengono prodotto dal tessuto che riveste il sacco gestazionale che poi si trasforma in placenta

– Difficoltà a gestire il carico emotivo ed aumento dello stress poiché in questo periodo il flusso di ormoni e neurotrasmettitori aumenta verso il cervello e vi è un maggior afflusso di quelli collegati allo stress.

Fattori genetici: Madri o sorelle che hanno sofferto di nausea durante le gravidanze

Se siete arrivate fino a questo punto dell’articolo, immagino sia perché sperate di leggere altre due risposte a due domande molto gettonate!

QUALI SONO I CIBI DA PREFERIRE: 
– Preferisci i cibi secchi (che vanno ad assorbire i succhi gastrici) e maggiormente digeribili: crosta di pane, gallette, Wasa, salatini magri non salati. Possono aiutare anche carote, patate, legumi decorticati e banane sotto forma di crema o vellutata.

QUALI NORME COMPORTAMENTALI DA SEGUIRE:
Metodi di cottura: tra i  più indicati sembrerebbero essere al vapore, con pentola a pressione, in padella o al forno a temperature non troppo alte.


– Diminuisci la quantità degli alimenti durante i pasti, ma aumenta la frequenza con l’aggiunta di spuntini, piccoli pasti, leggeri e più frequenti.

Mastica bene e lentamente. 

–  Bevi a piccoli sorsi e più volte nella giornata.

EVITA DI:

– Consumare pasti abbondanti.
Stenderti subito dopo mangiato, aspettate almeno 1 ora/1 ora e mezza.
Mangiare frettolosamente e senza masticare.
Digiunare, questo può aumentare la sensazione di vuoto allo stomaco e quindi nausea, ma può portare anche ad ipoglicemia e pressione bassa.
Bere troppo poco o troppo.
Dormire poco e male.
Alimenti troppo liquidi o oleosi.
– Alimenti poco digeribili, come, cibi ricchi di grassi, proteine o fibre.
– Evita alimenti irritanti come quelli speziati, salati o fritti.

La gravidanza, nonostante questo disturbo è un viaggio in continua scoperta di se stesse e del proprio corpo bello, impara ad ascoltarlo e saprai gestire ogni singolo momento. L’ascolto maturerà una consapevolezza che sarà in grado di guidarti giorno dopo giorno sia verso gli alimenti più utili al sostegno fisiologico e di crescita fetale che al supporto del tuo corpo di nutrice.

Puoi richiedere, nella sezione contatti, una consulenza specifica e risolvere tutti i dubbi e curiosità in merito.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Peso ideale: Ma esiste?

Ma quale sarebbe il mio peso ideale?”

Peso 60kg vorrei pesarne 55kg!”

Ma secondo te tutte le persone alte 170cm  possono avere lo stesso peso?

IL PESO IDEALE NON ESISTE.

Esistono dei range di riferimento del normopeso ma questi sono solo in relazione all’altezza e non tengono conto della composizione corporea, ossia della distribuzione del peso tra massa magra e massa grassa e liquidi corporei, aspetto molto più più importante.

Quindi prima di parlare di peso ideale tieni conto di queste 3 cose

1) la tua composizione corporea: due persone con lo stesso peso possono avere composizioni corporee differenti, ovvero una diversa distribuzione di massa magra, massa grassa e liquidi corporei, che fanno la differenza sull’aspetto corporeo. Assicurati di non avere patologie dismetaboliche nella gestione dei grassi o un insulino resistenza e di avere una buona organizzazione della composizione corporea in relazione alla tua età.

2) la storia del tuo peso: il corpo ha memoria del peso che porta, ha memoria della composizione corporea di quel peso. Desiderare un peso di 55kg anziché 60kg è un aspetto da valutare: hai mai pesato 55kg? Per quanto tempo? Se questo è un peso portato per poco tempo o mai avuto il corpo avrà difficoltà nel raggiungerlo o richiederà più tempo, più impegno e stimoli nutrizionali differenti per raggiungerlo!

3) il peso sostenibile nel lungo tempo: Quei 55kg quanto sono sostenibili nel lungo tempo? Cosa ti richiedono? Con quale composizione corporea? Molte volte per mantenere quel peso sono richieste tante rinunce e rigidità alimentare che potrebbero comportare anche perdita di massa muscolare, e può essere sostenibile nel lungo tempo. Meglio due chili in più con una buona composizione corporea e un alimentazione più flessibile nel tempo.

Non lasciare quindi che quel numero possa stabilire la tua felicità, le tue scelte giornaliere e l’andamento della tua vita, piuttosto impara a conoscerlo e a comprendere il tuo corpo in quel peso.

La tua felicità, la tua personalità, il tuo umore possono essere gestiti e modulati da un numero? – direi di no

Ricordiamo inoltre che quotidianamente il peso subisce variazioni fisiologiche che possono dipendere da innumerevoli fattori:

Quanto hai bevuto?

Sei andato in bagno?

Quante verdure hai mangiato?

Hai fatto sport?

Hai mangiato di più?

Tanti possono essere i fattori, tutti che comportano un incremento di peso ma sicuramente non in massa grassa quanto in acqua, ulteriore motivo per cui è necessario valutare la composizione corporea e per cui quel numero,  non può e NON DEVE condizionare le tue scelte di vita, assicurati di conoscere la composizione di quel peso, lo stato di salute del tuo corpo e di avere consapevolezza di quanto una sana alimentazione possa dare dei benefici nel lungo tempo! 

E tu?

Ascolti il benessere e l’energia del tuo corpo per stabilire la tua felicità o è il numero della bilancia a stabilirlo?

Resto a disposizione per ulteriori commenti.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Coliche nei neonati: c’è solo una cosa che puoi fare

Se dovessimo chiedere: “cosa ti spaventa di più, da genitore, durante i primi mesi?”
Le risposte sarebbero tante e diverse, ma una buona parte di voi risponderebbe ‘’le coliche’’.


Sappiamo bene che questi momenti per un genitore sono frustanti, ma l’intento di questo articolo è quello di farvi capire verso cosa andate incontro e quali sono gli strumenti a vostra disposizione.


La parola d’ordine è: CALMA!


Ad oggi ancora non si è riusciti a dare una spiegazione precisa circa l’insorgenza di questi disturbi e di conseguenza non vi è una cura univoca da poter utilizzare, sicuramente le coliche  non sono pericolose per la salute del vostro bimbo.


La loro comparsa si ha, solitamente, nelle prime settimane dopo la nascita e si riducono fino a scomparire intorno ai 3-4 mesi; ci sono casi, però, in cui si possono protrarre fino ai 5 mesi.


Per parlare di colica si fa riferimento alla ‘’regola del 3’’ di Wessel, un pediatra che nel 1954 formulò questa teoria:
un bambino si può dire affetto da coliche quando gode di buona salute ma presenta un pianto inconsolabile, forte e continuo per più di 3 ore al giorno, per 3 giorni o più settimane e per 3 o più settimane consecutive.


Oggi, per valutare la presenza di coliche, si fa riferimento anche ai criteri di Roma IV:
– Il bimbo ha meno di 5 mesi quando i sintomi iniziano e finiscono
– Ci sono periodi ricorrenti di forti pianti, irritabilità e agitazione senza un preciso motivo
Non vi è un ritardo della crescita, presenza di febbre, vomito o altre malattie.


Ovviamente, nel momento in cui si presenta questa situazione, se pur non pericolosa per il bambino bisogna che la diagnosi venga effettuata dal pediatra per escludere qualsiasi altro disturbo.


Sono stati, però, identificati alcuni fattori che potrebbero incidere sull’insorgenza di coliche:
SISTEMA DIGESTIVO: questo non è ancora completamente sviluppato e può portare a difficoltà nella digestione; ciò aumenta la formazione di gas e un’irregolarità nella motilità intestinale


STRESS O ANSIA: l’ansia del genitore viene percepita dal bambino che manifesta il suo disagio.


ERRORI NELLA SUZIONE: questo avviene principalmente nei bimbi allattati al seno che potrebbero ingurgitare troppa aria.


SQUILIBRIO DELLA FLORA BATTERICA:  in questo momento che si va a formare in numero e tipologia di batteri sani che la compongono


ALLERGIE O INTOLLERANZE principalmente al latte, per cui è necessario effettuare dei controlli.

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, rimedi e cure specifiche ancora non ci sono, ma per aiutarvi ad affrontare questi momenti in maniera più serena ci sono alcuni piccoli consigli da seguire:


Aumentate le attenzioni, coccole, musica, passeggiate, massaggi, tutto ciò che fa sentire al vostro bimbo il contatto e la vostra presenza
Controllate l’ambiente esterno, abbassate le luci, allontanate tutto ciò che può fare rumori improvvisi
Evitate odori troppo forti
Attenzione a possibili allergie o intolleranze (qualsiasi sia l’allattamento che state seguendo)
– Supportate lo sviluppo di una flora batterica equilibrata

Ricordate che per 9 mesi hanno vissuto in un ambiente tutto loro, sereni e senza troppi stimoli esterni, date loro il tempo di adattarsi e andate al loro tempo, senza fretta.

La realtà è che spesso, per un bimbo così piccolo, il pianto è semplicemente uno strumento di comunicazione.
Su migliaia di bambini ai quali vengono attribuite coliche, forse neanche la metà ne soffre davvero, ma quel pianto potrebbe semplicemente essere la somma di tanti piccoli disagi oppure un momento di sviluppo e questo ha permesso un uso “improprio” del termine “colica” ad intendere un disagio del bambino.


Ecco perché, la parola d’ordine è la CALMA, perché solo così riuscirete a comprendere di cosa ha realmente bisogno il vostro piccolo e ovviamente l’attenzione alla cura in un periodo delicato e di passaggio come quello dei primi mesi di vita.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello, in collaborazione con la dott.ssa Sara Falcone

Colesterolo alto: Monacolina K e fitosteroli cosa preferire?

Cosa pensi possa rappresentare l’immagine proposta?

È un vaso sanguigno con tessuto adiposo, nel caso colesterolo, con i globuli rossi, componenti del flusso sanguigno, come contrastare quel colesterolo?

Il controllo dei livelli di colesterolo è essenziale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Tra le soluzioni naturali più utilizzate per ridurre i livelli di colesterolo figura la monacolina K, un composto derivato dal riso rosso fermentato con attività simile alle statine. Tuttavia, recenti restrizioni sul suo utilizzo e la crescente attenzione verso alternative naturali, come i fitosteroli, hanno portato a un crescente interesse scientifico su quest’ultimo, scopriamone di più

Monacolina K: Utilizzo e Limitazioni

La monacolina K agisce inibendo l’enzima HMG-CoA reduttasi, lo stesso target delle statine, riducendo la sintesi endogena del colesterolo. Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia della monacolina K nel ridurre il colesterolo LDL, ma i recenti aggiornamenti normativi dell’EFSA (European Food Safety Authority) e altre agenzie di regolamentazione hanno sollevato preoccupazioni riguardo la sua sicurezza.

Gli effetti collaterali associati all’assunzione di monacolina K includono disturbi muscolari, epatotossicità e interazioni farmacologiche simili a quelle osservate con le statine. A partire dal 2022, l’EFSA ha limitato la quantità massima consentita di monacolina K negli integratori a 3 mg per dose giornaliera, considerando che dosi superiori potrebbero comportare rischi significativi per la salute, soprattutto in soggetti predisposti a problemi muscolari o epatici. Queste restrizioni hanno spinto i ricercatori e i professionisti della salute a valutare alternative meno rischiose per il controllo del colesterolo.

Fitosteroli: Meccanismo d’Azione e Vantaggi

I fitosteroli sono composti naturali presenti in molti alimenti vegetali e hanno una struttura chimica simile al colesterolo. A differenza della monacolina K, i fitosteroli riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo, portando a una diminuzione dei livelli plasmatici di colesterolo LDL senza inibire la sintesi endogena. Questo meccanismo, meno invasivo rispetto a quello della monacolina K, è generalmente associato a un profilo di sicurezza più favorevole.

Studi clinici hanno dimostrato che l’assunzione di 2-3 grammi di fitosteroli al giorno può ridurre il colesterolo LDL fino al 10%, senza effetti collaterali significativi. L’assenza di interazioni farmacologiche gravi rende i fitosteroli un’opzione sicura, soprattutto per soggetti con colesterolo elevato non patologico, di probabile natura alimentare.

Alimenti Ricchi di Fitosteroli

I fitosteroli sono naturalmente presenti in molti alimenti di origine vegetale. Le principali fonti alimentari di fitosteroli includono:

Oli vegetali: in particolare olio di mais, olio di soia e olio di colza, che contengono elevate concentrazioni di fitosteroli.
Frutta secca e semi: noci, mandorle, pistacchi e semi di girasole sono ottime fonti di fitosteroli.
Legumi: fagioli, lenticchie e ceci sono buone fonti di fitosteroli e contribuiscono al loro apporto nella dieta.
Verdure: broccoli, cavoli e carote contengono quantità moderate di fitosteroli.
Cereali integrali: in particolare germe di grano, crusca e prodotti integrali.

Le recenti restrizioni sull’uso della monacolina K spingono a una maggiore cautela nella sua assunzione, specialmente nei soggetti con elevato rischio di effetti collaterali. I fitosteroli emergono come un’alternativa sicura ed efficace per il controllo del colesterolo LDL nei soggetti con livelli elevati ma non patologici. Promuovere una dieta ricca di fitosteroli attraverso alimenti naturali e, ove necessario, integratori specifici può rappresentare una strategia sostenibile e a basso rischio per la gestione del colesterolo.

Se hai dubbi o curiosità in merito non esitare a contattarmi

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Quando il cibo diventa risposta alle emozioni: la fame emotiva tra noia, stanchezza e bisogno di affetto

La fame è un bisogno primario e biologico che ci permette di sopravvivere, ma non tutte le volte che sentiamo il bisogno di mangiare stiamo rispondendo a una necessità fisiologica. Spesso, quello che percepiamo come fame è in realtà una risposta a emozioni come noia, stanchezza o il desiderio di sentirsi confortati. Questo fenomeno è noto come “fame emotiva” e rappresenta un fattore importante sull’instaurarsi di cattive abitudini alimentari e di conseguenza problemi legati al peso.

