ADHD: quando il comportamento racconta un bisogno

Uno sguardo alla pedagogia

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta con difficoltà nel mantenere l’attenzione, impulsività e iperattività, e viene solitamente diagnosticato in età scolare. Dal punto di vista pedagogico, è fondamentale superare l’etichetta e accogliere il comportamento del bambino come espressione di un bisogno.

Non si tratta semplicemente di “bambini vivaci” o “che non ascoltano”, ma di piccoli individui che vivono una fatica concreta nel regolare le proprie emozioni e le proprie risposte all’ambiente. È importante creare spazi educativi strutturati, ma anche relazioni rassicuranti, in cui il bambino possa sentirsi accolto, compreso e sostenuto nel suo percorso evolutivo.

Aspetti emotivi da considerare

Bambini con ADHD possono sperimentare spesso frustrazione, senso di inadeguatezza e rifiuto, specie in contesti scolastici o sociali. Spesso ricevono correzioni continue, che alimentano la loro insicurezza e un’immagine di sé negativa.

Per questo, il sostegno emotivo da parte della famiglia e dei professionisti è cruciale: non si tratta di “correggere”, ma di accompagnare il bambino, valorizzando i suoi punti di forza e offrendo strumenti di regolazione emotiva.

L’importanza dell’alimentazione nei bambini con ADHD

Anche se l’alimentazione non cura l’ADHD, numerosi studi hanno evidenziato come la dieta possa influenzare i sintomi, regolazione dell’umore, l’energia e la capacità di attenzione. Ecco alcuni aspetti chiave:

1. Regolarità dei pasti e indice glicemico: I bambini con ADHD possono essere sensibili agli sbalzi glicemici. Una dieta ricca di zuccheri semplici può causare picchi e cali di energia e attenzione. È utile mantenere pasti e spuntini regolari, prediligendo alimenti a basso indice glicemico (cereali integrali, legumi, frutta fresca…).

2. Integrazione di nutrienti chiave: Studi (Millichap et al., 2012; Pelsser et al., 2011) mostrano che alcuni nutrienti sono spesso carenti nei bambini con ADHD:

Omega-3 (EPA e DHA): migliorano la funzione cerebrale e la regolazione dell’umore. Lo trovi in: pesce azzurro, semi di lino, integratori certificati.  

Ferro e zinco: coinvolti nella trasmissione dopaminergica, possono modulare i sintomi.  

Magnesio e vitamina B6: utili nella gestione dell’irritabilità e dell’impulsività.  

3. Diete di eliminazione o alimentazione “pulita”? : Alcuni studi hanno sperimentato diete di eliminazione per rilevare sensibilità individuali a determinati alimenti o additivi (coloranti, conservanti). Tuttavia, queste restrizioni vanno sempre personalizzate e mai improvvisate. In generale, è preferibile un’alimentazione naturale, equilibrata e varia, ricca di cibi freschi e povera di ultra-processati.

4. La relazione col cibo come strumento educativo

Il momento del pasto è anche un tempo educativo e relazionale. Evitare rigidità eccessive, creare rituali sereni, coinvolgere il bambino nella preparazione dei pasti può rafforzare il senso di sicurezza e contenimento.  

ADHD non è un’etichetta ma una chiave di lettura: per comprenderlo è necessario un approccio integrato che tenga conto del bambino nella sua interezza

– La pedagogia aiuta a leggere i comportamenti come segnali.

L’educazione emotiva accoglie la fatica e costruisce fiducia.  

– La nutrizione sostiene il corpo e la mente nel lungo termine.

È solo dalla sinergia tra queste competenze che nasce un vero percorso di supporto.

Dott.ssa Mariaconcetta Cariello – Biologa Nutrizionista

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