
Quando un bambino smette di mangiare, mangia meno o rifiuta cibi che fino al giorno prima accettava senza problemi, nella maggior parte dei genitori si attiva un campanello d’allarme.
L’alimentazione è uno dei bisogni primari che mamma e papà imparano a riconoscere, fin dai primi giorni di vita. Perché nutrire equivale a crescere, a proteggere, a prendersi cura. Proprio per questo motivo, qualsiasi difficoltà legata al cibo, anche se transitoria, viene percepita dal genitore come preoccupazione.
Anche tu, mamma o papà che stai leggendo, ti sarai trovato a porti una di queste domande:
• ‘’Perché non vuole più mangiare come prima?’’
• ‘’Lo sto viziando?’’
• ‘’È colpa mia?’’
• ‘’Sarà grave?’’
La verità è che il rapporto del bambino con il cibo non è lineare, non è semplicemente l’introduzione di calorie, ma è il risultato di un insieme complesso di fattori:
▫ Lo sviluppo della motricità orale
▫ La maturazione neurologica
▫ La regolazione interna della fame
▫ La gestione delle emozioni
▫ La relazione con il genitore
▫ Il modo in cui il cibo viene proposto
Tutti questi aspetti cambiano costantemente nei primi anni, il bambino attraversa fasi di crescita rapide seguite da momenti di rallentamento fisiologico; periodi in cui l’esplorazione del modo è prioritaria rispetto al magiare; momenti di forte richiesta di autonomia e fasi in cui emergono paure e difficoltà.
RICORDA: un bambino che mangia meno non è automaticamente un bambino che ‘’sta male’’ e allo stesso tempo, non tutte le difficoltà sono ‘’capricci’’ o fasi da ignorare.
Per aiutarti davvero ad interpretare ciò che sta accadendo, vediamo insieme cosa è fisiologico aspettarsi nelle diverse età e perché il rapporto con il cibo può cambiare così tanto.
Fase 6-12 mesi: INIZIO DELLO SVEZZAMENTO
Tra i 6 e i 12 mesi il bambino passa da un’alimentazione esclusivamente a base di latte ad un’alimentazione sempre più varia. Questa fase è molto delicata poiché avvengono cambiamenti importanti come:
▫ Il bambino inizia ad autoregolarsi; mangia di più in alcuni giorni, meno in altri
▫ Inizia a sviluppare nuove capacità, come masticare, deglutire nuove consistenze, coordinare lingua e mascelle
▫ Inizia a capire che intorno a lui c’è un mondo interessante e di conseguenza il cibo passa in secondo piano
▫ Si prepara ai primi dentini e le gengive gonfie e indolenzite possono ridurre l’appetito
▫ Dopo i primi 4-6 mesi di rapida crescita, il fabbisogno calorico si stabilizza.
In questa fase è importante non forzare mai il bambino, bisogna proporre un cibo rifiutato nei giorni successivi senza però insistere; l’obiettivo, ora, non deve essere quanto mangia, ma la varietà e la qualità di quello che gli viene proposto. All’inizio è importante creare una routine: stessa postazione dove si fa la pappa, stessi orari e soprattutto pochi stimoli. Infatti, evitare la presenza di tv/tablet aiutano il bambino a concentrarsi sul cibo e a sviluppare la percezione di fame-sazietà.
Ci sono, però, pochi casi in cui il rifiuto del bambino in questa fase deve essere attenzionato consultando uno specialista:
– Blocchi persistenti con rigetto di cibo per oltre 2 settimane
– Incapacità di gestire le consistenze
– Pianto inconsolabile ai pasti
– Scarso accrescimento peso/altezza
– Vomito o diarrea ripetuto associato ai pasti.
Fase 12-24 mesi: IL BAMBINO DIVENTA ‘’SELETTIVO’’
Questa qui è sicuramente la fase più frequente in cui i genitori dicono: ‘’Mio figlio non mangia più nulla’’!
Questi mesi sono caratterizzati da:
▫ Calo naturale dell’appetito, poiché la crescita si riduce
▫ Inizia a presentarsi la neofobia alimentare, processo fisiologico di rifiutare nuovi cibi
▫ Impara a dire no per affermare la propria volontà
▫ Inizia a svilupparsi il gusto e con questo anche la preferenza verso alcuni cibi piuttosto che altri
▫ Saltare un pasto, se occasionalmente, non è un problema poiché i bambini hanno la capacità di compensare quello di cui hanno bisogno nei pasti successivi.
Il ruolo del genitore, in questa fase, è fondamentale: è lui a stabilire che cosa, dove e quando si mangia, mentre il bambino decide se mangiare e quanto. I più piccoli imparano soprattutto per imitazione, quindi è importante creare momenti in famiglia in cui si mangia insieme, dando un buon esempio.
Evita i ricatti o le pressioni: portano il bambino a classificare gli alimenti come “buoni” o “cattivi” e peggiorano il rapporto con il cibo. Se il bambino rifiuta ciò che è stato preparato, non offrire alternative, snack o latte: è normale che a questa età servano numerose esposizioni (anche 10-15 volte) prima che un alimento venga accettato.
Anche in questa fase, però, ci sono dei segnali che devono portarti a chiedere l’intervento di un professionista:
– Rifiuta la maggior parte dei cibi solidi
– Mangia meno di 5-10 alimenti in totale
– Mostra forte ansia al momento del pasto
– Cresce poco o perde peso
– Presenta difficoltà di masticazione o deglutizione
Dai 24 mesi in poi: CAPRICCI, AUTONOMIE E… VERE DIFFICOLTA’
Eccoci all’ultima fase, dopo i due anni entrano in gioco molti più fattori: cognitivi, emotivi, sociali.
Quello che può succedere qui è:
▫ La fase della neofobia dura di più, arrivando anche ai 5-6 anni
▫ C’è una maggiore sensibilità alle consistenze e questo può portare alcuni bimbi a rifiutare specifici cibi
▫ Vogliono avere maggiore controllo e il cibo diventa un momento di confronto
▫ Possono prendere piede abitudini sbagliate come mangiare in giro per casa, davanti alla tv o ad orari improbabili
▫ Iniziano a presentarsi le emozioni e il cibo diventa regolatore emotivo o campo di battaglia
Niente paura mamma e papà, basta anche qui affrontare tutto con calma e serenità: stabilite una routine; coinvolgete i vostri bimbi nella scelta del menù e nelle preparazioni dei piatti; iniziate a fargli capire che si può mangiare tutto, ma ci sono delle regole per alcuni alimenti; accogliete il rifiuto di un pasto chiedendo come mai e senza trasformarlo in un conflitto.
In questa fase, invece, i segnali ai quali dovete porre attenzione sono:
– Selettività grave e nutrizionalmente rischiosa
– Disturbi della masticazione o disfagia
– Problemi gastrointestinali
– Estremo disagio ai pasti
– Comportamenti ossessivi legati al cibo.
Il rapporto tra bambini e cibo è un percorso fatto di scoperte, rifiuti, cambiamenti e nuove abitudini. Non è una prova da superare, né per il bambino né per il genitore.
Il compito del genitore non è convincerlo a mangiare, ma creare le condizioni affinché lui possa farlo: tutto questo periodo serve al bambino per imparare ad ascoltare il proprio corpo e a costruire un legame sano con il cibo.
Un rifiuto può essere semplicemente un passaggio naturale della crescita e riconoscerlo evita conflitti inutili. Se, invece, qualcosa preoccupa davvero chiedere supporto è un gesto di cura, non di fallimento.
Per approfondire questi argomenti e raccontare la tua esperienza ti aspettiamo nella diretta di Lunedì 15 alle ore 13:30. Attiva il reminder
A cura di dott.ssa Mariaconcetta Cariello – Biologa Nutrizionista in collaborazione con dott.ssa Sara Falcone – Biologa Nutrizionista