Cos’è la Fame Emotiva?
La fame emotiva si manifesta quando il cibo diventa uno strumento per gestire emozioni e stati d’animo negativi, piuttosto che una risposta al bisogno fisico di nutrimento. Mentre la fame fisiologica si sviluppa gradualmente ed è accompagnata da segnali fisici come il brontolio dello stomaco, la fame emotiva si presenta improvvisamente e non è necessariamente legata a specifici segnali corporei.
Chi ne soffre tende a mangiare in risposta a sensazioni come:
Noia: Quando non sappiamo come occupare il tempo, il cibo diventa un passatempo. Apriamo il frigorifero o la dispensa senza un vero appetito, cercando una distrazione momentanea.
Stanchezza: Il nostro corpo e la nostra mente richiedono riposo, ma spesso rispondiamo a questa necessità con un biscotto, un caffè zuccherato o uno snack, sperando che il cibo ci dia l’energia che ci manca.
Bisogno di Affetto: Il cibo è associato a momenti di conforto, calore e protezione, spesso radicati nell’infanzia. Mangiare può essere un modo per colmare un vuoto emotivo, per sentirsi amati o coccolati.

Le Differenze tra Fame Emotiva e Fame Fisiologica
Per distinguere la fame emotiva dalla fame fisiologica, è utile prestare attenzione a come, cosa e perché mangiamo.

Ecco alcune differenze chiave:
Intensità e Urgenza: La fame emotiva arriva improvvisamente e richiede una risposta immediata, spesso con un desiderio specifico per cibi dolci, grassi o calorici, poiché capaci di innalzare rapidamente la glicemia e fornire un appagamento. La fame fisiologica, invece, si manifesta gradualmente.


Assenza di Segnali Fisici: Mentre la fame reale è accompagnata da segnali come lo stomaco che brontola, la fame emotiva si manifesta senza questi indicatori fisici.


Cibo come Consolazione: Nella fame emotiva, il cibo è utilizzato come una distrazione o una consolazione. Non si mangia per soddisfare un bisogno di energia, ma per calmare un disagio emotivo.


Senso di Colpa: Dopo aver mangiato per fame emotiva, spesso ci si sente in colpa o si prova vergogna, poiché si riconosce che il cibo non era realmente necessario.

Come Gestire la Fame Emotiva
Riconoscere la fame emotiva è il primo passo per imparare a gestirla.

Ecco alcuni consigli utili:
Praticare la Consapevolezza: Prendersi un momento per chiedersi “Ho veramente fame?” può fare la differenza. Imparare a riconoscere i segnali del corpo aiuta a distinguere la fame fisica da quella emotiva.


Cercare Alternative al Cibo: Se la fame è dettata dalla noia, trovare un’attività piacevole e coinvolgente, come leggere un libro, fare una passeggiata o praticare un hobby, può ridurre il desiderio di mangiare. L’importante è trovare un’azione capace di fornire lo stesso piacere e appagamento del cibo.


Gestire lo Stress e le Emozioni: Tecniche di rilassamento, come la meditazione, il respiro profondo o lo yoga, possono aiutare a ridurre l’impulso di usare il cibo come valvola di sfogo.


Migliorare la Qualità del Sonno: La stanchezza influisce fortemente sul controllo dell’appetito e sulle scelte alimentari. Assicurarsi un sonno di qualità può ridurre gli episodi di fame emotiva.


Cercare Supporto: Parlare con un professionista, come uno psicologo o un nutrizionista, può essere fondamentale per sviluppare strategie personalizzate e affrontare le cause profonde della fame emotiva.

La fame emotiva è una risposta complessa a bisogni emotivi insoddisfatti. Non si tratta solo di controllare ciò che mangiamo, ma di ascoltare noi stessi e di comprendere le vere ragioni che ci spingono a cercare conforto nel cibo. Riconoscere e gestire la fame emotiva non solo migliora il rapporto con l’alimentazione, ma porta anche a una maggiore consapevolezza di sé e a un equilibrio emotivo più sano.

Scrivimi per raccontarmi la tua esperienza e ricevere consigli in merito

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Proteine: Benefici e Ruolo nell’alimentazione

Le proteine sono tra i nutrienti essenziali per il funzionamento del corpo umano. Presenti in molti alimenti di origine animale e vegetale, le proteine svolgono ruoli fondamentali che vanno dalla costruzione e riparazione dei tessuti alla produzione di enzimi e ormoni.

In questo articolo esploreremo: cosa sono le proteine, la loro struttura, i benefici per la salute e come possono essere integrate e combinate nella dieta.

Struttura delle Proteine

Le proteine sono macromolecole composte da catene di aminoacidi legati tra loro da legami peptidici. Esistono 20 aminoacidi che possono combinarsi in modi diversi per formare proteine con funzioni specifiche. Di questi, nove sono considerati essenziali poiché il corpo non è in grado di sintetizzarli autonomamente e possono essere assunti attraverso la dieta.

La struttura delle proteine può essere descritta su quattro livelli:

Struttura primaria: la sequenza lineare di aminoacidi.

Struttura secondaria: l’organizzazione locale della catena proteica, spesso in alfa-eliche o foglietti beta.

Struttura terziaria: la configurazione tridimensionale complessiva della proteina.

Struttura quaternaria: l’assemblaggio di più catene proteiche in una struttura funzionale complessa.

Benefici delle Proteine

Le proteine sono fondamentali per una vasta gamma di funzioni biologiche:

Crescita e riparazione dei tessuti: Le proteine sono cruciali per la crescita, la riparazione e il mantenimento dei tessuti corporei. Questo è particolarmente importante per atleti, bambini in crescita e persone che stanno guarendo da ferite.

Funzione enzimatica e ormonale: Molti enzimi e ormoni sono proteine. Gli enzimi accelerano le reazioni chimiche necessarie per il metabolismo, mentre gli ormoni proteici regolano processi come la crescita, il metabolismo e la riproduzione, ne sono un esempio: insulina, glucagone ecc

Supporto al sistema immunitario: Anche gli anticorpi, che aiutano a proteggere il corpo da agenti patogeni, sono proteine.

Mantenimento dell’equilibrio dei fluidi e del pH: Le proteine contribuiscono a mantenere l’equilibrio dei fluidi corporei e il pH, prevenendo così condizioni di disidratazione o squilibri acido-base.

Sazietà ai pasti: Le proteine aumentano il senso di sazietà, riducendo la fame e il desiderio di snack tra i pasti, aiutando a mantenere un peso corporeo sano.

Importanza delle Proteine nei Pasti

Integrare adeguate quantità di proteine nei pasti è essenziale per garantire un apporto sufficiente di aminoacidi essenziali. La distribuzione delle proteine durante la giornata (colazione, pranzo, cena e spuntini) è fondamentale per massimizzare la sintesi proteica muscolare e promuovere la salute generale. La quantità di proteine giornaliera dipende dal peso del singolo individuo e dai suoi fabbisogni in relazione alla sua composizione corporea e stato di salute.

Combinazione di Proteine di Origine Animale e Vegetale

Le proteine possono anche essere combinate tra loro per garantire un profilo aminoacidico più completo. Le proteine di origine vegetale spesso mancano di uno o più aminoacidi essenziali, ma combinando diverse fonti proteiche tra loro si può ottenere un apporto proteico completo.

La combinazione di diverse fonti proteiche può migliorare la qualità complessiva delle proteine assunte, rendendo la dieta più completa e nutriente. Attenzione solo in caso di difficoltà digestive, dove è preferibile consumare una singola fonte proteica per non affaticare il processo digestivo.

L’inclusione strategica delle proteine nei pasti e la loro corretta combinazione possono portare a significativi benefici per la salute, contribuendo a una dieta bilanciata e funzionale alle esigenze dell’organismo.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Obesità infantile: possiamo ancora recuperare?

Guardati intorno, quanti bimbi vedi con un peso maggiore di quello che dovrebbero avere, in relazione alla loro età e crescita?

Non è grassofobia o Diet Culture ma educare le famiglie a pensare nell’ottica della prevenzione e della salvaguardia del benessere, dello stato di salute e della qualità di vita del bambino, nonché futuro adulto.

Perché l’obesità infantile è sempre in aumento? Quali sono le cause? Cosa si può fare?

Informiamoci un po’

L’obesità infantile è diffusa principalmente nei paesi industrializzati, sintomo di un profondo disequilibrio tra stile di vita e alimentazione. In Italia all’età di 8 anni il 39% dei bambini è in sovrappeso e il 17% è obeso. Più in generale, l’OMS ha stimato che 340 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni manifestano un eccesso di peso.

Oltre alla pericolosità di quest’ultimo che potrebbe avere sullo stato di salute in età pediatrica, la problematica maggiore è che questo si riflette anche nell’adulto di domani, predisponendolo maggiormente a patologie dismetaboliche, invalidità e morte prematura.

A differenza degli adulti, per i quali viene utilizzato il BMI, come indice di sovrappeso / obesità, nel caso dei bambini vengono utilizzati i percentili che mettono in relazione altezza ed età per stabilire l’andamento della crescita:

< 5° percentile: sottopeso

5°-85° percentile: normopeso

85°-94° percentile: sovrappeso

95°-98° percentile: obesità

> 99° percentile: obesità grave

Questo valore fornisce un’indicazione generale che andrà letta e contestualizzata dal pediatra in collaborazione con lo specialista della nutrizione poiché bisogna considerare anche altri fattori che possono incidere sullo stato di salute di un bambino: storia familiare, abitudini alimentari, attività fisica e vondizioni psico-sociali.

Se dovessimo indicare alcune fasi critiche per lo sviluppo di obesità nei bambini e dove è necessario prestare un attenzione maggiore, potremmo indicare queste:

NASCITA poiché un basso peso durante il periodo gestazionale corrisponde ad un rapido aumento dopo la nascita. Risulta importante supportare anche l’alimentazione materna nei 9 mesi di gestazione.

PRIMO ANNO DI VITA poiché un divezzamento troppo precoce, con eccesso di energia e proteine a discapito dell’allattamento, che sia naturale o artificiale, predispone all’adiposity rebound, ovvero una sintesi eccessiva di grassi intorno ai 4-5 anni di vita.

DAI 4 AI 6 ANNI poiché un eccesso di cibi zuccherati e grassi si associano ad un eccesso del fabbisogno stimato, associati ad un movimento quasi nullo, preferendo tv e tablet, favoriscono l’insorgere dell’obesità.

PUBERTA’ soprattutto i maschi in questa fase subiscono un cambiamento nella composizione corporea, aumentando la massa magra e diminuendo la massa grassa; arrivare a questa età con un eccesso di peso è molto probabile che sfoci nel sovrappeso/obesità anche in età adulta.

Perché oggi l’obesità infantile è sempre più in aumento?

Il cibo è ovunque, ed è sempre più presente quello di rapido e facile consumo.

Si preferiscono cibi pronti, ricchi di proteine, grassi e zuccheri aggiunti.

Si bada poco alla qualità degli alimenti per dare più importanza alla quantità.

Si utilizzano pochi carboidrati complessi e fibra (frutta, verdura, cereali e legumi)

Non esistono più orari precisi in cui mangiare

Ci si muove molto poco

Si parla e condivide poco in famiglia, facendo sì che il momento del pasto perda il suo ruolo educativo.

L’obesità pediatrica, può essere associata ad altre problematiche quali:

Disturbi psicologici

Pressione alta

Aumento del colesterolo e dei trigliceridi

Problemi ortopedici

Malfunzionamento dell’insulina

Accumulo di grasso a livello epatico

Si può limitare tutto questo?

Ovviamente si, con le giuste attenzioni e comportamenti alimentari adeguati in famiglia:

Non eliminare la verdura dal piatto del proprio bimbo solo perché le prime volte esprime un rifiuto verso esse. Prima che un bimbo accetti un nuovo alimento c’è bisogno di almeno 10 esposizioni allo stesso, magari sotto diverse forme. Non arrenderti!

Prediligi le preparazioni semplici e genuine. Con un po’ di organizzazione diventa tutto più facile.

Insegna ai tuoi figli come fare una colazione sana e quale sia la sua importanza durante la giornata.

Effettuate piccoli spuntini con frutta, yogurt e frutta secca, per gestire meglio la fame durante la giornata, saranno molto più buoni e sazianti di una merendina.

Riduci l’utilizzo di cibi pronti, pre-fritti e fast-food

Servi porzioni adeguate al fabbisogno del tuo bimbo, grazie ad una consulenza nutrizionale puoi venire al corrente dei suoi effettivi fabbisogni.

Non differenziare i cibi in buoni e cattivi. Ogni alimento è importante a modo suo, spiega e fornisci informazioni al tuo bimbo: quali sono gli alimenti da preferire e quale è il loro consumo giornaliero e settimanale.

Non premiare o punire mai i bimbi con il cibo; questo potrebbe innescare meccanismi comportamentali categorizzando il cibo.

Incentiva l’attività fisica. Non per forza parliamo di sport, ma anche passeggiate all’aria aperta, giochi nel parco.

Ricorda che l’educazione alimentare e uno stile di vita sano, sono i pilastri della famiglia, i bimbi imitano e imparano da ciò che vedono in casa. Per questo il motivo l’arrivo di un bimbo in casa, ed il suo percorso di crescita, può essere un giusto motivo per cambiare le abitudini della famiglia, se sbagliate.

Coinvolgete i vostri bimbi nella decisione dei menù, nella preparazione dei pasti e nel fare la spesa, anche queste sono attività che li tengono in movimento.

Utilizzate il momento del pasto come un momento per la famiglia, per parlare, per divertirvi insieme; spegnete la tv, allontanate il telefono, soprattutto se, come purtroppo capita in molte famiglie, si riesce a fare solo un pasto insieme durante la giornata.

Il servizio cuore di mamma, pone attenzione alla prevenzione in età pediatrica, tenendo conto dell’impatto che può derivare da una corretta alimentazione. Qui troverai tutti i servizi dedicati alla famiglia e se hai dubbi o domande in merito puoi scrivere dalla sezione contatti.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Obesità e Body Positivity: troviamo un equilibrio

Negli ultimi decenni, due movimenti apparentemente opposti hanno guadagnato visibilità e dibattito pubblico: la lotta contro l’obesità come malattia cronica e il movimento della body positivity, che promuove l’accettazione di tutti i tipi di corpo indipendentemente dalla forma o dal peso. Questi due temi sollevano questioni complesse e interconnesse riguardanti la salute personale, l’accettazione di se e le modalità d’azione.


Cos’è l’obesità?
L’obesità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “malattia cronica” con gravi ripercussioni sullo stato di salute.
È causata da una complessa interazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali, che generano un accumulo anormale di tessuto adiposo e una disregolazione dei sistemi energetici con conseguente difficoltà alla perdita di peso. L’obesità è valutata attraverso l’indice di massa corporea (IMC), relazione tra peso e altezza, dove con un IMC di 30 o superiore si indica obesità. Questa condizione è associata a numerose comorbidità, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione e alcuni tipi di cancro.

L’importanza di parlare dell’obesità risiede nel suo impatto significativo sul benessere e qualità di vita. Le persone affette da obesità affrontano un rischio maggiore di mortalità prematura e ridotta qualità della vita. Inoltre, i costi economici associati al trattamento delle condizioni correlate all’obesità sono enormi, sia per gli individui che per i sistemi sanitari, e spesso si cura più l’effetto (ipertensione, diabete) che non la causa (obesità).

Politiche di Sanità Pubblica
Le politiche sanitarie dovrebbero promuovere meglio e con maggiore attenzione l’educazione alimentare fin dall’età pediatrica e fornire spazi per l’attività fisica, affrontando al contempo le disparità sociali ed economiche che, in alcuni casi possono contribuire all’obesità. Diverse sono le iniziative che potrebbero essere avviate: promozione di mercati agricoli al fine di educare all’utilizzo e consumo di alimenti genuini, a km0 e ridurre il consumo di alimenti industriali ad alta densità calorica, la creazione di parchi e la regolamentazione della pubblicità di cibi non salutari, già a partire da quelli dedicati alla prima infanzia.

Educazione e Consapevolezza:
Allo stesso tempo è necessario anche educare la popolazione sui rischi dell’obesità, senza alimentare stigmatizzazione e vergogna. Campagne di sensibilizzazione dovrebbero concentrarsi su informazioni accurate riguardo all’alimentazione sana, l’importanza dell’attività fisica e i benefici di uno stile di vita equilibrato.

Il Movimento della Body Positivity
Il movimento della body positivity si concentra sull’accettazione e l’apprezzamento del proprio corpo, indipendentemente dal suo aspetto. Nato come reazione contro gli standard irrealistici di bellezza imposti dalla società e dai media, questo movimento promuove l’autostima, la diversità corporea e il rispetto per tutti i tipi di corpo.

La body positivity sostiene che tutte le persone meritano di sentirsi bene con se stesse e di essere trattate con rispetto, indipendentemente dal loro peso. Questo approccio è fondamentale per contrastare la stigmatizzazione del corpo e i pregiudizi, che possono avere effetti devastanti sulla salute mentale e fisica delle persone, inclusi disturbi alimentari e depressione.

Ma nonostante i benefici della body positivity, occorre prestare attenzione: è essenziale riconoscere che promuovere un atteggiamento sano verso il proprio corpo non deve trascurare la realtà medica dell’obesità.

Dov’è la sfida?

La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra l’accettazione corporea e la necessità di affrontare l’obesità come una seria malattia cronica che, nel lungo tempo, con tutte le sue comorbiditá può gravemente compromettere lo stato di salute. Di fronte ad un numero considerevole di chili in più è più giusto imparare ad apprezzarsi per quel che si è, restando in uno stato di inerzia o intraprendere un percorso di rieducazione alimentare e agli stili di vita, sicuramente più difficoltoso ma che tenga conto della salvaguardia dello stato di salute e del benessere individuale?


Gli approcci alla gestione dell’obesità dovrebbero includere anche un supporto emotivo e psicologico. È necessario creare ambienti in cui le persone possano discutere delle loro sfide legate al peso senza paura del giudizio. La consulenza psicologica può essere una componente chiave nella gestione dell’obesità, aiutando le persone a sviluppare un rapporto sano con il cibo e il proprio corpo.

Anche all’interno delle discussioni sull’obesità, è importante promuovere la diversità corporea. Non tutti i corpi reagiscono allo stesso modo a dieta ed esercizio fisico, e un approccio one-size-fits-all è inefficace e potenzialmente dannoso. La salute dovrebbe essere valutata attraverso una lente olistica che consideri sia gli aspetti fisici che mentali.

L’obesità e la body positivity non devono essere visti come concetti incompatibili. Riconoscere l’obesità come una malattia richiede una risposta medica e sociale, mentre la body positivity promuove il rispetto e l’accettazione di ogni corpo, combattendo la stigmatizzazione e i pregiudizi. Un approccio integrato e bilanciato può portare verso una società più sana e inclusiva, dove la consapevolezza medica e l’accettazione corporea coesistono armoniosamente.

Non è Diet Culture o grassofobia, ma mettere al centro il benessere, la salute e la qualità di vita di ogni individuo!

Racconta la tua esperienza in merito, avrò il piacere di condividere opinioni e pareri con te!

A cura di dott.ssa Cariello Mariaconcetta

Fibra durante lo svezzamento: è tanta, è poca, è giusta?

Mamma e papà se state leggendo questo articolo è perché vi trovate alle prese con un bimbo in svezzamento e, soprattutto, se si tratta della prima esperienza, domande e dubbi vi assalgono tali da non trovare il capo della matassa.


Bene, oggi affrontiamo un argomento importante: il consumo di fibra durante lo svezzamento.

FABBISOGNI NEONATALI
Un bambino in svezzamento (6-12 mesi) ha bisogno di circa 8g/1000kcal di fibra al giorno. I bambini, rispetto agli adulti, necessitano meno fibra, presto scopriremo il perché.

Fibre: conosciamole meglio
La fibra alimentare è l’insieme di tutte le sostanze organiche che fanno parte della categoria dei carboidrati; a differenza di tutti gli altri nutrienti le fibre non possono essere scisse dagli enzimi digestivi e di conseguenza assorbite, infatti restano intatte dall’assunzione fino alla loro eliminazione.


In base alla struttura ne esistono due tipi:


Fibra Solubile: È la tipologia di fibra che si scioglie in acqua creando una sostanza gelatinosa e viscosa. Sono una fonte nutritiva importante per la flora batterica dell’intestino, tanto è vero che vengono anche definite prebiotiche.

Funzioni: Aumenta il senso di sazieta e limita l’assorbimento di grassi e zuccheri.

Dove è presente: nei legumi, nei cereali (avena, segale, orzo), nella frutta (mele con buccia, prugne, pere) e nella verdura (broccoli, cavolfiore).

Fibra Insolubile: a differenza della fibra solubile, questa tipologia di fibra non si scioglie in acqua, bensì la assorbe, aumentando il volume delle feci, le ammorbidisce e facilita l’evacuazione, previo un giusto apporto di acqua.

Dove è presente: cereali integrali, fagioli, noci e crusca.

COSA SUCCEDE DURANTE LO SVEZZAMENTO:
Perché  la fibra alimentare deve essere attenzionata durante lo svezzamento?

I motivi sono diversi:
Un bimbo che si trova in una fase iniziale di svezzamento non conosce altro che il latte, alimento che ha un contenuto di fibra pari a 0, pertanto è importante accompagnare l’assunzione di fibra da un corretto apporto di acqua per scongiurare la stipsi, molto frequente all’inizio dello svezzamento.


L’intestino dei bimbi è ancora immaturo, di conseguenza ha bisogno di essere abituato in modo graduale all’assunzione di fibra, per dare il tempo anche alla flora batterica di svilupparsi.


La fibra dona un senso di sazietà precoce, l’eccesso di fibra andrebbe a colmare subito il volume disponibile facendo avvertire una precoce sensazione di sazietà a discapito di energia e nutrienti, che in un periodo di crescita come questo si può tradurre in carenze nutrizionali, limitando l’assimilazione di zuccheri e grassi.


I denti, inoltre, non sono ancora tutti presenti e quelli che si occupano di masticare la fibra sono i molari, i quali non escono prima del primo anno di vita e concludono la loro fuoriuscita intorno ai due anni.

Quindi, in conclusione possiamo dire che:
durante il primo anno di vita del vostro bimbo è bene limitare il consumo di alimenti integrali come cereali integrali o altro, offrire piccole quantità di verdura e utilizzare i legumi decorticati, sgusciati o passati. È importante, se pur in piccolissime quantità, far approcciare fin da subito il bimbo a questi alimenti, in modo da impararli a conoscere in modo graduale, abituandosi a consistenze, odori e sapori diversi.
Dai due anni, sempre in relazione ai fabbisogni specifici del bambino, via libera a tutti questi alimenti, che poi durante l’età pediatrica se ne aumenterá sempre il consumo. Ricordate sempre che quando si parla di alimentazione, l’importante è l’equilibrio.

Se hai necessità di ricevere ulteriori chiarimenti o vuoi delle indicazioni personalizzate, puoi contattarci dalla sezione “contatti”.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone