
Dopo un periodo di eccessi come le vacanze estive, le festività o semplicemente quando ci si guarda allo specchio e si decide di “rimettersi in forma”, molte persone ricorrono a strategie drastiche: eliminare pane, dolci, pizza, Nutella, gelato, e tutto ciò che viene percepito come “alimento sbagliato“.
Questo approccio basato sulla privazione alimentare può, nel breve termine, portare a una rapida perdita di peso. Tuttavia, numerosi studi (Polivy & Herman, 2002; Lowe et al., 2013) hanno evidenziato come queste restrizioni rigide siano associate a un rischio maggiore di alimentazione incontrollata, cicli di abbuffate e senso di colpa, favorendo un ritorno alle vecchie abitudini alimentari, spesso con un effetto rebound.
Cosa succede quando ci si priva?
Privarsi di un alimento capace di offrire piacere, senza alcuna reale motivazione clinica (come allergie o patologia), attiva un circolo vizioso: più ci si priva, più cresce il desiderio. Il cibo proibito diventa un’ossessione, e quando si “cede” lo si fa in maniera impulsiva, spesso senza controllo.
Questo ciclo è noto come “effetto yo-yo“, ed è ben documentato in letteratura per i suoi effetti negativi sia sul metabolismo che sul benessere psicologico. Perdere e mettere peso equivale ad assicurare e togliere nutrienti fondamentali, senza un criterio, con notevoli ripercussioni metaboliche.
Il valore dell’educazione alimentare
L’obiettivo di un percorso nutrizionale efficace non è insegnare ad evitare, ma a scegliere consapevolmente. Non serve bandire la pizza, ma capire quanto e quando inserirla nel contesto di uno stile di vita sano e bilanciato. Educare al gusto, alla varietà, e all’ascolto dei segnali di fame e sazietà è molto più utile (Van Strien, 2018).
Concedersi non significa “sgarrare”
Gli alimenti ad alta densità calorica, come dolci o cibi ricchi di grassi, possono far parte di una dieta sana se inseriti con equilibrio.
Lo “sgarro” infatti è un concetto da superare, di cui spesso se ne sente parlare come se si stesse commettendo un errore o una colpa quando si mangia un alimento più calorico, un dolce o una pizza. Ma in realtà, questa parola porta con sé un carico emotivo negativo che rischia di compromettere il rapporto con il cibo.
Preferisco non parlare di sgarro, perché non esistono alimenti giusti o sbagliati, ma contesti, quantità e frequenze.
Imparare a integrare consapevolmente tutti gli alimenti nella propria alimentazione, anche quelli considerati “non sani”, è il passo più importante per costruire un equilibrio duraturo. Non è lo sgarro il problema, ma l’atteggiamento con cui lo si vive. Solo abbandonando la logica del bianco o nero, tutto o niente, si può raggiungere una vera libertà alimentare.
Un percorso di dimagrimento o di benessere non si costruisce sull’eliminazione o sulla concessione una tantum ma, sulla costruzione di nuove abitudini sostenibili. Il cambiamento duraturo non nasce dalla rinuncia, ma dalla consapevolezza.
Concedersi non è fallire. È imparare a nutrirsi con equilibrio, rispetto e libertà.
A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello









