Alimenti: nomi e surrogati , e il marketing?

Per scrivere questo post ho attinto da Enciclopedia Treccani ® e parto da un termine utilizzato nel titolo: SURROGATI.

Treccani scrive: “Ciò che sostituisce un’altra cosa, spesso in modo incompleto o imperfetto.

Mi soffermo su una frase ” sostituire un’altra cosa” , vi faccio una domanda e spero possiate trovare risposta alla fine del testo, perché c’è la necessità di dover sostituire le cose per dei surrogati?

Quante volte è capitato di vedere o sentire ricette con nomi del tipo:

Cacio e pepe a basso contenuto di grassi e alto contenuto in fibre, data l’aggiunta di una crema di cavolfiore, che non è più una cacio e pepe! O sbaglio ?

Formaggio di anacardi, Treccani ® dice: “prodotto che si ricava dal latte intero, parzialmente o totalmente scremato, mediante coagulazione che può essere acida o presamica”. Un “formaggio” di anacardi non penso derivi dal latte.

– Latte di mandorla, Treccani® dice: liquido denso, bianco opaco, prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie, contente lattosio, grassi e sostanze nutritive tali da essere il principale nutriente dei primi mesi di vita. Il latte di mandorla sarà solamente un liquido bianco ma da un punto di vista nutrizionale è completamente differente dal latte. Sarebbe più giusto chiamarla “bevanda”.

Frittata di ceci, Treccani dice: “Pietanza a base di uova frullate o sbattute, gettate in padella con olio o burro bollente finché acquistano determinata consistenza” nella frittata di ceci dove tutto esiste tranne le uova che generano la frittata.

Parmigiana fit, realizzata con due fette di melanzane tondo, un cucchiaino di pomodoro e una fetta di mozzarella cotte al forno.

Besciamella senza latte, pizza di cavolfiore e si potrebbe continuare all’infinito…

La domanda è perché farsi ingannare?

Sicuramente ognuno può effettuare le proprie scelte e portare in tavola quello che preferisce, ma è necessario portare il piatto o il prodotto creato con il suo vero nome, senza inganni e senza false credenze o aspettative.

Non uso il termine formaggio di anacardi solo per far credere a qualcuno che esiste un formaggio vegano, non uso il termine frittata di ceci se non uso uova, non uso il temine cacio e pepe se la ricetta ha trasformato un piatto della tradizione in tutt’altro.

È più giusto chiamare il formaggio di anacardi ” crema di anacardi salata” o “panetto di anacardi macinati”

È più giusto chiamare la frittata di ceci, “spianata di verdure con farina di ceci”

È più giusto chiamare la cacio e pepe con la crema di cavolo, “spaghetti con formaggio, pepe e crema di cavolo”.

O qualsiasi altro nome vogliate utilizzare purché non venga utilizzato un nome già associato ad un piatto della tradizione, ad un alimento o una preparazione con una sua storia e una sua modalità di produzione.

Ma cosa fa più gola e appeal “cacio e pepe light” o ” spaghetti con formaggio pepe e crema di cavolo” ?

La risposta è chiara. Il messaggio di questo articolo vuole essere quello di educarvi alla comprensione di ciò che mangiate, all’approccio con cui consumate quel piatto e alle aspettative che associate, un conto è assumere la bevanda di mandorla perché diagnosticamente ho confermato un’intolleranza al lattosio, differente è assumerlo perché meno calorico, meno ricco di grassi ( ma altamente zuccherato) e quindi alimento wow.

Si può anche un assumere un prodotto “alla moda” “fit” ma sostanzialmente cosa assumo? Vengono apportati gli stessi nutrienti? Sono bilanciati? O sto solamente rispondendo al gioco del marketing?

Pertanto se volete mangiare una bella cacio e pepe mangiatela come ogni buon romano vorrebbe, ovviamente nelle sue frequenze e quantità da vostri fabbisogni, stesso discorso vale per una frittata di uova, per il latte e tutti quegli altri alimenti spesso bistrattati, eliminati e surrogati ingiustamente. Anche il formaggio di anacardi avrà un suo quantitativo di grassi ( non a caso gli anacardi apportano principalmente grassi),che non sarà inferiore ad un normale formaggio, il latte di mandorla non apporterà la stessa quota proteica del latte in senso tale e avrà tutta una serie di micronutrienti aggiunti.

Non esistono alimenti si e alimenti no, tutto deve essere presente in una corretta alimentazione se consumato nelle giuste quantità e frequenze sulla base dei propri fabbisogni.

Sulla pagina Instagram troverete il post specifico con le “ricette” di ogni alimento/ piatto sopraindicati per prendere nota di quanto affermato.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Toxoplasma e gravidanza: capiamone di più insieme!

La gravidanza è sicuramente uno tra i momenti più bella della vita di una donna, ma come ogni percorso, anche questo ha bisogno di conoscenze e attenzioni.


Tra le diverse le frasi che ci si sente dire sicuramente non manca: ‘’mi raccomando non mangiare cibi crudi’’, oppure ‘’hai il gatto in casa? Devi mandarlo via!’’.

Ma sapete il perché di queste affermazioni?

Capiamone di più insieme!

Il gatto è sede della replicazione del protozoo Toxoplasma gondii, capace di infettare animali, uccelli e uomo. Dopo l’infezione crea nell’ospite delle cisti con conseguente insorgenza della malattia, la Toxoplasmosi, i cui sintomi sono simili all’ influenza: febbre, stanchezza, dolori muscolari e sensazione di spossatezza.

Oltre al contatto con i gatti o con i suoi escrementi è possibile contrarre la malattia anche mangiando carni crude di animali infetti (sempre poiché nella loro carne sono presenti le cisti di toxoplasma) oppure consumando verdure crude che potrebbero essere state a contatto con feci in cui è presente il parassita. Vedremo successivamente quali attenzioni prendere in merito.

Cosa succede al corpo quando si contrae il toxoplasma?


Solitamente, il sistema immunitario dell’uomo è in grado di evitare la malattia, ma se il soggetto si trova in particolari condizioni in cui il sistema immunitario è poco funzionale oppure c’è un cambiamento della sua gestione (ricordiamo che durante la gravidanza il sistema immunitario è gestito in maniera completamente differente per poter accettare un “corpo”, il feto, con DNA estraneo al 50%, il DNA paterno) come appunto la gravidanza, l’organismo potrebbe non riuscire a contrastare il protozoo.

All’inizio della gravidanza è bene effettuare il toxo-test, un grado di fornire diverse informazioni: il test fornisce la quantificazione anticorpale sia delle IgG (anticorpi della memoria) che delle IgM (presenza attuale degli anticorpi e quindi infezione in corso) :

– Test negativo (assenza di IgM e IgG) significa che la malattia non è in corso e non è mai stata contratta, di conseguenza bisogna fare attenzione durante la gravidanza e ripetere l’esame ogni mese e mezzo per monitorare la situazione.

– Test positivo per le IgM, l’infezione è in corso! Grazie ad una terapia antibiotica mirata è possibile liberarsi dal patogeno.

– Test positivo per le IgG, l’infezione è stata contratta in passato, si è pertanto immuni!

Come varia la pericolosità durante i 9 mesi?

La pericolosità nel contrarre questa malattia in gravidanza deriva dall’assunto che il parassita, attraverso la placenta, potrebbe arrivare al feto provocando diversi tipi di danni, a livello cerebrale, viscerale e visivo. La gravità del danno dipende dalla settimana di gravidanza alla quale la mamma contrae l’infezione:

Nel primo trimestre è molto meno probabile contrarre l’infezione, ma nel caso in cui avvenga è molto pericolosa per il feto, bisogna prestare molta attenzione!

Nel terzo trimestre è più facile contagiarsi ma le conseguenze sul feto sono molto meno gravi.

Quali sono le norme igienico – alimentari da seguire?


Per quanto riguarda l’alimentazione bisogna adottare le seguenti attenzioni:


Evitare carne cruda o poco cotta e salumi ed insaccati crudi in cui il parassita potrebbe annidarsi. La cottura superiore a 67° è in grado di uccidere le cisti di toxoplasma pertanto è possibile consumare carne ben cotta e salumi cotti ( fesa di tacchino e prosciutto cotto) nelle giuste frequenze settimanali sulla base dei propri fabbisogni.

Lavare bene frutta e verdura che possono avere avuto contatto con il terreno, dove potrebbero esserci feci di gatto contenti il toxoplasma.

Evitare di consumare uova crude e latte crudo

Ho toccato carne cruda o qualcosa che penso possa essere infetto, come mi comporto?

– Evitare di toccarsi il viso e le mucose e lavarsi immediatamente le mani


– Lavare bene la verdura e la frutta

– Lavare bene tutti gli utensili e le superfici che hanno avuto contatto con carne cruda. Questo per evitare le cross-contaminazioni, ovvero il contatto di altri alimenti, innocui, con alimenti potenzialmente dannosi, ad esempio farsi affettare il prosciutto cotto dalla stessa affettatrice dove è stato tagliato il salame. Per questo è consigliabile acquistare i preconfezionati oppure chiedere al salumiere di fiducia di pulire le lame.

E per chi ha un gatto in casa?
Non è necessario allontanare l’animale dall’abitazione, ma è importante avere questi accorgimenti:
– Utilizzare cibi cotti o in scatola per l’alimentazione del gatto
– Evitare il contatto con le feci
– Evitare il contatto con gatti randagi, soprattutto se cuccioli perché hanno una più alta probabilità di contrarre il parassita
– Non pulire la lettiera personalmente
– Far pulire la lettiera cambiando la sabbia ogni giorno (per evitare lo sviluppo delle oocisti eventualmente presenti nelle feci)
– Far pulire ed igienizzare la lettiera con acqua bollente per almeno 5 minuti.

I 9 mesi di gravidanza segnano un futuro, piccole attenzioni sono sufficienti a prevenirne il contagio e garantire la salute della mamma e del bambino.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone

Latte di crescita o latte vaccino? Come scegliere?

Tante volte abbiamo detto quanto la nutrizione nei primi mille giorni di vita sia fondamentale, poiché condiziona la crescita, lo sviluppo, la composizione del microbioma intestinale e le performance neuro-cognitive.

Considerato ciò risulta anche un periodo fondamentale per intraprendere comportamenti alimentari per il bambino, e per la famiglia stessa, volti alla prevenzione di quelle che sono le patologie dismetaboliche in età adulta, patologie cardiovascolari, neoplasie e diabete e obesità.

I primi mille giorni cominciano dal giorno 1 del concepimento fino ai due anni vita e in questo lasso temporale un genitore si ritrova a dover affrontare diverse scelte alimentari, il suo grado di consapevolezza alimentare potrà permettergli di effettuare le giuste scelte.

Tra queste annovera il dubbio latte vaccino vs latte di crescita o latte in formula, quando assumere l’uno, quando l’altro, e in che quantità.

Partiamo con la premessa che ogni latte è specie-speficico, ovvero volto a garantire la crescita e lo sviluppo della sua stessa specie ( asina, capra, pecora, mucca, uomo), tra le diverse specie solo l’uomo ad oggi ha modificato il suo sostentamento, con la commercializzazione di latte non specie specifico.

Poichè in grado di garantire una protezione da infezioni e allergie, l’ OMS, altre istituzioni e ricerche scientifiche condividono e promuovono l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e il proseguimento almeno fino ai due anni di vita del bambino, essendo appunto specie – specifico e garantendo tutti i fabbisogni nutrizionali, gradualmente accompagnato dall’introduzione di alimenti solidi per soddisfare i fabbisogni di crescita del bambino,

Quando non c’è il latte materno cosa si fa?

Esiste il latte in formula (o di crescita), altro non è che un latte vaccino modificato, proprio per venire incontro ai reali fabbisogni di un bambino ( e non di un vitello). Pertanto il latte di crescita prevede una ricetta specifica (una formula appunto) contenente tutti i macro e micro nutrienti nelle giuste quantità atte a soddisfare i fabbisogni del bambino.

Essendo una formula ha i dosaggi “giusti” di micro e macro nutrienti per ogni età di riferimento.

I nutrienti a cui prestare massima attenzione in questa prima fase di crescita, che come abbiamo precedentemente detto è plastica, tale da segnare un futuro, sono i seguenti:

  • Proteine
  • Carboidrati
  • Acidi grassi saturi
  • Acidi grassi insaturi: DHA e ALA
  • Ferro, Zinco, Calcio e Iodio
  • Vitamina D, Vitamina A, Vitamina B12 e Folati

Pongo l’attenzione sulle proteine e sul ferro:

Diversi studi hanno evidenziato che un eccesso proteico è causa dell’aumento del numero di adipociti (cellule adipose), con conseguente, squilibri dietetici nelle fasi successive favorirebbero il “riempimento” di queste cellule con conseguente manifestazione di obesità con relative conseguenze.

Il ferro è invece indispensabile per la maturazione post-natale del sistema nervoso centrale, ed è pertanto fondamentale garantirne il corretto apporto.

Perchè non si può assumere il latte vaccino comune?

Il latte vaccino, comunemente venduto al supermercato, mantenendo la sua formulazione originale (crescita di un vitello), prevede un apporto proteico notevolmente maggiorato e una completa assenza di ferro, nutrienti che abbiamo visto essere di fondamentale importanza.

E’ vivamente sconsigliata l’assunzione di latte vaccino comune prima dei 12 mesi ed è consigliato l’assunzione di latte in formula (tipo 1 – 6mesi, tipo 2 – 6-12 mesi o tipo 3- oltre i 12 mesi) in relazione al periodo di crescita.

E dopo i 12 mesi?

Dipende.

Da come cresce il bambino, dal sua attività fisica, dalla sua varietà alimentare, dalla composizione dei pasti sia quantitative che qualitativa e dalle abitudini in famiglia.

E’ possibile utilizzare il latte vaccino, preferibilmente fresco pastorizzato, così come continuare con il latte in formula di tipo 3, previa valutazione dei suoi effettivi fabbisogni.

es. Latte Formula Tipo 3: un bambino (+12mesi) con scarsa varietà alimentare e assunzione di piccole quantità

Latte vaccino: un bambino (+12m) con elevata varietà alimentare (che consente di assumere ferro) e moderate quantità (bisogna tener conto della quota proteica giornaliera.

Nulla va demonizzato, ogni alimento va contestualizzato nel singolo bambino, nella sua attuale fase di crescita, nella sua routine quotidinana e i genitori dovrebbero solamente avere più consapevolezza del loro ruolo di educatori in questa fase della vita tanto straordinaria quanto vulnerabile.

Vuoi ricevere lo schema relativo alla successione del latte in formula / vaccino specifica per il tuo bambino?

Commenta l’articolo indicando età e peso del tuo bambino e riceverai una mail con la richiesta di alcune informazioni per la realizzazione dello schema!

Ti aspetto!

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

S.O.S Pressione Bassa e Alimentazione

A tutti sarà capitato in questi giorni di sentire da amici o parenti “soffro di pressione bassa” , ” ho la pressione bassa”, ” mi sento senza forze”.

Vediamo insieme cosa s’intende con pressione bassa e quali possono essere i suggerimenti e le strategie nutrizionali da adottare.

La pressione arteriosa è l’intensità con cui il sangue scorre nei vasi per ossigenare correttamente i tessuti e dipende dalla quantità di sangue che il cuore spinge ad ogni contrazione (fase di sistole) in cui il cuore si riempie di sangue, seguita da una fase di rilascio o svuotamento ( fase di diastole).

La pressione arteriosa viene espressa in millimetri di mercurio (mmHg). In condizioni normali la pressione del sangue deve rimanere entro un intervallo di valori per garantire a tutti i tessuti il giusto apporto di ossigeno.

I valori ottimali della pressione sono i seguenti:

  • fase di sistole, pressione massima devono restare nell’intervallo di 115-120mmHg
  • fase di diastole, pressione minima nell’intervallo di 75-80mmHg.

Studi effettuati hanno dimostrato che valori superiori, causa di ipertensione, sono un fattore di rischio per problematiche cardiovascolari quali ictus e infarti.

Quando invece i valori scendono al di sotto di 90mmHg per la pressione massima e 60mmHg per la pressione minima si parla di IPOTENSIONE, con conseguenze riduzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti.

Quali sono le cause?

  • Anemia
  • Ipoglicemia
  • Elevete temperature ambientali
  • Disidratazione
  • Carenza di minerali
  • Predisposizione individuale, soprattutto nel senso femminile.

Quali sono i sintomi ?

Molte volte possono essere confusi con cali di zuccheri, come ad esempio capogiri, vertigini, spossatezza ma in realtà l’ipoglicemia come abbiamo visto è causa di ipotensione, è pertanto necessario avere sempre un corretto apporto di carboidrati.

Tra gli altri sintomi sono presenti difficoltà di concentrazione, a seguito dello scarso apporto di ossigeno, sensazione di batticuore, per aumentare la quantità di sangue da spingere, e in casi gravi svenimenti.

Come può esserci di supporto l’alimentazione?

  • Aumentare l’apporto di potassio, mediante l’incremento di alimenti quali: zucchine, banane, patate, albicocche, frutta secca, fagioli, fagiolini, cacao, zucca, girasole e sesamo.
  • Masticare bastoncini di liquizia naturale: la glicirizzina presente stimola l’aumento della pressione sanguigna
  • Bere acqua oligominerale e mantenere un corretto apporto idrico, soprattutto nelle giornate più calde o a seguito di grandi perdite di acqua (sport, sudorazione, ecc). Questo aiuterà a prevenire la disidratazione.
  • Consumare carboidrati, per evitare le ipoglicemie che potrebbero peggiorare e aggravare la sintomatologia
  • Evitare alcolici, poichè causano vasodilazione e potrebbero peggiorare l’abbassamento della presisone
  • Effettuare pasti poco abbondanti e poveri di grassi, la digestione è un processo che richiede un importante flusso sanguigno e questo potrebbe limitare gli altri tessuti a ricevere il giusto apporto, se possibile sdraiarsi o sedersi 15-20 minuti dopo i pasti principali.
  • Mantenere dei livelli ottimali di emoglobina, una carenza genera anemia, patologia che aggrava l’ipotensione.

Un regalo per te:

Nei giorni più caldi e afosi, prepara questo integratore casalingo per reintegrare i liquidi, i sali e zuccheri dopo lo sport o a seguito di un’eccessiva sudorazione, ti basterà mescolare:

  • mezzo litro di acqua
  • 1 cucchiaino di sal e
  • 1 cucchiaino di miele
  • spremere mezzo succo di limone

Conservalo fresco e gustalo al momento del bisogno !

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Da qualche settimana mio figlio non mangia più come prima !

La maggior parte dei genitori ha provato questo momento e comincio con il dirvi che è un momento fisiologico, niente paura!

Se fino a quel momento sembrava che mangiasse di ogni di punto in bianco arriva quel giorno in cui vostro figlio cominciare a non gradire determinati alimenti, consistenze e sapori.

Questa fase di neofobia comporta un irrigidimento del bambino nelle sue scelte alimentari e di conseguenza limita la varietà e la quantità di cibo consumato, portando qualsiasi genitore in allarme per probabile carenza di nutrienti o diminuzione della crescita.

La parola magica è PAZIENZA.

Si, come abbiamo detto è una fase fisiologica e l’uscita da questa è garantita dall’inizio di un graduale percorso di conoscenza del cibo da parte del bambino.

COSA FARE?

– Iniziate con la fase conoscitiva ed esplorativa dell’alimento in ogni suo aspetto dalla forma, al colore, alla consistenza e voi genitori rendetevi partecipi nell’esprimere il vostro parere in merito e poi coinvolgete il bambino con la sua opinione, in modo da essere tutti sullo stesso livello. Il bambino si sentirà partecipe e piano piano maturerà l’esperienza e la conoscenza giusta di approcciarsi all’alimento.

– In giornata o dopo qualche giorno, passate alla Fase attiva, la fase dell’azione, e ricordate che ci vogliono anche 15 contatti con l’alimento per farlo apprezzare e farlo diventare parte della propria alimentazione, quindi non arrendetevi ai primi no, ai primi rifiuti anzi rendetelo partecipe dell’utilizzo e funzione dell’alimento stesso.

Come renderlo partecipe?

In relazione all’età fatevi aiutare ad esempio e prendere la frutta, a pulire le verdure, a fare travasi, ad utilizzare utensili della cucina, in modo da permettergli di imparare a maneggiare gli alimenti e tutto ciò che li contorna.

COSA NON FARE?

Evitare assolutamente ricatti/ premi / consolazioni e le frasi tipiche: ” Mangia così dopo prendiamo il gelato”, ” Prova così dopo giochiamo” . Sono frasi diseducative e non fanno altro che instaurare un cattivo comportamento alimentare poiché questo viene associato ad una cosa spiacevole per ottenere poi la gratificazione. Deve essere tutt’altro il cibo deve essere apprezzato in quanto tale e non deve essere associato ad altre situazioni e contesti.

Nascondere o occultare il cibo che non conosce nelle preparazioni di suo gradimento, questo comporta due reazioni spiacevoli: in primo luogo con il tempo non apprezzerà nemmeno più gli alimenti di suo piacere poiché perderà la fiducia in chi gli propone e prepara il cibo.

Sicuramente alcuni alimenti, più evitati come le verdure, possono essere poco desiderati per via della loro consistenza morbida oppure per il loro sapore amarognolo, cosa fare? Ovviamente una crema di zucchine con un filo d’olio sarà più piacevole rispetto alle zucchine bollite, quindi curate il piatto, sia nel gusto che nella presentazione ma senza occultare gli alimenti.

– Altra cosa da evitare è evitare di proporre alternative, perché questo comporterà l’idea che “c’è qualcosa di migliore”, o meglio se mamma propone petto di pollo con la crema di zucchine e non gradisco il piatto, rifiutando o non gradendo, vedo il piatto di pasta e pesto capirò che il pollo non è gustoso ed è possibile ricevere un’alternativa più gustosa.

Questi ovviamente sono alcuni consigli generici , ogni bambino ha una sua storia e una sua motivazione e un suo tempo quando entra nel momento della neofobia, ed è pertanto necessario conoscere ogni singola tappa evolutiva fino a quel momento per comprendere cosa è accaduto! Ma niente paura, il bambino ha la sua sensazione di fame e sazietà e sicuramente non resterà digiuno !

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Il cambiamento delle abitudini alimentari


Quale è l’errore comune quando si intraprende un percorso nutrizionale?

Prima di iniziare ti ricordo che nella sezione Corsi online ed ebook puoi ottenere il video corso:  “L’approccio al percorso nutrizionale: motivazione, cambiamenti e consapevolezza”

Ritornando a noi l’errore comune è quello di pensare che sarà un attenzione all’alimentazione, alle scelte, alla riduzione delle quantità, alla privazione per un periodo limitato di tempo che generalmente coincide con il raggiungimento di un peso stabilito o di obiettivo salutistico.

E dopo ?

Qui si cade in errore ritornando a quelle che erano le abitudini alimentari iniziali che, se fino a quel momento si erano seguite delle indicazioni e ottenuti dei risultati, piano piano faranno capolino una dopo l’altra e piano piano rivedremo l’incremento di peso e la perdita anche dei benefici ottenuti.

Perché questo?


Se le abitudini iniziali, ci hanno portato in quella condizione mentre abitudini differenti hanno generato miglioramenti, viene da sé che le prime abitudini saranno da modificare a favore delle second

Come avviene questa modifica?


È necessario prendere in considerazione la ruota del cambiamento.
Una serie di passaggi che prevedono una graduale acquisizione di una consapevolezza alimentare nuova e una presa di coscienza di quelli che possono essere i pro e i contro dell’abitudine attuale verso quelli che possono essere i pro e i contro della nuova abitudine.

Cambiare non è semplice.
Cambiare è dispendioso, l’abitudine consolidata ci porta nella nostra comfort zone, non è necessario pensare, agire, riflettere, ma viene da sé, è automatica.
La nuova abitudine richiede al contrario impegno, costanza, riflessione, non è automatica ed è dispendiosa.

Ma in virtù del cambiamento verso cui siamo diretti, che sia una perdita di peso, che sia un miglioramento dello stato di salute, che sia un miglior rapporto e gestione del cibo, che sia un lavoro sul proprio corpo, 3 sono i fattori che possono guidarci e scandire al meglio ogni passo del nostro percorso:


1) La presa di coscienza dei pro e contro della situazione attuale vs quella desiderata
2) La capacità che pensiamo di avere, quando ci crediamo abili e quanta fiducia abbiamo in noi stessi
3) La leva motivazionale, la quale è come una piantina va sempre nutrita e coltivata nel tempo, e bisogna imparare a farlo.

Tutti questi argomenti verranno trattati nei prossimi articoli.

Contattami se vuoi ricevere ulteriori informazioni o hai dubbi e commenti in merito!

Non perdere i prossimi articoli!

Grazie per la lettura 🙂

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Gravidanza, peso e corpo: quale ruolo ricopre l’alimentazione?

Inizio l’articolo con una parentesi che forse vi farà ridere e riflettere: sono anni che lavoro con l’argomento “alimentazione in gravidanza” e ogni volta che devo trovare un’immagine vado in difficoltà, perchè? Perchè, e qui vi invito a cercare, ogni volta escono fuori solamente foto di donne con frutta e verdura, frutta e verdura, frutta e verdura, che a mio avviso, non rappresenta assolutamente il senso dell’alimentazione in gravidanza. Hai mai trovato una foto di una donna con pancione che mangia del salmone o delle noci o della pasta? Ecco se la trovi l’attendo con ansia 🙂

Questa volta però mi sono sono stupita, ho trovato questa foto con un avocado, chi è più attento ha notato che il simbolo del servizio “Cuore di mamma” è proprio un avocado, vi siete chieste il perchè?

Per tre motivi:

  1. L’avocado impiega esattamente 9 mesi per maturare e produrre frutti
  2. Perchè il nocciolo / seme interno ha rappresenta una mamma con il suo utero
  3. L’avocado contiente quantità di Vitamina D e omega-3 molti utili soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza.

Pertanto non potevo non scegliere questa foto!

Venendo all’argomento di oggi, molte volte in studio la richiesta principale di una donna in gravidanza è “voglio essere seguita per non prendere troppi chili in gravidanza“, poche volte o quasi mai la richiesta è stata “voglio prendermi cura della mia alimentazione durante la gravidanza per garantire una corretta crescita fetale”

L’incremento di peso in gravidanza è normale! E quell’incremento è dato in percentuali crescenti da: aumento del liquido extracellulare, aumento del volume plasmatico, peso del feto, incremento di massa grassa (il nostro corpo deve garantirsi una riserva energetica in caso di carestia o assenza di nutrienti”, tessuto mammario, utero, placenta e liquido amniotico.

Gran parte di questo peso al termine della gravidanza scompare, eccetto per il tessuto mammario che si protrae fino al termine dell’allattamento.

Per quanto riguarda l’incremento di massa grassa, questa va in relazione con la qualità alimentare, se durante i tre trimestri di gravidanza supportiamo correttamente i cambiamenti fisiologici del nostro corpo con le giuste scelte e combinazioni alimentari e i giusti nutrienti faremo una doppia conquista: l’incremento di massa grassa è attribuile al solo incremento fisiologico e garantiremo un corretto apporto e trasferimento di nutrienti al feto grazie alla placenta.

Un’alimentazione non controllata, sia qualitativamente che quantitativamente, inevitabilmente comporterà un incremento del peso corporeo, una malnutrizione fetale (ricordo che la malnutrizione è sia per eccesso che per difetto) con conseguenze sia materne che fetali, vedi diabete gestazionale, gestosi, alterazioni intestinali, contrazioni pre-termine, ecc. ecc.

Vi ricordo anche che nelle prime settimane di gestazione, tra l’8° e la 10° avviene il fetal programming, ovvero la programmazione fetale dove ogni singola cellula viene destinata al suo ruolo finale (cellula epatica, cellula renale, cellula cardiaca, cellule nervosa ecc) e alla sua funzionalità. Eventuali “insulti placentari” quali appunto malnutrizione per effetto o per difetto vengono “registrati” dal feto e si questi si porterà memoria anche in epoca adulta, instaurando una percentuale maggiore di predisposizione a determinate patologie.

Pertanto torna forte il senso della frase “bisogna mangiare due volte meglio” è proprio così, abbiamo un corpo madre in cambiamento e un corpo in formazione e in crescita, e tutti questi processi sono dettati e gestiti dai nutrienti (carboidrati, omega3, fibre, vitamine B, C, D, E, A, ferro, magnesio, iodio, selenio, amminoacidi ecc), risulta pertanto fondamentale garantirsi e assicurarsi un corretto apporto di tutto ciò.

Nella sezione “Cuore di mamma – Nutrirsi insieme i primi mille giorni”Alimentazione in gravidanza e allattamento, potrai trovare informazioni maggiori sui servizi dedicati di consulenza personalizzata in gravidanza o allattamento e sui corsi di gruppo (online o in presenza) per approfondire al meglio tutte le tematiche relative all’alimentazione in gravidanza.

Resto a disposizione per eventuali commenti o domande.

Grazie per la lettura

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

L’approccio al percorso nutrizionale: motivazione, cambiamenti e consapevolezza

Quante volte abbiamo deciso di intraprendere un percorso nutrizionale, la dieta, è arrivato anche il fatidico lunedì ma poi abbiamo perso le redini per strada? Cosa è successo?

Sarebbero tanti i punti di partenza, parto dalle definizioni, percorso nutrizionale o dieta dovrebbero avere lo stesso significato, poichè dieta significa “stile di vita” e ognuno di noi può seguire la sua dieta, inteso come avere il suo stile di vita e, ognuno di noi allo stesso modo, può decidere di cambiare questa dieta o il proprio stile di vita, che è quello avviene in un percorso nutrizionale.

Ma perchè percorso?

Perchè se la dieta iniziata anni fa avesse funzionato e oggi ti ritroveresti a seguirla ancora, inteso come nuovo stile di vita, differente da quella di anni fa, non staresti qui a leggere l’articolo.

La dieta iniziata anni fa non ha funzionato perchè quel lunedì comportava l’inizio di un cambiamento, cambiamento delle abitudini, della gestione settimanale, dell’integrazione con il resto della famiglia, della riorganizzazione della spesa e tutti questi cambiamenti rientrano in un percorso come un puzzle, dove è necessario analizzare ogni singolo pezzo e farlo andare al posto giusto.

Questi cambiamenti richiedono una motivazione, la quale va costantemente alimentata, giorno dopo giorno. Ogni singolo pezzo del puzzle, o del percorso, va internalizzato, va compreso, se c’è un pezzo che proprio non riesco ad inserire, devo capirne il perchè, devo valutare quale difficoltà mi genera e il tutto mi richiede tempo, impegno, costanza e forza di volontà, uniti alla costante fiammella della motivazione da alimentare quotidianamente.

Tutto questo permette giorno dopo giorno di modulare diversamente il proprio approccio alle abitudini alimentari, alla gestione in famiglia, alle gestione della spesa, tali da diventare parte integrante della quotidianità.

Se vuoi approfondire questi argomenti o avere dei suggerimenti puoi seguire il video corso online dedicato: “Approccio al percorso nutrizionale: motivazione e cambiamento delle abitudini alimentari” che trovi nella sezione corsi online ed eBook, scorrendo fino al video corso da te desiderato.

Se hai gradito questo articolo o pensi che l’argomento posso essere di interesse puoi condividerlo con i tuoi amici !

Buon proseguimento di navigazione

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Cosa sono i primi mille giorni?

I primi mille giorni rappresentano un insieme di tappe evolutive di sviluppo, scoperte e nuove conoscenze per il bambino ma anche per la mamma che si ritrova a viverle insieme.

Il servizio di nutrizione ed educazione alimentare ” Cuore di Mamma – Nutrirsi insieme i primi giorni giorni” ha proprio l’obiettivo di guidare passo dopo passo le mamme, le future mamme e i genitori alla scoperta di cosa accade in queste tappe evolutive, di come farsi trovare pronti e di come poter essere aiutati nel compito di offrire ai propri bambini un’alimentazione sana e bilanciata.

“E’ più semplice costruire un bambino forte, che riparare un uomo rotto”

Questa è stata la frase che mi ha aperto un mondo, ed è anche la genesi e il perchè del servizio: la prevenzione.

I primi mille giorni infatti coprono un’ampia finestra temporale che va dalla gravidanza (in parte anche dal periodo pre-concezionale) passando per l’allattamento, lo svezzamento e infine arriva ai 2 anni e mezzo del bambino in cui è importante aver posto in famiglia le basi dell’educazione alimentare.

Dal 1° giorno di concepimento e giorno dopo giorno viene scritto il nostro futuro. Si comincia dal fetal programming, ovvero dalla programmazione fetale che avviene tra l’8° e la 10° settimana e stabilisce il destino e la funzionalità di ogni cellula del nuovo organismo in formazione: come funzionerà ogni organo, quali saranno le predisposizioni a patologie, quali saranno i benefici che ne trae, come si crea il gusto per gli alimenti ed è per questo che lo stile di vita e quindi l’alimentazione della mamma giocano un ruolo cruciale, ma anche lo stato emotivo della mamma è in grado di modulare la genetica e quindi il fetal programming del nascituro.

Lo svezzamento è la tappa che più mette in crisi, più difficile, più paurosa, è la tappa dove ogni genitore vorrebbe una guida, un elenco, un controllo, ma il senso dello svezzamento è LA SCOPERTA, la scoperta di nuovi alimenti, consistenze, gusti, sapori, azioni, coordinazione e così come il nostro bambino scopre la palla, il cane e impara a camminare in maniera attiva, così dovrebbe essere anche lo svezzamento, una scoperta attiva e graduale di consistenze, gusti e sapori tali da generare un comportamento alimentare sano e funzionale.

Sarà normale, e fa parte del gioco, in questa fase il rifiuto, le giornate difficili, i capricci l’assenza di tempo, così come sarà normale avere necessità di indicazioni su quando è preferibile iniziare, come, con quali alimenti, in che consistenze, come proporre un piatto ecc.

Segue la scelta e l’introduzione graduale di alimenti comuni al fine di mangiare tutti insieme a tavola, scelta che può essere effettuata in maniera consapevole avendo ogni singolo genitore una solida base di sana alimentazione:

“è meglio il fruttolo o lo yogurt greco?”

“quanto e come posso dare il fritto al mio bambino di 2 anni?”

” lo yogurt freddo farà male al mio bambino? devo lasciarlo a T° ambiente?

“mio figlio rifiuta tutte le verdure”

Potrei continuare all’infinito con le domande, le paure e la ricerca di una soluzione, ma ogni cosa va contestualizzata all’età, alla tipologia di alimentazione condotta e all’educazione in famiglia, a tale scopo infatti il servizio “Cuore di mamma” prevede proprio di insegnare ad ogni genitore in questa tappa come elaborare un menu settimanale adatto per tutta la famiglia.

Questo è solo l’inizio, avremo modo di approfondire ogni argomento nel dettaglio e in più ne parleremo insieme nel prossimo webinar in programma per venerdo 30 | 17:30 :

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Ti aspetto e alla prossima settimana!

a cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello

Mamma, sai quanto è grande il mio stomaco?

Quante volte all’inizio dello svezzamento hai pensato che il tuo bambino non mangiasse a sufficienza? Sicuramente tante volte!

Ma ti sei mai chiesta quanto grande fosse la capacità dello stomaco?

All’età di sei mesi, che coincide pressappoco con l’inizio dello svezzamento, lo stomaco dei bambini e grande circa quanto un kiwi con una capienza di 150ml, crescendo di mese in mese, arriva al 12° mese grande quanto una mela con capienza di 250ml.

E’ quindi importante avere a mente queste dimensioni per avere un riferimento su quanto deve mangiare il bambino e non cadere nella paura che il bambino abbia mangiato poco o niente. Un biberon di 150 ml ha già riempito la capita massima è inutile continuare ad insistere, questo influirà negativamente sulla sua capacità di autoregolazione, meccanismo fondamentale da rispettare in questa prima fase di approccio al cibo per evitare problematiche alimentari negli anni successivi.

Un’altro attenzione è sicuramente l’apporto di fibra, le quali in generale tendono a dare volume nello stomaco e quindi sazietà, meglio occupare quel piccolo volume con alimenti nutrienti come pasta, pane, carne, pesce ecc piuttosto che con eccesso di verdure.

Per avere sicurezza che il bambino mangi correttamente e assuma tutti i suoi fabbisogni puoi valutare i pannolini bagnati, le evacuazioni, se è calmo o agitato ma ricordate sempre che se un bambino ha fame, troverà il modo di farcelo capire.

Ricorda queste semplici attenzioni per evitare di cadere in trappole comuni:

Sii paziente: aspetta i giusti segnali per iniziare lo svezzamento e comprendere tempi, alimenti e quantità di latte da utilizzare

Il latte resta il nutriente principale: non pensare che all’inizio dello svezzamento il latte è da eliminare , piuttosto aggiungi altri alimenti solidi per complementare nuovi nutrienti

Introduci gradualmente cibo: quando inserisci nuovi alimenti osserva il bambino, i suoi gusti e le sue reazioni.

Ascolta il bambino: rispetta i segnali di fame e sazietà e non forzarlo!

Ecco, non forzate i vostri bambini a mangiare, contro lo loro volontà, non attuate ricatti, paragoni, ma abbiate il desiderio di conoscere e imparare cosa è giusto e cosa è sbagliato in tema di educazione alimentare e da qui imparare a fidarvi del vostro bambino, lui sa quando ha fame e soprattutto rispettare i suoi tempi in questa nuova tappa di conoscenza verso il mondo alimentare.

A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello